Sexton: è guerra con le WSOP
Il popolare campione statunitense si scaglia contro gli organizzatori delle World Series: "Vogliono distruggere un mito!". Scopri le ragioni del vecchio Mike nella Newsbox di oggi.
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Oggi è il 10 marzo, San Drottoveo. Se vi chiamate così, condoglianz... ehm auguri. Nel 1302 Dante Alighieri veniva esiliato da Firenze e nel 1977 scoprivano i satelliti di Urano. Le due cose devono per forza avere un nesso, ma non è facile trovarlo...
10 marzo 2030: la community italiana di PokerStrategy.com elegge traxxer coach ad honorem. Durante il primo coaching lui limpa gli assi in un multiway preflop da bottone. Verrà rilasciato con gli altri ostaggi durante il periodo natalizio.
92niko. Ultimo coach in ordine cronologico nella nostra community, tutti pensano sia anche il più giovane grazie alla sua trovata di far colorare e svecchiare le sue antiche foto in bianco e nero. Compie infatti oggi ben 123 anni.
Mike vs WSOP

Se qualcuno parla male delle World Series la notizia non esiste: il campionato del mondo di poker è talmente celebre da attirare per forza qualche antipatia.
Ma se a farlo è un mito come Mike Sexton, allora la cosa cambia. Il popolare campione statunitense (iscritto nella Hall Of Fame del poker), nonché uno dei più grandi amici di Stu Ungar quando era in vita, ha definito ridicole alcune delle nuove trovate del brand, tanto da dare il suo particolare giudizio sul fatto che qualcuno stia tentando di uccidere il mito stesso delle WSOP.
Il November Nine, ad esempio. "È assolutamente impensabile fermare un torneo per così tanto tempo, dando così ai giocatori la possibilità di farsi allenare. Chi era in forma viene penalizzato, consentendo a tutti ben quattro mesi di riposo e falsando così il gioco. Inoltre si obbliga il giocatore che magari è approdato con 2 o 3 BB a sobbarcarsi un viaggio - magari dal Sudafrica o dall'Australia - giusto per disputare un paio di mani. E infine, sarà brutto dirlo, ma cosa succederebbe se uno dei giocatori morisse durante quei quattro mesi?".
Secondo il vecchio Mike, insomma, tutti gli orpelli aggiunti negli ultimi anni per spettacolarizzare i campionati mondiali e sdoganarli commercialmente possiedono più svantaggi che vantaggi. Non ultimo il fatto di sminuire il valore di un braccialetto, per esempio organizzando eventi altrove quando il cuore delle WSOP è sempre stato Las Vegas.
"Non ce l'ho con le World Series. Amo le WSOP. Ed è proprio per questo che sono preoccupato", ha chiosato Sexton. Vecchio borbottone oppure saggio conoscitore del poker?
Pillole al gusto di poker
Mike quiz. In quale specialità Mike Sexton ha guadagnato l'unico braccialetto WSOP vinto in carriera?
- A) No-Limit Hold'em
- B) 7-Card Stud
- C) Fixed-Limit Hold'em
- D) Pot-Limit Omaha
- E) Salto della quaglia con un orologio guasto
Vincitore dell'ultimo quiz è invece ancora uno scatenato d1r7y5p0ng3, che si aggiudica il premio in palio: una mortadella volante non identificata.
E ieri...
Abbiamo svelato qual è la parte del corpo che fornisce più tell agli avversari. La testa? Gli occhi? No...



Ci ha pensato a lungo, addirittura quattro anni, ma alla fine l'Irlanda istituirà l'online gaming tax. Una mossa che rischia di far guadagnare al governo almeno €25.000.000 annui. Il nuovo piano, mandato dal Ministro delle Finanze Michael Noonan al vaglio del Presidente, prevede l'1% dell'imposta sulle scommesse effettuate online o per telefono e dovrebbe essere attivo già per i mesi estivi del 2015. Secondo alcune stime di Paddy Power, il più grande operatore di scommesse in Irlanda, solo nel 2014 una manovra del genere sarebbe costata 8 milioni di euro sul loro utile netto di 167 milioni. Sossoldi!
Non dev'essere bellissimo a 23 anni avere già guai così gravi con la giustizia. Darren Phua, figlio di Paul, alla fine ha scelto di dichiararsi colpevole e patteggiare 5 anni di libertà vigilata (e il pagamento di una multa di $225.000), pur di poter tornare a riabbracciare la madre e gli amici in Malesia. Lo ha rivelato il Las Vegas Journal, che fa anche notare come tutt'oggi Paul Phua resti il solo a non aver dichiarato la propria colpevolezza. Un duro!
