Un ladro di nome Ivey
La clamorosa tesi difensiva del casinò Crockfords di Londra dopo la denuncia di Phil per 8 milioni di sterline. L'americano avrebbe barato al tavolo da baccarat!
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| Ma ve lo immaginate veramente...? |
Ve l'avevamo detto, che ne avremmo viste delle belle, anche se obiettivamente non pensavamo che sarebbe accaduto così presto. Nemmeno una settimana fa Phil Ivey depositava presso la High Court di Londra una denuncia milionaria contro il casinò londinese di Mayfair per il mancato pagamento di una vincita colossale. E dopo soli cinque giorni la stessa casa da gioco rende nota, tramite le pagine del Daily Mail, la propria incredibile tesi difensiva.
Ve lo diciamo subito: si tratta di un copione che difficilmente risulterebbe credibile in una trama hollywoodiana. Eppure è tutto vero. O meglio: il Crockfords sostiene che lo sia. Ma procediamo con ordine, in modo da spiegare per filo e per segno di cosa è realmente accusato il grande campione statunitense.
Storie da cinema
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| Un particolare della locandina |
Un vecchio film del 1966 con Warren Beatty, dal titolo "Kaleidoscope", raccontava dell'audace truffa di un giocatore, il quale aveva avuto l'idea di taroccare i mazzi di carte direttamente in sede di fabbricazione e in questo modo di riconoscerli tramite l'apparentemente anonimo disegno del dorso. Phil Ivey è accusato di qualcosa di molto simile.
Inizialmente, infatti, l'americano va sotto di qualche centinaio di migliaia di sterline e sembra destinato a una serataccia. Poi, però, stando a quanto raccontano i gestori del casinò, appare magicamente una giovane donna asiatica dal passato burrascoso (sarebbe già bannata da vari casinò per la sua propensione a sbancarli) e il comportamento di Phil Ivey comincia a farsi strano e vincente.
Sempre secondo il Daily Mail, Ivey (o più probabilmente la sua amica) avrebbe iniziato a chiedere di ruotare le carte di 180 gradi, motivando la suddetta richiesta con la frase "sono maledettamente superstizioso". In questo modo, quantomeno a sentire questa incredibile tesi, il Tiger Woods del poker avrebbe potuto riconoscere le carte sul tavolo grazie alle sottilissime imperfezioni del dorso. Inoltre Phil avrebbe implorato di non distruggere quel mazzo di carte dopo ogni sessione (come ogni casinò fa per prassi), dichiarando: "mi porta fortuna" (e alla faccia della fortuna!).
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| La spiegazione della tesi riportata sul Daily Mail, in sei punti cardine |
La scalata alle leggi matematiche
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| Vabbè, queste le sgamava anche un cieco... |
Ivey, quindi, comincia a vincere. E vince veramente tanto. Troppo, per le elementari leggi della statistica e chiaramente anche per i gestori del casinò, i quali tentano in tutti i modi di spiegarsi l'accaduto. Dato, però, che il Punto Banco è un gioco in cui barare è praticamente impossibile (in quanto i giocatori non hanno in mano le carte), è necessario ricorrere a qualcosa di più ardito della semplice prestidigitazione.
Il Crockfords, gestito dal gruppo Genting, sostiene che Phil Ivey sarebbe stato in grado per tutta la sera di riconoscere gli 8 e i 9, e forse anche i 6 e i 7, traendo così un vantaggio enorme. Noi non crediamo che uno come Ivey possa prestarsi di proposito a truffe del genere, per cui la tesi del casinò ci sembra deboluccia. Ma è giusto anche ricordare come il deck-reading non sia una pratica così fantasiosa. Willy Allison, uno dei più grandi specialisti in materia di sorveglianza casinò, già nel novembre 2011 tentò di mettere in guardia l'industria del gioco dall'impressionante quantità di mazzi di carte dalle riconoscibili imperfezioni.
Ma se proprio proprio...?
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| Bimbooo... lèvati quei cosi! |
Ora la parola passa nuovamente a Ivey, o forse direttamente ai giudici. Noi, nel frattempo, non possiamo fare a meno di cogliere alcuni punti di difficile interpretazione. La tesi del Crockfords, per esempio: se anche fosse tutto vero, come può essere dimostrabile? E se pure gli investigatori ingaggiati dal gruppo Genting riuscissero a dimostrarla, è giusto che un casinò neghi un pagamento dovuto trincerandosi dietro quello che in fondo è a tutti gli effetti un proprio errore?
Perché di errori, il casinò, ne avrebbe fatti a raffica. Primo fra tutti l'uso di mazzi di scarsa qualità, e non ultima la passività del dealer che avrebbe acconsentito a tutte le strane richieste di Phil Ivey ruotando carte coperte già posizionate sul tavolo e utilizzando fino al logoramento lo stesso set plastificato.
Insomma: è difficile che sia tutto vero, ma anche se lo fosse i tell forniti dal Crockfords sono stati terribili. Se un pokerista al quale avete sottratto una consistente somma al tavolo live dichiarasse di non volervi pagare accusandovi d'aver truffaldinamente letto le carte sui suoi stupidissimi occhiali da sole a specchio, voi come vi porreste?
by n10juan




