Variabilità e tratti della personalità
Il concetto di variabilità è supportato da diverse teorie. Una delle più interessanti è senza dubbio la "teoria dei tratti"...
Un buon giocatore di poker oltre ad essere imprevedibile deve anche avere
self control è infatti una delle caratteristiche più importanti per
dominare la situazione senza farsi prendere dall'emotività del momento.
Si è inoltre sentito parlare, in alcuni articoli inerenti al poker,
anche del concetto di "variabilità". Questo termine viene sempre più
spesso usato per definire una serie di caratteristiche che interessano
non solo il giocatore ma anche il contesto in cui egli si trova.
Il concetto di variabilità è supportato da diverse teorie. Una delle
più interessanti è senza dubbio la "teoria dei tratti" che esamina la
psicologia dell'individuo e i modelli di orientamento esistenti.
Secondo tali studi la reazione dell'individuo al contesto in cui egli
si trova deriva da caratteristiche personali sufficientemente stabili
che regolano i meccanismi di reazione agli eventi.
Un'altra considerazione teorica degna di interesse si lega invece al
concetto di "risposta a stimoli". In questo caso è il contesto che
stimola l'individuo dandogli degli input. Il principio base che regola
le reazioni personali diventa così quello della predisposizione,
fattore fondamentale che diversifica e contraddistingue la personalità
di ognuno.
In realtà, le teorie dei tratti, e con loro la ricerca esclusiva di
caratteristiche individuali stabili, acontestuali, hanno subito delle
critiche da diversi autori. Questi ultimi, infatti, sottolineano che
l'assunzione di caratteristiche stabili, quali aspetti peculiari e
fondamentali della personalità di ciascuno, hanno uno stretto legame
con il contesto. A tal proposito apriamo una piccola parentesi
soffermandoci su una curiosità. Il più antico precursore dello studio
della personalità fu Ippocrate,
che, in un'ottica di considerazione dell'uomo come con lo stesso grado
di differenziazione di un microcosmo, definì quattro tipologie di
personalità, in base all'umore di base presente nel corpo: il
melanconico, il collerico, il flemmatico ed il sanguigno.
Un altro autore fondamentale nello studio dei tratti di personalità è
Raymond Cattell. Cattell sviluppò un approccio di studio alla
personalità di tipo nomotetico. Attraverso la tecnica statistica
dell'analisi fattoriale, identificò 16 tratti di personalità bipolari,
attraverso cui confrontare, mediante un questionario standardizzato
chiamato 16PF , le risposte date dal valutato, per poi categorizzarlo
sul modello base che ha dato forma al questionario stesso.
I "tratti" possono essere definiti come tendenze ad agire in un
certo modo a prescindere dal contesto e, a prescindere dal contesto,
significa anche non considerare i motivi di un determinato tipo di
atteggiamento. In sostanza il punto chiave è che ognuno di noi ha delle
caratteristiche comportamentali che lo distinguono dagli altri,
indipendentemente dall'ambiente che ci circonda.
Secondo quest'ottica, dunque, i motivi sono riassunti entro le stabili
tendenze ad agire, sostanzialmente entro il "chi si è" e non vengono
riferiti a cosa sta accadendo, a "cosa si fa". Ciò che accade è in
sostanza la creazione di una sorta di pretesto che porta l'individuo a
scegliere di fare determinate cose anziché altre proprio perché è fatto
in uno specifico modo, ben definito, prevedibile ed acontestuale. La
dimensione di obiettivo, come motivazione e orientamento del
comportamento, diviene dunque estranea e secondaria rispetto a questa
concezione.
Sulla base di tali riflessioni e criticità, l'interesse si è spostato
su posizioni diverse da queste teorie. A prescindere dal contesto e
dalle peculiarità comportamentali del singolo individuo, il centro
dell'attenzione si è rivolto attualmente, e con maggiore interesse,
sulla relazione persona-contesto.
Questa nuova ottica permette di porre attenzione agli scopi ed ai
compiti, a ciò che le persone si propongono di fare. Ci permette di
pensare a come le persone adattano il proprio comportamento alle varie
richieste situazionali, con la loro capacità di autoregolazione. Con l'introduzione di questo cambiamento di "vedute"
e considerando, dunque, persone che hanno scopi e compiti, si introduce
la variabilità del rapporto con l'ambiente come argomento che riguarda
anche il breve arco della vita umana, passando, così, dai tratti agli
obiettivi.
A tutto ciò è necessario aggiungere l'essenza della dimensione
emozionale, inconscia, senza la quale viene a mancare quella fonte di
variabilità interna che permette di capire l'interazione tra il mondo
interiore dell'individuo e la variabilità ambientale esterna. Tutto
questo si evidenzia in qualsiasi momento della vita quotidiana e ci
rimanda, parallelamente, alla relazione che si stabilisce tra il
giocatore di poker (individuo), i suoi avversari (altri individui con
caratteristiche diverse) e la sala da poker (contesto). La
consapevolezza della propria diversità (e cioè dell'essere un individuo
unico con le proprie peculiarità), si unisce alla personale capacità di
entrare in relazione e gestire la stessa con gli altri all'interno di
un contesto più ampio. Questa consapevolezza permette di acquisire,
sviluppare e "sfruttare" maggiormente le proprie competenze, le proprie
potenzialità e le proprie risorse che vengono in tal modo utilizzate al
meglio per il raggiungimento dei propri obiettivi.