Aggiornato il 13 Mar 26 da

Preflop: mani di partenza, equity e difesa dei blind

1. Introduzione

In questo articolo

  • Equity e out svalutati
  • Equity e ORC (Open Raising Chart)
  • Implicazioni in situazioni miste

Questo articolo vi offre una visione in parte generale, in parte approfondita, sulla tematica equity o meglio sul calcolo delle probabilità di vittoria. Consigliamo di leggere più volte questo articolo fino ad una completa comprensione.

Questo articolo presuppone che che siate molto sicuri nel gioco postflop. Altrimenti non avrebbe senso ritagliarsi un vantaggio in situazioni di gioco preflop se poi nelle situazioni postflop perdiamo a causa di errori di gioco.

Non lasciatevi ingannare se l'articolo riporta concetti e riflessioni apparentemente triviali e comuni. Le difficoltà consistono nel far coesistere le singole componenti e applicarle correttamente. Raramente ci sono soluzioni esatte.

Per non addentrarci troppo nella teoria, cercheremo di illustrarvi concetti e strategie sulla base di esempi che poi verranno generalizzati.

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Charts Full Ring

Charts Shorthanded

La Open Raising Chart in file PDF

PokerStrategy.com Equilator

2. Modified Outs

Dato che il poker è un gioco con informazioni incomplete, (quasi) tutto è una questione di probabilità. Il gioco può essere visto anche come il tentativo di essere padrone di queste probabilità. Prima di vedere più da vicino il concetto fondamentale di equity, con l'ausilio del quale possiamo descrivere in maniera più approfondita la probabilità di vittoria di una mano, volgiamo brevemente lo sguardo alla sezione bronzo per mostrare l'importanza di avere sotto controllo le probabilità di vittoria sin dall'inizio della propria carriera di poker, anche se solo in maniera intuitiva.

Nell'articolo 'Outs und Odds' è stato introdotto il concetto di Modified (Discounted) Outs. Come mostreremo, il concetto di equity ne è strettamente correlato. I modified outs sono stati presentati come outs "corretti", ovvero gli outs con i quali costituiremmo effettivamente la mano migliore. Se ad es. abbiamo uno straightdraw con 8 outs e sul flop ci sono due carte di fiori, non avremo gli 8 outs completi perché ci sono sempre casi nei quali un giocatore ha un flushdraw di fiori. Nel caso peggiore abbiamo 6 outs in questo caso specifico.

Questo caso ci mostra anche però che ci muoviamo ad un livello astratto. L'avversario non avrà in tutti i casi un flushdraw. Modificando i nostri outs, riducendoli, includiamo tutti i casi e rispondiamo alla domanda: "Quanti outs avrò in media se gioco di nuovo questa situazione?"

I modified outs servono quindi fondamentalmente per calcolare le probabilità di vittoria medie di una mano nel caso in cui siamo in svantaggio ma abbiamo la possibilità di ottenere ancora la mano migliore. Dopo aver stabilito queste probabilità di vittoria, in base all'entità del pot decideremo se ci conviene o meno continuare a giocare la mano.

Gli outs (numero delle carte) e i modified outs (probabilità) sono correlati indirettamente. Si può dire che il calcolo e la gestione della probabilità sono rappresentate molto chiaramente dal concetto di modified outs. La strategia corretta per continuare a giocare correttamente la mano può essere appresa facilmente tramite i pot odds.

3. Equity: definizione

Il concetto di equity è una generalizzazione del concetto di modified outs.

Equity è la probabilità di vittoria di una mano in relazione ad un determinato range di mani degli avversari ( o del singolo avversario).

Praticamente viene definita come valore percentuale in contrapposizione al concetto di modified outs. Propio come per i modified outs con "probabilità di vittoria" intendiamo la probabilità di essere in vantaggio al river. A differenza dei modified outs, l'equity è un concetto che difficilmente può essere determinato in maniera precisa. Spesso non è un'entità oggettiva ma dipende dagli avversari, dalla posizione, dalla playability della mano, dall'iniziativa etc.. (seguiranno ulteriori spiegazioni).

Cerchiamo intenzionalmente di non dare una definizione più precisa perché così è applicabile in più contesti, senza che ci si debba chiedere quanto sia "giusto" il risultato. Ad esempio a noi interessa se la (presunta) equity di una mano basta o meno per affrontare la probabile e temuta mano avversaria. Per trovare una soluzione dovremmo fare spesso delle valutazioni. Ciò implica che possiamo sbagliare ma tentare di sfruttare tutte le informazioni disponibili è certamente meglio che brancolare nel buio.

4. Nesso tra modified outs ed equity

I termini "modified (discounted) outs" ed "equity" si riferiscono alla probabilità di vittoria, anche se i contesti nei quali vengono applicati sono diversi. Normalmente i modified outs sono leggermente più precisi dell'equity.

Qui di seguito descriviamo un quesito ragionando in termini di equity- e modified-outs: se al flop ho un nut-flushdraw (e parto dal presupposto di essere in svantaggio), posseggo 9 outs per formare colore al turn. Ragionando in termini di modified-out cerchiamo di analizzare se è conveniente continuare a giocare in relazione all'entità del piatto.

La "prospettiva equity" fa vedere le cose diversamente. Consideriamo in questo caso la possibilità di fare colore al river se non formo niente ma ho 9 outs (non consideriamo il rischio full o quant'altro), cioè la probabilità di fare colore al river è
9/47 + 38/47*9/46 ~= 0,36.

Indica che al flop ho "diritto" a circa un 1/3 del piatto, indipendentemente da quello che succede in seguito. Parliamo di vincita media. Parliamo di un equity al flop del 36%. Una conseguenza diretta è che dovremmo cercare di avere un piatto al flop più consistente possibile con un nut-flushdraw contro 2 avversari, se non c'è alcun rischio di full, perché ci spetta più di un terzo ma paghiamo esattamente un terzo.

Al turn l'equity mutua radicalmente. Se abbiamo formato qualcosa, ammonta a circa il 100%, altrimenti si riduce a quasi il 20%. Comunque resta il dato di fatto che al flop ammontava al 35%. Anche in relazione al concetto di semibluff abbiamo utilizzato come punto di partenza il principio di equity con la domanda 'Quanto ci spetta già del piatto?'.

Per evidenziare più chiaramente cosa intendiamo per equity facciamo un secondo esempio relativo al concetto di equity: Abbiamo AKs, l'avversario TT. Chi è favorito? La risposta a questa domanda sembra non essere complicata. Le valutazioni di grandi banche dati e simulazioni mostrano che un vantaggio equity conduce ad valore atteso preflop positivo e resta tale in media fino al river. Per questo motivo è facile trovare una soluzione.

La via più agevole è una simulazione. Ci sono a tal proposito programmi tipo Equilator . Se inseriamo in Equilator AKs e TT, otteniamo come risultato che TT ha un'equity del 54,1% e AKs un'equity del 45,9%. Equilator parte dal principio che induce tutti i giocatori ad andare all in e calcola chi si trova in vantaggio al river. Il valore ottenuto, visto che tutti vanno all in, è un valore teorico non esatto al 100%, considerando che giochiamo Fixed Limit e non No-Limit.

Ad esempio sopravvaluta backdoor-draws, che sarebbero già stati passati al flop. Tuttavia è un buon punto di riferimento, sicuramente il migliore che abbiamo. Qui di seguito utilizzeremo i valori dati da Equilator come base per la nostra equity.

Per una migliore comprensione cerchiamo di illustrare il concetto con un esempio. Se mettiamo diversi flop vediamo che l'equity varia drammaticamente:

  • Flop 652 Rainbow: TT 72.3 %, AKs 27.7 %
  • Flop A62 Rainbow: TT 8.5 %, AKs 91.5 %

Questo non è in contrasto con l'affermazione di sopra, che un vantaggio preflop resta tale fino al river. Intendiamo ovviamente che il vantaggio resta immutato mediamente. Un flop vantaggioso per AKs è molto più improbabile rispetto ad un flop utile per TT.

Nonostante queste possibili variazioni postflop dell'equity, TT preflop è chiaramente una mano favorita rispetto a AKs. Come prosegue concretamente la cosa al flop non è rilevante ai fini della preflop-Equity (cfr. sopra l'esempio Nut Flush). Nella simulazione è considerato il fatto che vi sono diverse situazioni possibili al flop che mutuano l'equity.

Se finora non avete esperienza con l'Equilator, fate un po di pratica. Interessante è ad esempio che 22 è leggermente favorito rispetto a AKs. Analizzate come si modifica l'equity tra suited e offsuit hands. Scoprirete molti aspetti nuovi. Accumulare delle esperienze vi può solo giovare.

5. Equity media

Il paragone di retto di due mani mostra come funziona il calcolo delle equity. Naturalmente possiamo provare anche con più di due mani. Nella realtà però le mani degli avversari non sono mai note. Tuttavia è possibile ricevere informazioni tramite i dati di PokerTracker.

Prima di tutto descriviamo un'altra caratteristica geniale di Equilator: non dobbiamo immettere esplicitamente una mano bensì anche determinati ranges. Ad esempio ci si può chiedere quale equity QJs abbia contro due avversari a cui attribuiamo mani casuali.

Mettiamo in Equilator QJs, random e random e otteniamo il risultato del 44%. Significa che in media vinciamo in meno della metà dei casi. Quindi non vale la pena giocare? Ma certo, ovviamente. Dipende dall'entità della vincita attesa. Se giochiamo questa situazione cento volte, paghiamo 100 puntate ma vinciamo in media 44 volte 3 puntate, - ovvero 132 puntate (la propria e quella di entrambi gli avversari).

Alla base di questa considerazione vi è un concetto: l'equity media, ovvero l'equity che possiede una mano selezionata a caso contro mani avversarie selezionate a caso. In caso di due giocatori ammonta al 50 %, con 3 al 33,3 %, con 4 al 25 % etc. Nell'esempio di sopra abbiamo 3 giocatori e l'equity media ammonta al 33,3 %. La mano QJs ha un'equity superiore all'equity media e quindi promette vincite.

Generalizzando l'esempio vediamo che ogni mano sopra l'equity media è redditizia. Potete provare a calcolare le equty di AKo e TT contro random.

Se consideriamo in maniera coerente questi concetti il gioco preflop sembra essere banale: giochiamo solo mani con equity maggiore rispetto all'equity media. E ovviamente rilanciamo per capitalizzare il vantaggio. Proprio questo è l'obiettivo nostro ma non possiamo parlare certo di semplicità. Allora come possiamo utilizzare il principio dell'equity come fondamenta del nostro gioco preflop?

6. Equity e ORC

Un primo approccio potrebbe essere: immettiamo la nostra mano in Equilator, mettiamo le mani successive a random e vediamo se l'equity calcolata supera quella media. Se paragoniamo l'equity calcolata da Equilator di KTo in MP2 rispetto a 5 random-hands, vediamo che KTo sembra avere un'equity superiore alla media con 21,5 %, visto che l'equity media con 6 giocatori ammonta al 16, 67%.

Vale tuttavia solo se gli altri giocatori vedono tutti sia con mani forte che deboli. Ovviamente non sarà questo il caso. Le mani deboli vengono passate e quelle forti rilanciate ulteriormente. Se procediamo come illustrato ci troviamo spesso di fronte ad una mano forte contro la quale abbiamo un'equity inferiore. Dobbiamo quindi considerare la probabilità che essere in svantaggio contro una mano più forte. La nostra ancora di salvezza è l'ORC.

Per tutte le mani indicate nell'ORC è garantito che, in media, abbiamo un'equity superiore a quella degli avversari dopo di noi. Il vantaggio è reale, ad esempio viene calcolata la possibilità che ci possano essere dopo di noi anche mani più forti. L'ORC ovviamente non può escludere una tale possibilità ma ne diminuisce la probabilità, in modo tale che abbiamo un'equity abbastanza consistente. Si basa su valutazioni di una banca dati e su molta esperienza.

7. Dati pokertracker

Dato che partiamo dal presupposto di avere un'equity superiore con le mani indicate nell'ORC, la nostra mossa è chiara: dobbiamo rilanciare per aumentare questo vantaggio. Come dobbiamo agire però se prima di noi sono entrati nella mano già alcuni avversari? Vogliamo giocare solo se abbiamo un vantaggio in termini di equity. Ma non conosciamo le carte degli avversari. Quello che conosciamo alla luce dei dati PokerTracker è il comportamento preflop. Fondamentali sono, a questo proposito, i seguenti valori:

  • Voluntary Put $ in Pot (VPiP): Quante mani in percentuale gioca un giocatore.
  • Preflop Raise (PFR): Quanto spesso un giocatore rilancia preflop.
  • Attempt to Steal (AtS): In che percentuale un giocatore fa un tentativo di blindsteal.
  • Total Hands: Numero mani giocate.
  • Total Aggression Postflop: Rapporto tra bets e raises rispetto ai call postflop.
  • Went to Showdown (WtS): Con che percentuale un giocatore arriva allo showdown se ha visto il flop.
  • Folded SB to Steal: In che percentuale un giocatore difende il suo SB contro un tentativo di steal.
  • Folded BB to Steal: In che percentuale un giocatore difende il suo BB contro un tentativo di steal.

Ricordatevi una cosa: i dati PokerTracker non hanno un senso se non c'è una quantità di dati abbastanza grande. Per il valore VPiP e PFR si delineano celermente tendenze, ma 100 mani non sono un numero poi consistente. Qui di seguito partiamo dal presupposto che i dati PT siano significativi. I valori che non si riferiscono al comportamento preflop sono necessari per poter valutare lo stile di gioco dell'avversario. Vedremo che il modo di affrontare un rock è diverso da quello di affrontare un maniac.

8. Comportamento dopo che un avversario ha rilanciato

8.1. Valutazione del range

Consideriamo il caso in cui un avversario ha rilanciato prima di noi. Vediamo il suo valore PFR, ovvero la percentuale con la quale fa un raise preflop. Lo farà chiaramente con le mani migliori, e noi dobbiamo cercare di determinare accuratamente il range delle mani possibili.

Il valore PFR non è utilizzabile direttamente, dato che tutti i giocatori esperti sono tanto più tight quanto è peggiore la loro posizione. PT non differenzia ciò, bensì indica il valore medio. Ma se vogliamo determinare il loro handrange dobbiamo almeno fare una valutazione grossolana per differenziare le diverse posizioni.

Un possibile scenario è questo:

  • Handrange per un raise da MP2 = ~ 0,75 * PFR
  • Handrange per un raise da MP3 = ~ 1 * PFR
  • Handrange per un raise da CO = ~ 1.5 * PFR
  • Handrange per un raise da BU = ~ 2 * PFR

Conviene anche valutare le posizioni CO e BU anche se sono contenute nel valore AtS. Al valore AtS vanno aggiunti i raises dallo SB. Se ad esempio un avversario che rilancia da MP2 ha un valore PFR del 16 %, gli attribuiamo una handrange del 0.75*16% = 12 %.

8.2. Approfondimento: Il range

Prima di tutto una considerazione per assicurarvi che abbiate ben capito cosa si intende per range. Quale deve essere il nostro range contro un range avversario del 12 %, se vogliamo avere un'equity almeno superiore al 50%?

a) < 12 % b) = 12 % c) > 12 %

La risposta a) è corretta. Immaginiamoci una tabella di tutte le handrange possibili. In cima abbiamo la mano migliore, in fondo la peggiore. La classifica dei range non può essere redatta in maniera esatta e anche nella letteratura abbiamo diverse varianti nello stesso autore (Sklansky). Trascuriamo in questo contesto la scelta della variante più adatta.

Ad un determinato range delle carte degli avversari corrisponde una determinata area di questo ranking. Dato che l'avversario ha le opzioni 'Raise', 'Call' e'Fold', 'Raise' si riferisce alla parte superiore, 'Call' a quella media e 'Fold' a quella inferiore. Attraverso i dati PT possiamo delimitare piuttosto fedelmente i ranges.

All'interno di ogni area abbiamo una parte superiore con le mani migliori, relative al range che stiamo studiando, e una parte inferiore con le mani peggiori. Ma non possiamo individuare la mano attuale. Ognuna delle mani possibili è ugualmente possibile (vale se consideriamo in tutto 26*51 mani diverse, ovvero differenziando A♠K♥ da A♠K♣; AA è ovviamente meno probabile di AKo ma il range AKo contiene ovviamente più mani di quante ne contenga AA).

Se affrontiamo la handrange dell'avversario che abbiamo individuato, con lo stesso range, lo faremmo anche con la mano peggiore del range. Però è evidente che questa mano, essendo la peggiore, ha un'equity del 50% solo contro una stessa mano dell'avversario. Ed è molto improbabile che l'avversario abbia proprio questa mano. Contro tutte le altre mani abbiamo una un'equity inferiore al 50%. Perché quindi giocare questa mano? Il nostro range deve essere inferiore. (Se già lo stesso range è troppo scarso, uno superiore sarebbe assurdo).

8.3. Equity necessarie

Torniamo al nostro esempio. Cerchiamo di rispondere alla domanda: di quanta equity abbiamo bisogno? Se abbiamo un'equity > 50% è chiaro che aumentiamo questo vantaggio con un raise. Ma in primo luogo vogliamo vincere quanti più soldi possibili e non quante più mani possibile. Attraverso i blinds ci sono già dei soldi nel piatto per i quali si combatte. (Se non ci fossero puntate obbligatorie non ci sarebbe partita dato che tutti aspetterebbero AA.) Per questo basta un' equity leggermente inferiore al 50%. Se supponiamo che i blinds passino entrambi e l'avversario faccia call, dopo la nostra 3bet ci sono 7,5 SB nel piatto. Ma ne abbiamo investite solo 3. Vediamo chiaramente che non abbiamo bisogno un'equity del 50% per avere +EV.

Di norma basta un'equity del 46%. Dato che si tratta di decisioni marginali che dipendono dagli avversari, e, posto che che dobbiamo agire in maniera assennata se le circostanze lo richiedono, possiamo riassumere come segue la modalità per arrivare a questo valore.

Se entrambi i blinds fanno fold, abbiamo 1,5 SB dead money nel piatto. Se investiamo per il reraise 3 SB la mano non è però terminata. Ci sono altre puntate da affrontare al flop e eventualmente al turn e al river. Contro un giocatore medio l'investimento totale stimato è di 6 SB.

Il piatto totale comprende 2*6 SB (6 SB da ogni giocatore) + 1,5 SB (dead money) = 13,5 SB.

Per avere un EV positivo (che è il nostro obiettivo),l'equity deve corrispondere almeno al rapporto dell'investimento/vincita, cioè

Equity Richiesta = 6/(2*6+1,5) = 0,444 = 44,4%.

Illustriamo questo approccio come formula per capire agevolmente come si ripercuote il cambiamento dei parametri sull'equity.

  • D è (sia per noi che per l'avversario) l'investimento nella mano (quello che paghiamo).
  • M è dead money.
  • Il piatto ammonta a 2*D + M.

Abbiamo quindi: Equity = D/(2*D + M)

Nel calcolo di sopra abbiamo fatto 2 supposizioni: abbiamo di fronte un avversario medio e i blinds fanno fold. Vediamo cosa accade se modifichiamo questi parametri.

I blinds giocano e si difendono molto bene.

Il totale di dead money ammonta a 0,75 SB, contro avversari medi abbiamo:

Equity = 6/(12 + 0,75) = 0,47 = 47%

Se i blinds sono scarsi e fanno call con molte mani pessime, cala notevolmente l'equity necessaria, e questo è molto semplice da calcolare.

Se il raiser è loose-aggressive, aumenta l'investimento totale.

Aumenta a circa 8 SB. Contro buoni blinds significa:

Equity = 8/(16 + 0,75) = 47,8%

Se abbiamo di fronte un rock, spesso farà fold al flop in caso di check/raise ed avremo un investimento totale di 5 SB. Ne consegue:

Equity = 5/(10 + 0,75) = 46,5%

La formula mostra: più il raiser è aggressivo e loose, tanto maggiore è l'investimento totale e tanto meglio giocano i blinds, ovvero quanto più basso il dead money nel piatto tanta più equity è necessaria. Vediamo che la supposizione del 46 % è calcolata per difetto.

Torniamo all'esempio con MP2-raiser, che ha un valore PFR del 16%. Dato che rilancia da MP2, supponiamo che rilanci il 12% delle sue mani, cioè circa 77+, A9s+, KTs+, QTs+, JTs, ATo+, KJo+.

Possiamo solo supporre che si tratti esattamente di questo range e non di un altro con la stessa percentuale. Può darsi che rilanci anche con A8s ma non con QTs. Dipendiamo da valutazioni che al momento non ci interessa analizzare e che comunque implicano variazioni molto piccole.

A questo punto si prospetta un'ottima possibilità di utilizzo dell'Equilator. Senza molta fatica possiamo calcolare il range con il quale effettuare una 3bet. Possiamo addirittura scegliere l' equity che preferiamo. Occorre inserire il range dell'avversario, stabilire la nostra equity desiderata e far calcolare l'Equilator. Così si ottiene il range con il quale è possibile effettuare, di fronte al preflop-raiser, una 3bet per tentare di isolarsi contro di lui.

Se stiamo già lavorando con l' Equilator può essere di aiuto variare l'equity per vedere cosa implica questo sul notro range. Si possono così calcolare i ranges di mani con cui si può rilanciare se i blinds giocano male o se l'avversario è un rock, un maniac e così via. In questo modo riusciamo ad avere la percezione di quando e in che modo è ottimale deviare dalla tabella. Si consiglia di utilizzare le tabelle che di possono scaricare direttamente qui in pdf:

Tabelle Full Ring

Tabelle Short-handed

Nell'articolo " Come si gioca shorthanded?" è stata illustrata relativamente all'ORC una tabella 3-betting, che consigliava con quali mani effettuare una 3bet. Questa tabella si basa sul presupposto che il raiser si attiene all'ORC. In tal caso ha questi valori PFR:

MP2: 13,1 %
MP3: 17,1 %
CO: 24,6 %
BU: 37,7 %
SB: 62,2 %

Con l'ausilio dell'Equilator possiamo stabilire facilmente con questa tabella come agire contro avversari più tight/loose, basta modificare l'equity desiderata.

9. Small Blind Defense

Un caso a parte di isolation-raise è costituito dalla difesa dello small blind, perché abbiamo già forzatamente messo dei soldi nel piatto. Per questo motivo i costi di investimento sono inferiori. Per valutare l'equity necessaria potremmo riutilizzare la formula di prima Equity = D/(2*D + M).

Riferito alla difesa dello SB se il BB fa fold, abbiamo:

Equity = (D - 0.5)/(2*D + 1)

Risulta che abbiamo già pagato 0,5 SB e il dead money ammonta a 1 SB. Contro un avversario medio avremmo:

Equity = 5,5/13 = 42,3%

Ne consegue che un'equity del 43% dallo SB è sufficiente per una 3bet. Tuttavia, abbiamo già dimostrato che, agire costantemente con mani non ottimali dalle posizioni peggiori non è redditizio. Per questo motivo dallo SB è consigliabile un'equity minima del 46%. Il nostro range necessario viene calcolato facilmente con l'ausilio dell' Equilator.

10. Big Blind Defense

La situazione è leggermente più complicata se siete nel Big Blind. Siccome abbiamo già investito abbastanza e il fattore "isolamento" non ha più importanza (non ci sono più avversari), si può entrare in gioco discostandoci dalla nostra line solita 'Raise o Fold', facendo anche "call". Se la nostra hand rispetto al range dell'avversario ha un'equity di almeno il 50% chiaramente rilanciamo. Ma a causa degli eccellenti pot odds facciamo call anche con mani più deboli.

Ancora una volta per le nostre stime partiamo dalla nota formula usata in precedenza. Come investimento totale possiamo supporre D = 4 SB (deve essere ovviamente inferiore rispetto agli esempi precedenti perché si tratta del call dallo BB e non di una 3bet). Dobbiamo inoltre pagare un 1 SB meno, dato che come BB abbiamo già pagato 1 SB. Abbiamo quindi:

Equity = (D - 1)/(2*D + 0,5) = 3/(2*4 + 0,5) = 3/8,5 = 35%

35% come valore minimo dell'equity per la difesa dello BB non dipende dalle caratteristiche degli avversari, che al contrario abbiamo dovuto considerare negli esempi precedenti. La differente forza dei blinds non ha alcuna importanza (chiaramente speriamo che il BB giochi particolarmente bene in questo caso!!) e le differenze tra un maniac e un rock non siano rilevanti, visto che il pot è scarso e disponiamo di un vantaggio di informazioni che possiamo sfruttare a fondo con le line check/fold o check/raise.

La tabella fornita con l'ORC relativa alla difesa del BB si basa in media su un'equity minima del 35%. Tuttavia è necessario fare un'ultima correzione. Dobbiamo considerare se è possibile continuare a giocare facilmente la mano o meno. Questo ci porta alla definizione del concetto di "Playability" nel successivo paragrafo.

11. Playability

11.1. Definizione

Una mano ha un'ottima playability se la modalità di gioco corretta coincide con la modalità di gioco ottimale. Modalità di gioco corretta significa giocare correttamente la mano nella situazione data. Modalità di gioco ottimale significa giocare la mano come se conoscessimo le carte dell'avversario. In altre parole la mano ha un'ottima playability se sappiamo già al flop in che situazione ci troviamo.

ESEMPIO:

Rispetto ad un raise ORC da BU KQo ha un'equity del 52%, A9o un equity del 54%. Come continuare al flop? Se formiamo qualcosa al flop con KQo, abbiamo di norma una top pair con un buon kicker. Con A9o spesso non è così chiaro. Se peschiamo l'Asso, l'avversario potrebbe avere il kicker migliore. Se peschiamo il 9, potrebbe avere una coppia migliore. Se non formiamo niente potremmo comunque avere la mano migliore. (Sia KQo che A9o hanno un'equity di più del 50%, quindi per noi un chiaro raise).

I connectors hanno un'ottima playability soprattutto se sono suited. Una carta alta in corrispondenza di una bassa ha una pessima playability.

11.2. Playability ed equity

Come si ripercuote la playability sull'equity? Sarebbe bello poter quantificare la sua influenza. Facciamo un tentativo: paragoniamo 2 mani che dallo SB hanno lo stesso EV rispetto ad una random hand, ovvero A2o e 98o (l'EV di entrambe le mani secondo statistiche PokerRoom EV è di 0,09 - dati determinati empiricamente).

A2o ha un'equity di ca. 55% rispetto ad una random-hand ma in base alla definizione di sopra una pessima playability. 98o ha un'equity di circa il 48% ma una playability piuttosto buona. L'EV è uguale nonostante una differenza del 7% di equity.

Questo esempio mostra come una ottima playability o una pessima playability possono influenzare l'equity di una mano del +3.5% e del -3.5% rispettivamente.

Sicuramente è molto, e ha delle conseguenze pratiche: rispetto ad un MP2-preflopraiser che gioca in base all'ORC, A2o ha un'equity del 35,6% ma una playability veramente pessima. Per questo motivo l'equity deve essere svalutata, è un chiaro fold. Una hand tipo 65s invece può essere giocata, nonostante la bassa equity del 34,1%, perché può essere rivalutata facilmente grazie alla sua ottima playability, così da rientrare nel range 35%. E' possibile trovare altri esempi nella tabella relativa alla difesa del Big Blind, ma anche in altre tabelle.

11.3. Considerazione tattica

Consideriamo l'esempio sopracitato nel quale è stata paragonata la playability di KQo e A9o. Entrambi hanno un'equity superiore al 50% e quindi un raise può essere appropriato. Una differenza enorme tra le mani si nota se consideriamo la lora playability. Con KQo il flop ha per noi molto più senso che se avessimo A9o. Con KQo sappiamo relativamente bene dove ci troviamo.

Invece di rilanciare preflop, cosa che ci obbliga ad una continuation bet, possiamo innanzitutto fare call e vedere il flop. Se è sfavorevole possiamo fare fold e risparmiare 2 SB. Se invece ci sorride facciamo check/raise e il pot diventa come dopo la line 3bet/call preflop seguita da bet/call al flop. La vincita che ci è sfuggita visto che non abbiamo rilanciato nonostante un'equity > 50% viene compensata ampiamente dalla possibilità di risparmio al flop.

12. Modalità di gioco contro limper

Anche contro un limper vale il principio che dobbiamo giocare, cioè rilanciare, se abbiamo un'equity superiore a questo limper e la nostra mano è presente nell'ORC. Contro limper estremamente loose la seconda limitazione è necessaria affinché sia certo il vantaggio di equity rispetto ai giocatori successivi, cosa che, ovviamente, l'ORC garantisce.

La situazione rispetto ad un limper devia in due punti da quella rispetto ad un raiser. Prima di tutto non c'è molto dead money nel piatto, visto che i blinds proteggeranno molto più spesso contro una 2bet che non contro una 3bet. Dobbiamo pertanto partire dal presupposto che abbiamo bisogno di un'equity quasi del 50% contro il limper.

Secondo punto, è difficile stabilire esattamente con quali carte il giocatore effettua un limp. L'approccio VPiP_Range - PFR_Range = Limp_Range è ingannevolmente semplice e inesatto. Non ci interessa la percentuale, bensì il range concreto. Questo dipende dalle mani con le quali rilancia.

Abbiamo capito se rilancia solo con highcards o con pocket-pair basse etc.? D'altro canto ci sono diverse possibilità per giocare le mani più deboli. Sappiamo se fa limp con (quasi) tutti gli assi o meglio con connectors/suited connectors? Per la definizione esatta del limp range abbiamo punti oscuri in entrambi i casi (rispetto al raise-range e al fold-range). Questo si ripercuote ovviamente sul nostro raise-range. Non possiamo aspettarci valori esatti perché, come già detto, il poker è un gioco con informazioni incomplete.

La tabelle di Approx ci forniscono degli ottimi punti di riferimento. Un obiettivo di questo articolo è offrire una sorta di conoscenza base per fare degli esperimenti personali. Ad esempio si può provare a vedere in che misura percentuale, rispetto alle tabelle Approx, le modifiche della selezione concreta delle carte si ripercuotano sul nostro range. Inoltre possiamo esaminare a posteriori situazioni nelle quali non ci sentiamo sicuri nel gioco live. E con l' Equilator avete un ottimo strumento per condurre questi esperimenti.