Aggiornato il 13 Mar 26 da

Teorema fondamentale del poker

1.Introduzione

In questo articolo

  • Evitare gli errori e indurre gli avversari a commetterli
  • Come il Teorema Fondamentale del Poker è rilavante per il vostro gioco

 

Il
famoso giocatore di poker americano, teorico e autore di libri David
Sklansky, presenta nel libro The
Theory of Poker
quello che a suo avviso è il fondamento più
importante del poker, il cosiddetto Fundamental
Theorem of Poker
(FToP):

The Fundamental Theorem of Poker

Ogni volta che giochiamo la nostra mano in un
altro modo rispetto a come giocheremmo se potessimo vedere le
mani degli avversari, ne traggono vantaggio gli avversari, e ogni
volta che giochiamo le mani esattamente come avremmo fatto
conoscendo le mani degli avversari ne traiamo vantaggio noi
stessi.

In altre parole: ogni
volta che gli avversari giocano le loro mani diversamente da come le
giocherebbero se conoscessero le nostre carte, ne traiamo vantaggio e
ogni volta che giocherebbero esattamente come hanno giocato se
conoscessero le nostre carte, sono loro a trarne vantaggio.

Questo
articolo cerca di spiegare le implicazioni e le deduzioni del FtoP di
Sklansky e mostra come trova applicazione nel gioco e nella scelta
del proprio stile di gioco. Analizza situazioni standard come il
semibluff o il freecard-raise e spiega la rilevanza e l'utilità
pratica del FToP in queste situazioni.

2. La rilevanza del FToP per il
proprio gioco

Quando ho letto il
teorema di Sklansky per la prima volta, due riflessioni hanno preso piede tra i miei pensieri: innanzitutto non capivo la sua importanza riferita al gioco,
visto che il poker è un gioco con informazioni incomplete e quindi
la frase relativa alle situazioni di gioco concreto non mi sembrava
direttamente applicabile. Mi sembrava un costrutto teorico senza
rilevanza pratica. Inoltre pensavo che questa frase fosse triviale e
così banale che ci sarei tranquillamente potuto arrivare da solo.

Solo
dopo ho compreso che con le mie obiezioni non avevo colto il
nocciolo della questione. Non si tratta di applicare questo
fondamento in tutte le situazioni concrete. Al contrario,
talvolta siamo quasi obbligati ad andare contro questo principio a
causa delle probabilità. Se tutte le carte fossero scoperte il gioco
del poker non esisterebbe. Tramite calcoli matematici potremmo
calcolare in maniera precisa l' EV di qualsiasi mano e giocare così
sempre in maniera corretta. Se un giocatore devia da questa linea di
gioco diminuisce il suo EV aumentando quello dell'avversario.

Ma
per agire in maniera perfetta mancano spesso le informazioni necessarie
e quindi dipendiamo dalle probabilità. Per questo
(involontariamente) si possono avere azioni che vanno contro il FToP.
Basta un esempio semplice per comprenderlo. Se abbiamo KK dovremmo
ovviamente rilanciare al preflop. Se un avversario ha AA abbiamo
giocato la mano così che il nostro avversario ne approfitti. Se
infatti avessimo saputo che l'avversario aveva AA avremmo fatto
fold. Ciò ci indurrebbe a giocare la mano diversamente da come
l'avremmo giocata se conoscessimo le carte dell'avversario.

Tuttavia la nostra modalità di gioco era ovviamente
corretta. Sulla base di calcoli delle probabilità è redditizio
rilanciare con KK. In altre parole: il seguire questo principio e la
corretta gestione della mano possono essere tranquillamente in
contrapposizione. Il concetto "errori" viene quindi in questo
senso relativizzato. Come vedremo in seguito in date situazioni agire
consapevolmente contro il FToP è promettente se non addirittura
necessario per ottenere altri vantaggi strategici. Inoltre Sklansky
non ha formulato il suo principio e da questo dedotto degli
stili di gioco, bensì al contrario questo fondamento è la
quintessenza di moltissime strategie di gioco. Quasi è il riassunto,
il fondamento comune e la sovrastruttura teorica di concetti
tipo bluff, semibluff, hand reading, value bet al river e così via.
L'obiettivo di questo articolo è mostrare questi nessi ed
evidenziare che il FToP è l'elemento di giunzione di questi
concetti. Vedremo che rappresenta una sorta di filo conduttore di
tutte le decisioni relative al gioco del poker.

Il poker è un
gioco "a somma zero". Le vincite di uno sono le perdite
dell'altro. Si tratta di un principio cardine e deve essere la base
di partenza per ulteriori considerazioni. Se tutti giocano
perfettamente alla lunga nessuno vince (tranne la room che vince
sempre). Significa che vinciamo al poker se gli altri commettono o molti piccoli errori o errori davvero grossolani, in queste situazioni dopo aver sottratto
il rake resta qualcosa anche per noi. In questa ottica il principio di Sklansky
recita anche "evitate di commettere errori e inducete il vostro
avversario a commetterne"
.

Si tratta chiaramente di una
cosa ovvia ma è l'unica fonte di guadagno. Stante queste
considerazioni verranno qui di seguito analizzati in maniera
dettagliata concetti che mirano a mettere in pratica gli imperativi
di Sklansky:"Evitate di commettere errori e inducete gli avversari
a commetterne
".

3. Hand reading

Evitare di
commettere errori
vuol dire cercare di
determinare la mano dell'avversario per poter adeguare il proprio
stile di gioco. Innanzi tutto farete differenti valutazioni in relazione alle carte del board e a quelle che avete in mano. Nella letteratura del
poker troviamo esempi nei quali la mano avversaria è determinata in
maniera esatta (ad es. Sklansky, Hold'em Poker, p.89 e seguenti).
Nella vita di tutti giorni non è possibile ma non è neanche
necessario. Si tratta di un grande aiuto per poter classificare le
mani degli avversari, un'impresa complessa che può essere perfino
perfezionata a proprio piacimento. Se conoscere il range di mani
dell'avversario influenza il nostro modo di giocare, dobbiamo
cercare di avvicinarci comunque al FToP. La capacità di attuare ciò
da parte di un giocatore è sicuramente un criterio per valutarne le le sue capacità. Per il momento non entriamo nei dettagli, tuttavia
vorrei mostrarvi cosa intendo tramite un esempio.

3.1. Primo esempio di reazione dopo
aver valutato l'avversario

Un avversario non ha mostrato
particolare forza ma punta al turn e al river. Se abbiamo una mano
medio-forte dovremmo considerare l'opzione call al river se il board al turn
rende possibile alcuni draws. L'avversario potrebbe aver atteso un
draw che non è arrivato e adesso ricorre alla bluffbet al river.

Se al turn non erano possibili draws siamo portati a credere
che l'avversario abbia semplicemente fatto un pure bluff sia al
turn che al river.
Nel primo caso quindi un bluff è più probabile dato che
per un giocatore è più facile che fare un semibluff. Se per via di
osservazioni dirette del suo modo di giocare, dati di analisi o note
sul giocatore, potrebbe essere possibile che egli effettui un bluff al
river con un progetto di colore mancato, si può fare call. Questo call sarà ancora più facile rispetto al caso in cui il turn non offra possibili draws.

Se nel pot ci sono 5 BB basta
essere in vantaggio in un caso su cinque per avere un EV positivo (giocando questa situazione cinque volte paghiamo 5 BB e in media in un caso
vinciamo 6 BB, quindi in media 0,2 BB per mano; se siamo in vantaggio
in un caso su 6 non importa se facciamo call o meno; se pensiamo di
essere in vantaggio più raramente dovremmo fare fold avendo un EV
negativo).

Se quindi riteniamo che l'avversario potrebbe
puntare nel 20% dei casi un busted draw, da un punto di vista
statistico è indifferente se ha una buona mano o meno visto che la
vincita media è 0,2 BB. Se perdiamo siamo andati contro il FToP ma
fare call alla lunga è redditizio perché l'entità della vincita
nel caso in cui l'avversario bluffa compensa ampiamente le molte
perdite. Credere che un avversario punterà su un possibile draw al
turn e ad un busted draw al river è impreciso e spesso sbagliato, ma è almeno un tentativo di analizzare il range, ed è certamente un modo per migliorare il nostro gioco.

3.2. Gioco preflop

Oltre alle
reazioni dell'avversario e al board abbiamo di solito ulteriori
informazioni via pokertracker o attraverso un'attenta analisi. Se
sappiamo
che egli rilancia preflop il
40% delle proprie mani (ad es. in stealposition) abbiamo ad es. con 66
un vantaggio equity e quindi un chiaro reraise. Contro la maggior
parte delle sue mani siamo in vantaggio. Ovviamente possiamo
trovarci anche contro AA o combinazioni simili, cosa però piuttosto
improbabile. Il nostro raise field dell'avversario richiede quasi
obbligatoriamente un reraise. Se siamo andati contro il FToP o l'ha
fatto l'avversario, si vedrà. Sulla base del read è tuttavia più
probabile che sia stato l'avversario a commettere l'errore.

Se
l'avversario invece effettua un preflopraise solo con il 10% delle sue mani
dobbiamo fare fold immediatamente. Ovviamente tra le possibili mani
degli avversari ci sono anche mani contro cui abbiamo un vantaggio di
equity ma sono troppo poche. Non ne vale la pena. La probabilità di
andare contro il FToP è troppo alta. Ma dobbiamo sottolineare che in
primo luogo non si tratta di andare contro il FToP concretamente,
bensì si tratta di valutare quante probabilità ci siano di
infrangerlo. Il poker è e resta un gioco con informazioni
incomplete.

3.3.
Value-Bet al river

In questo contesto
entra in gioco anche la value-bet al river. Se un avversario loose che
spesso giunge allo showdown non ha mostrato forza finora dovremmo
effettuare una value bet anche con un mano medio-forte, ad es. TT con
un board J9643. L'avversario può avere un J o un set. Sono tuttavia nel suo range anche 9x, 6x, 88, 77, 55, 22, Ax. Dato che
è un giocatore loose e va spesso fino allo showdown spesso farà call.
Analizzando il tipo di avversario che abbiamo di fronte arriviamo
alla conclusione di essere in vantaggio rispetto alle sue mani
possibili, e che l'avversario vedrà anche con una mano peggiore. Per
questo conviene effettuare una value bet.

Se riteniamo che il
nostro avversario sia tight il rischio che abbia un J è maggiore.
Non vedrebbe più una puntata al river con mani come A6. Significa che una bet ha
meno possibilità di vittoria poiché o siamo in svantaggio o l'avversario folderà comunque.

La regola pratica è: Al river conviene
effettuare una value bet se siamo in vantaggio in circa il 55% di
quei casi in cui l'avversario fa call. La decisione di puntare
dipende dalla tipo di mano che crediamo il nostro avversario
abbia.

4. Indurre l'avversario a
commettere errori

4.1. Bilanciare le bet sequences

Indurre
l'avversario a commettere errori
presuppone che spesso offriate all'avversario la possibilità di sbagliare. Per fare questo è
indispensabile mascherare la forza della propria mano. Ci sono a
questo proposito due possibilità:

  • Giocare una
    mano forte inizialmente come se fosse debole (slowplaying)
  • Giocare una mano debole come se
    fosse forte (bluff)

E' fondamentale usufruire di entrambe
le opzioni durante la partita perché è troppo facile puntare e
rilanciare solo le mani forti e fare check e vedere solo quelle
deboli. L'avversario riesce ad adattarsi agevolmente e non
commetterà azioni che vadano contro il FToP. In altre parole alla lunga saremo certamente in perdita.

In che misura sfruttiamo queste possibilità
dipende dall'avversario ed è una questione di stile di gioco
individuale. Il punto saliente tuttavia è che a volte ne traiamo vantaggio e a volte no. Se riusciamo a sfruttarle alcune bet sequences diventano ambigue
per l'avversario, egli non saprà che pesci prendere e spesso sarà portato
ad infrangere il FToP.

Esempi di ambiguità di bet sequences
sono presenti nelle raccomandazioni relative al gioco Heads-Up al
flop: facciamo check/raise nei confronti dell'aggressore con una
made hand e una drawing hand. L'aggressore rimane spiazzato (per
ulteriori spiegazioni vedi semibluff). Se invece siamo aggressori vediamo un
check/raise al flop con una mano forte per rilanciare al turn. Dopo il
call il check/raiser risulta disorientato.

4.2. Free-card Raise

In questo contesto entrano in gioco il
freecard raise. Rilanciamo il flop con un draw - abbiamo di regola
poco o niente - nella speranza che gli avversari facciamo check nel
successivo giro di puntate in modo tale che potremo vedere gratuitamente il river se non completiamo il draw.

Il raise pertanto è (perlomeno)
ambiguo. Dal punto di vista dell'avversario possiamo fare questa
mossa con una drawing hand debole o con una forte hand per value. Ma è
interessante l'approccio del raiser. Innanzitutto infrange il FToP
dato che investe un altro SB dopo il call. Se l'avversario sa che
si tratta di un tentativo per ottenere una freecard ovviamente
effettuerà un altro rilancio, e in effetti è la giusta difesa da
opporre ad un presunto freecard raise. Ma forse ha buoni motivi per
fare call, in questo modo comunque ha già infranto il FToP non avendo
rilanciato.

Se otteniamo la freecard abbiamo risparmiato al
turn 1 SB (1 BB - 1 SB che è stato investito prima).
Se l'avversario rilancia, allora questa mossa diventerà costosa. Ne consegue
che dobbiamo analizzare attentamente contro quale tipo di avversario
effettuare questo tentativo. Ma sulla base di questo semplice esempio
il principio diventa chiaro: investiamo una piccola somma per indurre
all'errore l'avversario. Il fatto che questo tentativo possa
anche andare male poco importa. L'avversario viene messo sotto
pressione e gli abbiamo fornito la possibilità di commettere un
errore. In fin dei conti può essere stato anche un raise for value.
In quel caso il suo reraise sarebbe un errore e verrebbe
punito.

4.3. Slowplay

Ci sono poche
possibilità di ricorrere ad un intelligente slowplay visto che
dovremmo optare per questa scelta solo con mani relativamente forti (in
base al numero degli avversari, il tipo, l'entità del piatto e il board). Dobbiamo essere consapevoli che offriamo agli avversari la
possibilità di giocare a buon mercato i propri draws. Ha senso
se questi draws possono diventare la seconda mano migliore, cioè se
la nostra mano batte la maggior parte dei draws che eventualmente si
completano. Esiste anche la possibilità che gli avversari giochino
lo stesso i loro draws di fronte a nostre puntate, infrangendo il FToP
perché non l'avrebbero mai fatto se conoscessero la nostra mano.

La Protection è in un certo senso la strategia inversa (vedi paragrafo 5.2).

4.4. Bluff

La seconda possibilità è quella mascherare
il proprio gioco, in altre parole bluffare nel senso più stretto,
cioè facendo bet e raise con una mano che probabilmente non è al
momento la migliore. Lo slowplaying e i bluffcall possono essere
definiti come bluff in senso lato. Ma non intendiamo qui questo tipo
di bluff. I bluff devono essere integrati nella propria partita.

Ripetiamo: Se effettuiamo una bet e raise solo con mani
obiettivamente appropriate (con mani con le quali giocheremmo allo
stesso modo se noi e l'avversario conoscessimo tutte le carte),
l'avversario si adatta agevolmente. Vinciamo poco ma perdiamo
molto. Sarebbe come far vedere all'avversario le nostre carte, egli
non andrebbe contro il FToP e quindi ne trarrebbe vantaggio.

Se
il nostro bluff venisse smascherato perderemmo dei soldi ma
renderemmo l'avversario insicuro. Non sa più come interpretare i
segnali, tutte le azioni gli appariranno ambigue e commetterà errori
andando contro il FToP.

Bluffare ha senso in diverse forme e
contesti. Anche il raise for freecard sopra descritto ne fa parte.
Qui di seguito altri esempi.

4.4.1. Pure bluff

Il pure
bluff
- bluffare nel vero senso della parola -ovvero effettuare
una bet con una mano che non è probabilmente la migliore e che ha
poche possibilità di diventarlo. Se l'avversario vede la nostra
mano abbiamo perso. Dobbiamo pertanto capire se l'avversario fa
spesso fold affinché il bluff sia redditizio e non resti una mossa
che rende semplicemente insicuro l'avversario. Contro avversari
deboli e giocatori che vedono con tutto, il bluff spesso ha poco
senso. Ma questo tipo di avversario infrange costantemente il FToP
dato che fa sempre call e quindi è abbastanza prevedibile. Come
affrontarlo è stato trattato nel paragrafo Value-bet
al river
(vedi 3.3).

A primo impatto
il pure bluff sembra essere il modo più lampante di andare contro il
FToP. Sorprendentemente secondo la teoria del gioco, bluffare con la
giusta frequenza è redditizio. Il rapporto tra made hand-bet e bluff
deve corrispondere ai pot odds dell'avversario. Facciamo un esempio
semplice:

Il pot ammonta a 8 BB, il giocatore A fa una bet e
il giocatore B può vincere solo in caso di bluff. Il giocatore B ha
adesso 9:1 pot odds visto è stato messo un altro BB nel piatto. Se
il giocatore A bluffa solo in 1 caso su 10 (secondo la scrittura
inglese 9:1) non importa se il giocatore B fa call o fold poiché ha
comunque un EV pari a 0:

1. Caso, B fa sempre fold:
A
vince: investe dieci volte 1 bet (-10BB) e vince dieci volte 9 BB
(+90BB), in totale una vincita di 80 BB.

2. Caso, B fa
sempre call:

A vince: investe dieci volte 1 bet e vince nove
volte 10 BB, in totale una vincita di 80 BB.

Se il giocatore A non bluffa mai
(effettua bet solo se è in vantaggio e check/fold la sua mano se si
trova in svantaggio) e B ne è consapevole, A vincerebbe solo in 9
casi su 10 il piatto con 8 BB, ovvero 72 BB. Se A bluffasse con una
frequenza minore rispetto ai pot odds dell'avversario effettuerebbe
un'ulteriore vincita ma non massimale. La sua vincita oscillerebbe
tra i 72 e 80 BB. Se A bluffa più spesso riduce il suo valore
atteso. Questo non è facile da calcolare. La bluff sequence ottimale
corrisponde quindi ai pot odds dell'avversario. Il giocatore B non
ha scampo. A può addirittura rivelargli la sua strategia bluff,
comunque B non avrebbe scampo. La premessa è che A davvero bluffi
secondo il principio della casualità per non dare punti di
riferimento a B.

4.4.2. Semibluff

Il semibluff è un raise con una mano
che probabilmente non è la migliore ma ha molti outs che la possano
far diventare la migliore. Anche in questo caso in un certo senso
commettiamo un errore, perché diamo all'avversario la
possibilità di rilanciare, cosa che farebbe sicuramente se
conoscesse tutte le carte. Con questa mossa facciamo finta di avere
una mano migliore rispetto a quella che realmente possediamo e quindi
l'avversario si limiterà a fare call (difesa contro semibluff vedi
sotto).

Non effettuare un raise ma solo fare call è tuttavia
già un errore secondo il FToP. Fare fold sarebbe un errore ancora
più grossolano. Investiamo una somma relativamente contenuta
con l'obiettivo di indurre l'avversario all'errore secondo il
FToP. Dato che con il semibluff avremmo diversi outs che possono
chiudere il nostro progetto, se l'avversario non fa fold, secondo il principio
dell'equity i costi sarebbero di fatto minori dell'investimento
imminente. L'ordine di grandezza nel quale l'avversario deve
passare una mano migliore affinché il semibluff sia redditizio è
indicato con un esempio:

Se ad es. al turn abbiamo 12 outs e
nel pot ci sono 8 BB, siamo circa 3:1 underdog e secondo il
principio dell'equity ci appartiene il 25% (vinciamo in
media in 1 caso su 4) del pot, ovvero 2 BB. Fare call è indubbiamente +EV. Con un semibluff e quindi una bet attaccheremmo le 6 BB
restanti nel pot (entità del pot - equity). Secondo il principio
dell'equity già il 25% delle proprie bets appartengono ad un
giocatore e il 25% di quelle avversarie nel caso in cui egli decida
di fare call. Se fa fold invece siamo comunque contenti. Se
l'avversario fa call i costi di investimento ammontano alla metà
delle bets pagate.

Nella pratica i costi sono effettivamente
maggiori perché dobbiamo mettere in preventivo un raise da parte
dell'avversario. In caso di call dell'avversario investiamo
quindi ½ BB per vincere 6 BB. Il rapporto investimento vincita
ammonta a 0,5:6 = 1:12. L'avversario deve fare fold in circa l'8%
dei casi affinché il semibluff sia +EV. (1:12 significa che
vinciamo 1 volta e perderemmo 12 se giocassimo 13 volte. La
probabilità di vittoria è quindi 1/13. Riportata in centesimi abbiamo 1/13 ~7,69/100, quindi circa l'8%. Possiamo fare anche un calcolo
con 100 partite: investiamo 100 BB e vinciamo +7,69*13 BB=~100 BB)

Un calcolo preciso è complicato perché dovremmo
valutare in maniera esatta con quale probabilità l'avversario
passa, con quale rilancia e con quale uno degli avversari paga se fa
otteniamo la nostra combinazione, per poter dire quanto un call o un semi-bluff siano redditizi.

In questo contesto calcolare in
maniera precisa non serve a molto. Il calcolo esemplificativo mostra che la percentuale di fold dell'avversario non deve essere molto alta. Se generalizziamo l'esempio vediamo che più
outs abbiamo e più consistente è il piatto, tanto minore è la
percentuale di fold necessaria da parte dell'avversario.

Rimane da
dire che con un limitato investimento cerchiamo di indurre
l'avversario ad un errore grossolano. Non si può difendere
rilanciando ogni volta perché deve considerare che non sempre siamo
in semibluff bensì talvolta avremo anche una made hand. Si delinea
un contesto che dobbiamo perseguire per rendere imprevedibile il
nostro modo di giocare. In caso di semibluff è auspicabile che un
avversario faccia fold in modo tale che un semibluff aumenti
considerevolmente l'EV, almeno contro avversari migliori che
riflettono e riescono a passare anche mani non redditizie. Contro
avversari loose che fanno sempre e comunque call, un semibluff non è
redditizio come si può dedurre dal calcolo sopra indicato. Manca la
percentuale di vincita risultante dai fold occasionali
dell'avversario.

Un ulteriore vantaggio del semibluff
consiste nel fatto che, se formiamo una combinazione, vengono
raccolte ulteriori bets perché l'avversario non capisce che la
carta pescata ci ha aiutato, ad es.:difendiamo QTo contro uno
stealraise, il flop è K9x rainbow. In questo casi un check/raise al
flop può essere buono come semibluff considerando che l'avversario
deve passare molte mani del suo stealrange. Se ha K e al turn esce J
non capisce facilmente di aver perso. È quasi costretto ad
infrangere il FToP. Non potete chiedere di meglio.

Dall'esempio
di sopra abbiamo dedotto: maggiore è il pot e migliori sono i pot
odds, meno spesso gli avversari sono costretti a fare fold affinché
un semibluff sia redditizio. Ne segue secondo la teoria del gioco che
più il pot è consistente meno frequentemente dovremmo bluffare, per
lo meno contro esperti. Nella pratica molti avversari
non adattano correttamente la loro call strategy. Per questo motivo i
bluff e i semibluff sono redditizi solo se il pot è
consistente.

Anche la difesa contro i semibluff può essere
vista sotto l'ottica del FToP. Dovremmo fare fold o raise. Fare
call di regola non è redditizio perché lasciamo che l'avversario
insegua un draw a buon mercato. Prendiamo come esempio la 3-bet
come la nostra standard-move OoP con una mano forte contro un
avversario:

Preflop:

Hero ha UTG:
,

Hero
rilancia, BU fa call.

Flop:

Hero
punta, BU rilancia.

Hero legge
qui il flushdraw avversario o un K
peggiore o qualcos'altro che è in svantaggio ed effettua una 3-bet
per far pagare il massimo ad un eventuale draw avversario. L'avversario ha infranto
il FToP e deve pagare: fare solo call significherebbe infrangere il FtoP. Se hero ha letto
male e l'avversario ha doppia coppia
o set, allora Hero è andato contro il FToP e deve pagare. Anche in questo
caso vediamo la differenza tra modalità di gioco 'sensata' e giusta
(in base al FToP). Dato che la probabilità che l'avversario abbia
solo una drawing hand è di gran lunga maggiore, la 3-bet ha senso.
Hero, che cerca di seguire fedelmente il FToP, finisce nella trappola
se l'avversario ha la mano migliore e viene costretto ad andare
contro il FToP. Il poker è un gioco con informazioni incomplete dove
le probabilità svolgono un ruolo chiave.

4.4.3. Continuation Bet

Anche la continuation-bet al flop deve
essere vista considerando il FToP. Se non abbiamo formato niente e
probabilmente non possediamo la mano migliore, possiamo tentare
eventualmente di aggiudicarci il pot tramite la continuation bet. In
un certo qual senso è un pure bluff (se non abbiamo quasi nessun
out) e/o un semibluff (se ne abbiamo alcuni).

Se
non facciamo una bet l'avversario non farà fold.
Andare contro il FToP ci serve per indurre l'avversario a
commettere un errore ancora più grossolano del nostro, foldando.
L'avversario sa solo che si trova contro una mano probabilmente
(relativamente) forte e viene messo sotto pressione tramite una bet.
Può fare tranquillamente un errore visto che anche fare call sarebbe
errato.

Al turn abbiamo una situazione più complessa. King
Yao (Pagina 208) offre il seguente esempio:

Preflop:

Hero
ha:

Hero fa openraise, un
giocatore loose al BB vede.

Flop:

BB check, Hero bet, BB call.

Turn:

Se
Hero effettua nuovamente una bet l'avversario vedrà con qualsiasi
coppia. Tuttavia con una bet Hero evita che l'avversario veda inutilmente il
river se non ha nessuna coppia. Inoltre con una bet offre al suo avversario loose di fare call con una gut shot, incrementando il suo EV. Il problema è parecchio interessante se visto dalla prospettiva dell'avversario.
Se egli ha T9 o T8, non sa quanti outs abbia realmente. Se ad es. Hero
ha pescato KQ, egli ha solo 4 outs e fare call non sarebbe
redditizio. Se però Hero non ha pescato niente (e non ha una pocket
pair), egli ha 10 outs e fare call sarebbe redditizio. Non sa quindi
se ha 4 o 10 outs. Se pensa di avere 7 (discounted) outs gli
mancano i pot odds. La continuation bet di Hero al turn con AQo può
quindi indurlo a prendere una decisione sbagliata.

5.
Pot Odds e Implied Odds

5.1. Vincolare al pot

L'affermazione dal FToP di Sklansky
che se l'avversario vince noi perdiamo si riferisce soprattutto
alle situazioni heads-up. Se giocano più
giocatori ci possono essere situazioni nelle quali contro alcuni
perdiamo e contro tanti altri vinciamo e alla fine abbiamo quindi
+EV. Questo è vero soprattutto in caso di forti draws e starting
hands speculative perché gli avversari hanno poche possibilità di vincere se
leghiamo la nostra combinazione. Se anche loro la formano sono
comunque in svantaggio rispetto a noi e hanno poche possibilità di
redraw visto che abbiamo una mano forte. Guadagniamo molto dai nostri draws forti e perdiamo poco (a causa del basso redraw).

Come esempio Sklansky cita il raise con A8s contro avversari
loose se prima 5 giocatori hanno effettuato un limp (HPFAP, Pag.
173). Come mostrano i programmi di simulazione l'equity dei
A8s è sotto l'equity medio. Per questo un raise sembrerebbe
assurdo. Ma il punto saliente è che la sua equity aumenta
drammaticamente se formiamo al flop almeno un flushdraw. Ci
aggiudichiamo ca. 1/3 del pot perchè in ca. 1/3 dei casi completiamo
il nostro colore fino al river (9/47 + 38/47*9/46 = ca. 0,35). I
giocatori ad esempio con bottom pair che hanno almeno 12:1 pot odds
riducono l'equity di un giocatore con ad esempio top pair perché
questa mano non è molto forte e può essere facilmente superata.

La nostra equity rimane praticamente intatta dato che molto
probabilmente vinciamo se formiamo una combinazione. Tramite un raise
preflop miglioriamo i pot odds per i draws deboli al flop così
che i giocatori restano più a lungo nella mano. Se formiamo una
combinazione abbiamo raggiunto l'obiettivo: vincolare i giocatori
loose alla mano e prendere loro soldi.
Questo rende il raise preflop attraente nonostante un'equity
deficitaria. Al preflop commettiamo un piccolo errore per
poter dopo indurre gli avversari a commettere errori grossolani. Alla
stessa stregua di Axs si può procedere con suited connectors e
pocket-pair basse.

5.2. Protection

Il concetto strategico di aumentare i
pot odds avversari per vincolarli al piatto può valere anche al
contrario. Riduciamo i pot odds per indurli a
lasciare. Questo procedimento è noto come Protection.
Dovrebbe essere applicato se pensiamo di avere al momento la mano
migliore ma ancora battibile, ad es. top pair con un buon kicker, con
qualsiasi board che consenta draws. Cerchiamo di spiegare il
principio con un esempio:

Se al flop ci sono ad es. 8 SB nel
piatto e l'avversaria fa una bet, un giocatore che crede di avere
la mano migliore fa raise. Gli altri giocatori che hanno draws deboli,
ad es. un gutshot (11:1 necessari pot odds) e non hanno ancora fatto
call, hanno vita dura.

Nel pot ci sono ora 8+1+2=11
SB ma dovrebbero pagare 2 SB e hanno quindi ancora solo 5,5:1 pot
odds. A loro conviene fare fold e cedere la quota di piatto che
spetterebbe loro secondo il principio dell'equity. Se fanno call
comunque pagano troppo per i draws. Facciamo un paragone con il caso
in cui il giocatore in vantaggio fa call:

Adesso ci sono 10 SB
nel piatto e gli altri giocatori devono pagare un 1 SB ma hanno pot
odds di 10:1. Possono vedere in maniera redditizia e mantenere la loro
equity intatta. Un raise porta qundi il giocatore ad una win/win
situation: o soffia all'avversario la sua quota di piatto o lo
induce ad un call non redditizio e quindi ad un errore. Anche
quest'ultima opzione gli andrebbe bene ovviamente.

5.3. Bad Beat

In questo contesto vorrei fare una
considerazione relativa alle bad beat: il fatto che gli avversari
commettano errori, nell'esempio di sopra fare call senza
avere abbastanza pot odds, non implica necessariamente che perdano
tutte le mani, allo stesso modo se non hanno fatto errori non significa che
debbano vincere nel breve periodo.

Ci siamo arrabbiati
parecchie volte quando fino al river avevamo la mano migliore, e, dopo
aver creato un piatto consistente, abbiamo comunque perso perché
l'avversario ha pescato una carta insperata. La
rabbia è comprensibile ma completamente fuori luogo. Se
l'avversario non avesse avuto i pot odds necessari, secondo il
principio di Sklansky avrebbe commesso un errore (oppure non si
preoccupa delle probabilità ed è un fish).

Potete facilmente calcolare l'entità dell'errore, cioè quanto improbabile fosse la
sua vincita rispetto all'entità del piatto. Ciononostante lui ottiene
il pot. Questo significa però che l'avversario ha vinto questa
volta e noi perdiamo soldi pur giocando correttamente, ma se
commetterà di nuovo quest'errore in futuro vinceremo contro di lui
molti soldi nel lungo periodo. Dovremmo essere contenti di avere al
nostro tavolo un tale giocatore. Se al tavolo nostro non vediamo bad
beats dovremmo considerare l'ipotesi di abbandonarlo perché gli
avversari commettono pochi errori.

6. Conclusione

Questo articolo vuole offrire
semplicemente uno spunto di riflessione sul tema FToP e gli aspetti
ad esso connessi. Questo tema può essere discusso
all'infinito. I dati di pokertracker e un'attenta analisi
delle bet sequences avversarie ci possono far scoprire leaks degli
avversari che dovremmo sfruttare in maniera cinica.

Alcuni
approcci a questo proposito sono stati già analizzati. Dobbiamo
ricordare che alcune mosse hanno un unico punto di riferimento, il
FToP. Discostandoci dalla migliore line obiettiva risultante dalla
conoscenza di tutte le carte, quindi attraverso piccoli errori,
cerchiamo sempre di indurre l'avversario a commettere errori più
grossolani, oppure seguendo la line obiettivamente migliore cerchiamo
di punire gli errori avversari. Non sempre vi riusciamo perché il
poker - come sempre occorre sottolineare - è un gioco con
informazioni incomplete dove le probabilità hanno un ruolo chiave,
ma cercare di pensare in quest'ottica e in queste categorie ci
permette di migliorare il nostro stile di gioco.