Aggiornato il 13 Mar 26 da

Tilt: Polli e squali

In tilt non avete vantaggi

"La gara viene decisa sul campo da gioco da 6 piedi tra le orecchie" (Bobby Jones, leggendario giocatore di golf).

Il pessimo giocatore, il cosiddetto fish, è manna dal cielo per i giocatori validi, almeno così si pensa. Non è infatti lui che mette in gioco il "dead money"? Non è forse lui che commette gli errori che i bravi giocatori sfruttano per poter vincere? Non è forse lui che vede la speranza piuttosto remota di un draw? E non e lui che è all'oscuro delle probabilità matematiche e gioca d'azzardo a caso, giocando fin troppe mani iniziali, sbagliando la portata delle bet, ignorando la posizione al tavolo, chiamando invece di rilanciare ed è calling station weak-tight? Baaah!

Tutto vero - per ora tutto ok. E tuttavia il fish è la pietra dello scandalo perchè è colui che pur giocando male ogni tanto ci batte, distribuisce bad beat con i suoi 2-outer, forma pessimi draw e vince. O semplicemente ha fortuna o fa delle cose che ci mandano in collera. O ci mandano in tilt. 

Anche i giocatori scarsi possono vincere

Se i cosiddetti fish non vincessero a volte pur giocando male, i giocatori più bravi registrebbero vincite spropositate. Probabilmente così non ci sarebbero più fish. Non ci sarebbe più traccia di fish. Il povero fish è colui che mette più soldi durante la partita e per questo viene spesso maledetto. Deve accettare il ruolo di perdente senza proferire parola, perdere quanti più soldi possibili rapidamente e costantemente, parliamo ovviamente dei soldi che devono raccogliere gli altri. Chi gioca a poker da un pò di tempo è consapevole di questo problema. I pessimi giocatori ci fanno arrabbiare ma allo stesso tempo dobbiamo riconoscere che la maggior parte dei nostri proventi deriva da loro anche se la rabbia domina e ci può mandare in tilt. Perchè mai?

Ma perchè la rabbia è di natura emozionale e ci coglie, disturba e irrita ma il fatto che i giocatori scarsi portano soldi nella cassa viene percepito in maniera distaccata da un punto di vista intellettuale o viene classificato in maniera completamente diversa. Infatti se vinciamo non è grazie agli errori altrui, bensì' grazie alle nostre capacità e competenza. Ovvio, no?

Questo fa sì che la percezione venga distorta, tralasciando il proprio modo di giocare a vantaggio di quello degli avversari. Significa un desiderio comprensibile di rilassamento che però non giova al proprio modo di giocare in quanto siamo sollevati dalla responsabilità del migliorare il nostro stile di gioco dato che attribuiamo ad altri la responsabilità di quello che accade al tavolo. Così facendo non ci comportiamo come se il destino fosse nelle nostre mani ma come se fosse nelle mani di altri.

Artefici del proprio destino vs. destino nelle mani altrui

Chi pensa di non essere artefice del proprio destino non ha alcuna responsabilità ma neanche alcun potere di poter cambiare qualcosa. Non riesce ad agire, bensì deve reagire a quello che fanno gli altri. Così però facciamo il gioco degli altri e non il nostro. Sì,ci piacerebbe, ma gli altri non ce lo permettono perchè giocano come giocano gli altri ...
Chi ritiene di essere artefice del proprio destino riconosce le realtà della partita e si assume le proprie responsabilità. E' consapevole che può lavorare sul proprio modo di giocare e non su quello degli altri. Delle sessioni andate male o un downswing vengono viste da lui come uno stimolo a migliorarsi. Chiaramente non ha alibi nè giustificazioni, ma i suoi progressi dipendono solo da lui. Il vostro vantaggio non è così ampio. Il poker è un gioco dai minimi vantaggi rispetto al rivale. Anche un ottimo giocatore ha a breve termine solo un piccolo vantaggio rispetto alla concorrenza, visto che il fattore fortuna a breve termine è così alto. A lungotermine i tanti piccoli vantaggi rispetto ai concorrenti diventano più consistenti (e pagano di più).

Il tuo edge non è poi tanto

 Ad ogni modo il poker è un gioco con pochi vantaggi-la precondizione per la grande variance nota del poker.

Essa porta all'interno di una sessione o serata sfortunata a situazioni emotive così note a noi quando le cose non vanno per il verso giusto. Le curve e gli stat con il passar degli anni vengono invece percepiti per lo più in maniera distaccata.

Se riteniamo che basti sedersi al tavolo per sbaragliare la concorrenza ci mettiamo in una condizione psicologica di svantaggio perchè il gap tra valore presunto ed effettivo aumenta. In realtà il vantaggio di molti giocatori rispetto agli avversari non è così grande come supponete.
Questa supposizione...  

  •   ... inoltre impedisce di percepire la propria responsabilità al down, quindi i propri errori.   
  • ... conduce più celermente al tilt, dato che la responsabiltà di quello che accade è dell'avversario e non nostra.  
  •  ...solleva dalla responsabilità di lavorare duro e affinare il proprio modo di giocare. „Che posso mai fare, tanto mi battono comunque."

Se invece agiamo in maniera realistica e autodeterminata, riusciamo ad assumerci le nostre responsabilità e accettiamo la situazione nella quale ci troviamo. Non vi è motivo di nascondersi, ma non c'è allo stesso modo alcun motivo di credersi imbattibili dopo sei mesi che giochiamo a poker. Chi investe nel proprio stile di gioco,ha l'atteggiamento giusto ed è obiettivo, è destinato ad aumentare i suoi successi. Comprendo anche il fatto che vediamo i fish per quello che sono: avversari e giocatori che hanno le nostre stesse probabilità di successo. In altre parole: capita che i fish con fortuna riescano a battare nostre mani migliori. Che dobbiamo fare? Perdere il controllo di noi stessi? Solo perchè ogni tanto anche il giocatore più scarso ha delle combinazioni vincenti? E cosa possiamo mai farci visto che ha le nostre stesse possibilità, come abbiamo già ribadito?

Reframing

Quello che mi sono proposto di fare in questo articolo è un „reframing", un procedimento che avete già incontrato più volte nel forum. Qualcuno ad esempio scrive che è irritato dalle bad beat, un altro gli risponde che alla lunga trae vantaggio dal pessimo modo di giocare dei fish. Un esempio perfetto di reframing.

Reframing (in it. letteralmente mettere in nuova cornice) significa "mettere qualcosa in un'altra cornice", "incorniciare di nuovo" oppure, detta in maniera più volgare, "offire una nuova interpretazione". Si tratta di un processo che viene eseguito consapevolmente dagli uomini.

Noi "reincorniciamo" costantemente, visto che interpretiamo le cose, le impressioni, gli iter secondo i parametri che prefissiamo ed espremiamo una valutazione di conseguenza. Se ci sono nuovi impulsi e impressioni, siamo pronti a rivalutare la situazione e porla in un'ottica e in una logica per noi migliore. Illustro il concetto di reframing quasi da un punto di vista metalinguistico, così che voi impariate a fare dei "reframing in futuro, perchè il reframing è una cosa individuale, perchè un nuovo contesto che va bene ad un altro e vi viene offerto magari a voi non va a genio.

Esempio: Se venite morsi dal vostro cane,non reagite al reframing -all'offerta della partner, di considerare che ci tratta comunque di un animale dolce. Ma se penso che lo irrita se gli tengo lontano la palla e lui morde regolarmente, la mia rabbia svanisce e ho applicato un reframing che si addice a me. Se pensiamo al reframing e a quello che accade ci accorgiamo che siamo NOI, che interpretiamo gli eventi. Quello che a uno sembra una cosa positiva, magari non piace ad un altro. Nel mezzo ci sono tutta una serie di intepretazioni possibili come vogliamo vedere una cosa. Finora tutto chiaro e noto, ma raramente riconosciamo che le nostre prospettive sono chiaramente soggettive.

Vogliamo dare oggettività al nostro reframing ("non è che lo credo io, è proprio così!"). Allo stesso modo siamo noi che interpretiamo giocando a poker.

Reframing: porre le cose in un nuovo contest

Possiamo scegliere, di crearci una cornice più o meno insopportabile: "con AK vengo sempre sconfitto, è inutile che continui a giocare!" oppure una cornice per noi più costruttiva: "fa parte del gioco e delle probabilità matematiche e gira a mio vantaggio" Sceglietevi una cornice che vi aggrada. Ci sono abbastanza proposte plausibili nella sezione psicologia e strategia e anche nel forum da parte degli utenti. E'importante che riusciate a vivere con la vostra cornice e che vi appaia plausibile. Avete l'imbarazzo della scelta: potete naturalmente anche rimanere nei vecchi schemi.

Vorrei semplicemente stimolarvi a confrontarvi con le modalità con le quali riflettete sullo downswing, il tilt, sul poker e magari constatatare la forza che vi dà l'interpretare liberamente le cose che vi accadono. Provate un pò. E' difficile cambiare delle vecchie abitudini, ma esercitandovi sarà più facile! Scegliete una situazione che vi infastidisce ripetutamente e pensate alle vostre possibili interpretazioni positive. Cercate di trovare una cornice positiva che vi sia di aiuto nell'affrontare le cose. Come giudicherebbe un altro la situazione dal suo punto di vista? Come potrebbero anche essere interpretate le cose? Quale potrebbe essere l'effetto positivo della cosa negativa? Spesso si nota che una cosa vissuta in maniera negativa ha dei risvolti positivi? Quali potrebbero essere in questo caso? Scegliete qualcosa che riuscite ad accettare interiormente e che vi si confa. E'importante che veniate a capo del vostro sentimento. Giocate un pò con le possibilità.

Riassunto  

  • Cercate di restare realisti. Sia il top player che il giocatore occasionale hanno le stesse prospettive: entrambi avranno a che fare con la variance regolarmente. Ma è diverso il modo di affrontarla!   
  • Anche se da un punto di vista psicologico è un sollievo ridurre la pressione: molti giocatori non traggono contro i fish i vantaggi auspicati. Giocate come sapete e cercate i vantaggi. Rispettate l'avversario. Se andate in tilt a causa sua,è lui che è in vantaggio su di voi! 
  • Lavorate con accuratezza sugli articoli strategici che trattano del modo di giocare contro determinati tipi di avversari. Così siete preparati, avete le giuste contromisure e siete meno a rischio di tilt.

Cenni sull'autore: Robert Langer è consulente psicologo, coach e trainer con proprio studio a Saarbrücken. Inoltre insegna psicologia presso una prestigiosa scuola di naturopati ed è docente universitario con seminari nell'ambito tematico NLP e psicologia risolutiva.