Blind defense: come difendere i propri blind
Introduzione
In questo articolo
- Le
problematiche nella blind defence - Le tipologie di blind defence
- I principali punti deboli
della blind defence
Per
blind defence, nell'accezione data in questo articolo, si intende una
situazione in cui ci si trova in BB (big blind) o SB (small blind) e
al preflop un solo giocatore rilancia prima di voi. La caratteristica
peculiare di questa situazione è che un giocatore prima di voi ha
manifestato il suo interesse per la dead money (i blind che anche voi
avete in parte versato) e quindi sicuramente avrà una mano con cui
lotterà per raggiungere il suo obiettivo. Per di più, tutti gli
altri giocatori hanno fatto fold, per cui al postflop si giungerà a
una situazione di heads-up.
La
situazione in cui voi vi troviate nel blind e un giocatore prima di
voi faccia limp e quindi non attacchi aggressivamente il vostro blind
non è direttamente oggetto di studio di questo articolo, ciò
nonostante è possibile che alcuni aspetti analizzati in questa sede
possano essere trasposti anche a quella situazione.
Inoltre,
nel caso di un coldcaller cambia notevolmente la dinamica tra voi e
il preflopraiser con la conseguenza che alcune delle azioni possibili
in questa situazione trovano applicazione solo in determinate
condizioni mentre nuove azioni, come lo squeezeplay, risultano
efficaci.
Perché
bisogna proteggere il proprio blind?
In
qualsiasi variante del poker esistono le
cosiddette puntate obbligatorie. Sia che siano ante o blind, tali
puntate obbligatorie rappresentano il motivo per cui si gioca la
partita in un determinato modo. Senza le puntate obbligatorie non
avreste il problema di dover attendere le mani veramente forti e
giocarle in maniera piuttosto aggressiva nella speranza che
- un giocatore
scarso abbia un strategia molto povera e quindi non vi liquidi - un altro giocatore formi solo
la seconda mano migliore
I
blind servono esattamente a spronare i giocatori a versare una quota
nel piatto e accaparrarsi la dead money.
Nel
No-Limit Hold'em il gioco dei blind è di primo acchito piuttosto
semplice da eseguire. Rispetto all'effettivo stack, i blind sono di
solito una parte minimale, per cui in particolare per i microstake e
gli smallstake non vale la pena proteggere questa
piccola puntata con mani marginali e quindi mettere potenzialmente a
repentaglio l'intero stack. Se però passate ai midstake, allora vi
renderete conto che molti giocatori tendono molto spesso ad attaccare
i blind. Per questo motivo, se non proteggete i vostri blind con mani
più marginali, cadrete vittima di tali giocatori, in quanto
l'avversario non pagherà le vostre mani monster.
Questo
articolo intende illustrare i punti essenziali
per la difesa dei blind e le opzioni a vostra disposizione per poter
trarre il maggior profitto dai blind con le mani forti e limitare le
perdite con le mani più deboli.
Cosa rende così speciale il
blindplay?
Innanzitutto
bisogna analizzare l'effettiva dinamica attribuita al gioco in SB/BB.
A tal proposito sono presenti quattro punti fondamentali che rendono
il gioco dei blind così complicato.
Proprio
nel No-Limit Hold'em, la posizione è uno dei fattori principali per
poter giocare la mano al postflop nella maniera più redditizia
possibile. Pertanto non ci si deve
meravigliare che un buon giocatore faccia bene attenzione ad
accrescere il proprio range verso il button. Proprio nella posizione
avanzata le mani marginali diventano lucrative e pertanto anche
giocabili.
Se
vi trovate a giocare dai blind, allora soltanto al preflop giocherete
in posizione avanzata. Al postflop avrete sempre uno svantaggio di
posizione nei confronti dell'avversario, in quanto dovrete agire
sempre per primi. Proprio questo aspetto rende il gioco dei blind
particolarmente complicato, visto che out of position avrete a stento
il controllo del piatto e vi sarà quindi difficile ottenere il
massimo value possibile con mani di forza media.
Il
seguente esempio di mano vi illustra quanto possa essere difficile
giocare in una situazione simile.
Esempio
1:
Read:
CO: $200, TAG pensante
Hero: $200
1/2 No-Limit Hold'em (5 handed )
Preflop: Hero is BB with 9

2 folds, CO raises to $7.00, SB folds, Hero calls $5.00.
Voi
vedete al preflop con l'obiettivo di giocare per set value la vostra
pocket pair contro l'openraise dell'avversario.
Flop: ($15.00) Q


Hero checks, CO bets $10.00, Hero calls $10.00.
Sfortunatamente
non riuscite a formare il vostro set. La continuation bet
dell'avversario non vi permette tuttavia di sapere se egli abbia
effettivamente centrato il flop o meno. Visto che il suo range in
questa situazione è molto grande e potrebbe benissimo effettuare una
continuation bet con il 90% del suo range, avete ancora un'ottima
equity contro di lui al flop, per cui potete vedere la continuation
bet.
Turn: ($35.00) J
Hero checks, CO bets 25$, Hero folds.
Al
turn scende una overcard per la vostra pocket pair e l'avversario vi
spara un 2nd barrel. Dal canto vostro, non avete la più pallida idea
in che punto vi troviate né se sia meglio vedere la seconda bet o
meno. Tuttavia, per paura di avere troppo
spesso la mano più debole, si fa fold.
Conclusione:
sia al flop che al turn vi trovate in svantaggio posizionale in
quanto non avete la minima informazione sulla forza della mano
avversaria: pertanto non potete sapere in che punto vi troviate. Il
vostro dilemma non finisce qui. In questa situazione applicate in un
primo momento la linea standard facendo
checkraise al flop con la 2nd coppia. In questo modo trasformerete la
vostra mano con showdown value in un bluff, in quanto l'avversario
tendenzialmente vedrà il vostro checkraise solo con mani migliori o
eventualmente risponderà con un altro bluff persino con mani più
deboli e voi passerete la mano migliore a caro prezzo.
Lo
stesso vale anche per il gioco al turn. Indipendentemente dalla linea
scelta, se mostrate aggressione, trasformate
la mano in un bluff. Anche giocando check/raise o donk/fold, non
migliorate certo la vostra situazione. La vostra mano diventa un
bluff. Se fate check/call al turn e giocate la mano in base al
relativo showdownvalue, allora svelate entrambe le carte
all'avversario, in quanto può sicuramente intuire che a questo punto
siate in possesso di una mano con showdownvalue incapace di opporre
molta resistenza.
Per
poter quindi fare un call al river in risposta a un 3rd barrel, avete
bisogno di particolari read (informazioni sull'avversario) e,
considerando la loro rarità, molto spesso dovrete giocare al river
la linea check/fold dopo un blank.
Da
qualsiasi prospettiva si osservi, lo svantaggio di posizione vi
impedisce di giocare la mano al postflop in maniera redditizia.
Non
soltanto le mani di forza media vi
procureranno grattacapi al postflop; anche gli autentici monster sono
molto difficili da giocare. Nel seguente esempio di mano si spiega
proprio questa problematica.
Esempio
2:
Read:
CO:
TAG assennato, Stack: 200$
Hero: Stack: 200$
1/2 No-Limit Hold'em (5 handed)
Preflop: Hero is BB with 4

2 folds, CO raises to $7.00, SB folds, Hero calls $5.00.
Voi
vedete al preflop con l'obiettivo di giocare per set value la vostra
pocket pair contro l'openraise dell'avversario.
Flop: ($15.00) 3


Hero ???
Dopo
il call al preflop avete formato il set. Ora si pone la questione su
come ricavare il massimo value dalla mano. Bisogna quindi giocare al
flop la linea check/raise oppure donk/3-bet? Oppure non sarebbe
meglio giocare per primo check/call al flop per poi eventualmente
fare una donkbet al turn? Oppure sarebbe meglio fare check/raise al
turn dopo un check/call al flop?
Conclusione:
in questo esempio basta semplicemente vedere il flop per scatenare
una serie di dubbi e non sapere quindi come ricavare dalla mano il
massimo value.
Se
giocate check/raise o donk/3-bet al flop, allora non potete
aspettarvi che su un simile board l'avversario perda il suo stack con
meno di una overpair. Se l'avversario ha in mano due overcard, cosa
che, considerando il suo open raising range piuttosto consistente, è
estremamente probabile, allora molto probabilmente risponderà ad un
checkraise con un fold mentre a una donkbet in parte con un fold e
nei casi più remoti con un bluffraise.
Se
giocate solo check/call al flop nella speranza che l'avversario
migliori la mano formando una top pair o
simili, allora riparte tutto daccapo. Con una donkbet raramente
riuscirete ad ottenere value da una one-pair-hand, in quanto questa
vedrà soltanto la bet per poter effettuare una nuova valutazione al
river. Se fate check-raise allora si presenta il rischio di un
checkbehind dell'avversario che vi priverebbe di una delle
possibilità di ottenere ulteriori possibilità di sviluppo della
mano. Se invece il checkraise va a buon fine, allora un giocatore
esperto passerà quasi l'intero range che voi attaccate e continuerà
a stare nel piatto solo con mani migliori.
é
quindi chiaro che nel caso in cui l'avversario stesso non abbia una
mano talmente forte da non volerla passare, persino un monster del
genere sia difficile da giocare out-of-position puntando all'intero
stack.
Questi
due esempi dimostrano chiaramente quali
effetti produce lo svantaggio di posizione al postflop. Proprio
queste considerazioni dovrebbero determinare la vostra decisione già
al preflop. Per entrambi le mani vi dovrebbe essere chiaro che le
possibili strategie di gioco dipendono fortemente dall'intero range
di blind defence. Avete quindi bisogno sempre di un piano complessivo
per poter analizzare in maniera realmente esaustiva come giocare le
mani mediamente forti e le mani monster illustrate negli esempi in
alto.
Oltre
allo svantaggio di posizione è altrettanto
fondamentale saper valutare correttamente il range avversario. Gli
openraising range dei vari avversari possono differenziarsi molto,
sebbene in generale sia necessario tenere conto di due punti.
Quanto
più avanzata è la posizione dell'avversario,
tanto maggiore sarà l'openraising range. Nei midstakes molti
giocatori hanno ben assimilato il principio alla base del gioco di
posizione, per cui adattano il proprio range alla relativa posizione.
Un buttonraise è di conseguenza da considerare più debole rispetto
ad un rilancio da UTG.
Quanto
detto non si applica allo stesso modo a tutti i giocatori. Non potete
dare per scontato che ogni giocare adatti il proprio range
esattamente come avreste fatto voi. Questo presuppone una certa
competenza del giocatore che varia da soggetto
in soggetto.
Pertanto,
nel momento in cui riflettete sulla vostra
strategia dei blind, è necessario abbandonare alcuni ragionamenti
del tipo "come devo giocare la mano XY contro un openraise dal
button/openraise da UTG?".
Dovreste
piuttosto giungere a riflessioni del tipo "Come devo giocare la
mano XY contro questo avversario in particolare in risposta ad un
openraising range del button/openraising range di UTG?".
Un
buon indizio è il valore "Attempt to Steal" consultabile
con PokerStrategy Elephant o PokerTracker che consente di fare una
supposizione relativa all'adattamento del range avversario in
relazione alla posizione.
Se
vi trovate nei blind, dovete essere
consapevoli che non state proteggendo il "vostro" big blind
o small blind.
Il
fatto che le chip si trovino davanti a voi non implica che vi
appartengano ancora. Le avete investite nel piatto ancora prima di
vedere la mano. Non lasciatevi confondere dal fatto di aver sborsato
il dead money di tasca vostra, per cui intendete giocare dal blind
anche mani deboli o inadeguate, soltanto perché volete indietro i
"vostri" soldi. Non importa da chi provengono quei soldi,
ormai appartengono al piatto. Il fatto che siano vostri non deve
influire negativamente sul vostro gioco.
Vi trovate nello small blind o nel big blind? La risposta a questa
domanda influenza la vostra decisione in maniera determinante. In
base alla vostra posizione avete la possibilità di chiudere il giro
di puntate o meno.
Se
siete nello small blind, allora la tendenza di gioco dei big blind
dovrebbe determinare la vostra decisione. È
necessario essere consapevoli dell'eventuale tendenza dell'avversario
ad applicare molto squeeze play, vedere piccole 3-bet o effettuare
piccole 4-bet in simili situazioni di blind defence.
Il
vostro callingrange da SB deve mutare enormemente qualora dopo di voi
ci sia un giocatore in BB che sfrutta molto volentieri situazioni del
genere per effettuare una 3-bet e quindi vincere il piatto
direttamente al preflop. Anche soltanto per
il fatto che un giocatore tendente allo squeeze play si trovi in BB,
si può passare da un call al fold.
Applicazione
degli aspetti illustrati
Finora
sono state presentate le variabili contestuali in maniera
esclusivamente teorica. Non sono state
fornite ancora soluzioni dirette che vi indichino come strutturare il
vostro gioco di blind defence. Tutti questi "preliminari"
non sono stati inutili. In teoria potreste già sedervi alla
scrivania e sulla base dei parametri illustrati in alto trarre le
vostre conclusioni sul gioco di blind defence e chiarirvi le idee sui
vostri hand range nelle varie situazioni possibili. In effetti, è
necessario puntualizzare che non esista una strategia valida sempre e
comunque in ogni partita. È fondamentale individuare un giusto mix
applicabile perfettamente alla vostra strategia generale. Vale quindi
la pena dedicare un po' di tempo a tale tematica.
Andiamo
avanti. All'inizio si pone ovviamente una domanda particolare: quali
sono le varie opzioni disponibili nel gioco
di blind defence. Al preflop si possono seguire due diverse strade,
suddivise tra defence passiva e defence attiva.
La
defence passiva descrive la situazione in cui vedete soltanto il
preflopraise per poter vedere il flop in maniera economica. Il
vantaggio del call in questo caso consiste nel fatto che il piatto
non cresce troppo e quindi al postflop avrete ancora sufficiente
ambito di azione in OOP (out of position) per poter facilmente
passare mani mediamente forti in un piatto relativamente piccolo.
Dopo il call al preflop avete a disposizione una quantità smisurata
di diverse linee possibili con cui poter proseguire la mano. Un check
diretto al preflopraiser non è pertanto obbligatorio. A questo punto
potete sfruttare lo svantaggio di posizione a vostro favore se
riuscite ad applicare una donkbet al flop al momento opportuno. Non
premete quindi prematuramente il checkbutton non appena vengono
scoperte le prime tre carte.
Lo
svantaggio della defence passiva è riconducibile tuttavia alla mano.
Al postflop giocate la mano out of position e senza iniziativa.
Questa è sicuramente la posizione di partenza peggiore che si possa
immaginare, in quanto raramente avrete informazioni utili sull'hand
range dell'avversario. Per passare da questa situazione a una
situazione +EV, si richiedono pertanto ottime abilità di gioco al
postflop e solide capacità di handreading..
Nel
caso di un'azione di defence attiva si risponde direttamente
con una 3-bet ad un openraise al preflop. Questa 3-bet comporta
contemporaneamente diverse conseguenze che, a seconda della
situazione di gioco, possono rivelarsi vantaggiose o meno.
- Si genera fold
equity al preflop e si può direttamente vincere il piatto - Si contribuisce alla propria
immagine di 3-betting - Si definisce meglio il range
dell'avversario - Si ottiene l'iniziativa al
postflop - L'avversario è costretto a
decidere sulla linea da adottare in position contro le 3-bet - Al postflop si gioca out of
position un piatto medio-grande
Come
si è visto, opponendo una resistenza
attiva si aumenta sì il piatto al preflop, ma allo stesso tempo si
ottiene l'iniziativa e quindi la possibilità di vincere benissimo
piatti che non vi spettavano necessariamente. Soltanto per il fatto
di porre l'avversario dinanzi alla necessità di scegliere di lottare
veramente per quel "poco" di dead money o meno, si può
sfruttare questa situazione a proprio vantaggio dimostrando di essere
disposti a lottare per il piatto.
Gli errori più
comuni nella blind defence
Il
prossimo capitolo illustra i punti essenziali della blind defence, da
analizzare a fondo per poter giocare sui blinds in modo profittevole,
e gli errori più comuni. É fondamentale a riguardo conoscere i
principi basilari sottostanti la situazione e riuscire a integrarli
autonomamente nel proprio gioco. Se riuscite a valutare correttamente
la situazione, nulla più vi potrà più impedire di creare una
vostra strategia dai blind creativa e redditizia.
Il
primo aspetto importante è una situazione che si verifica molto
frequentemente; ossia nel blind ricevete una pocket pair medio
piccola (22-99) e dovete scegliere come proteggere il vostro blind.
Avrete sicuramente sentito dire che le pocket pair medio piccole
possono benissimo essere viste per setvalue. A tale riguardo esistono
ovviamente alcune regole secondo cui "si può fare call con
profitto fino a che si ha uno stack residuo pari o maggiore a 10-15
volte l'importo da vedere, e si hanno quindi implied odds adeguati
per poter vincere a sufficienza nel caso formiate qualcosa: in questo
modo l'intera situazione si rivela una situazione +EV".
Il
ragionamento dietro la regola "vedere per set value" è
indubbiamente corretto. Tuttavia, non
credete alle affermazioni secondo cui bisogna aver x volte l'importo
da vedere. Questo ragionamento fa sì che, avendo anche solo un
dollaro in meno di quanto previsto, non si abbiano più gli implied
odds necessari per poter vedere e quindi un fold diventa la scelta
giusta da fare. Il poker non è purtroppo così semplice, per cui
basta vedere solo l'entità dello stack per poter affermare
direttamente con una pocket pair che si possa fare realmente un call
+EV. Sarebbe troppo bello.
Che
cosa significa? Molti giocatori vedono ciecamente le loro pocket pair
for value senza prestare attenzione all'intera situazione. Criteri
fondamentali per capire se bisogna vedere o meno sono il range
avversario e le tendenze dei rispettivi giocatori. Solo se il range
avversario è sufficientemente "forte", per poter formare
abbastanza spesso la seconda mano migliore, e solo quando
l'avversario è abbastanza scarso da andare in bancarotta con questa
mano, allora potete calcolare gli odds esatti. È spesso sbagliato
vedere per set value una pocket pair medio piccola contro un
openraise da parte di BU in SB, in quanto il range avversario è
spesso talmente grande che non riceverete abbastanza spesso un payout
con un set. Un altro motivo è che relativamente spesso passate la
mano migliore contro un range così ampio in risposta a una
continuation bet dell'avversario. È inoltre determinante il fatto
che dovrete giocare out of position al postflop e, come si è
mostrato con gli esempi relativi allo svantaggio di posizione, vi
troverete spesso in difficoltà nel cercare di ottenere il massimo
value dalla mano.
Le
pocket pair non servono quindi soltanto a vedere al preflop e
valutare al postflop cosa succede qualora non formiate il vostro set.
Non è una vergogna passare una pocket pair
medio piccola al preflop anche in presenza di implied odds
apparentemente buoni.
Inoltre,
è necessario puntualizzare che le pocket pair presentano un buon
valore di equity proprio contro gli
openraising range al preflop. Ciò significa che si può benissimo
effettuare una 3-bet e ottenere in questo modo l'iniziativa per poter
vincere il piatto senza showdown oppure per poter formare un set e a
quel punto portare l'avversario a perdere il suo stack in un piatto
reraised, ad esempio con una top pair.
Un
semplice call con una pocket pair, come impongono determinate regole
sul setvalue, non è necessariamente +EV. Nella banca dati di
Elephant o PocketTracker potete ricercare situazioni di gioco simili
e selezionare semplicemente diversi hand range. Il miglior modo per
colmare questa lacuna è lavorare autonomamente lontano dal tavolo da
gioco e convincersi che determinati call per set value al preflop
sono strettamente connessi all'avversario e alla relativa situazione.
Un altro errore comune consiste nel fatto che
molti giocatori svelano più o meno la propria mano in una situazione
di blind defence passiva. Molti giocatori tengono a vedere solo
pocket pair dal blind facilitando in questo modo l'avversario a
giocare contro di loro al postflop in maniera redditizia. È
necessario fare in modo che la linea scelta di volta in volta sia
complessivamente bilanciata in particolare al postflop in OOP
(out-of-position).
Non
è possibile giocare al flop la linea donk/3-bet solo con set formati
oppure al flop e al turn la linea check/raise solo con mani
mediamente forti, per poi passare la mano al river dopo un 3rd
barrel. I vostri range devono essere sempre bilanciati a tal punto da
poter inglobare sempre semibluff e monster. Particolare
attenzione spetta ai call al preflop. Non fate call soltanto con
pocket pair! Prendete mani come KQ, AQ, JT per bilanciare meglio il
vostro range e intensificare in generale le vostre azioni "donk/3-bet
al flop" e "check/raise al flop" oppure "check/call,
donk al turn". In questo modo l'avversario sarà costretto a
vedere il vostro checkraise al flop e la vostra bet al flop con
toppair senza kicker, senza sapere se sta andando incontro ad un set
o se si trova in vantaggio contro un semibluff.
Il
successivo problema non riguarda la blind
defence passiva bensì si presenta molto spesso nella blind defence
attiva. Quando si effettua una 3-bet al preflop bisogna tenere conto
dell'avversario a cui viene rivolta tale azione, della propria table
image (immagine al tavolo di gioco) nonché delle partite precedenti
giocate con l'avversario in questione. Proprio nei midstake, molti
giocatori habitué iniziano a effettuare molto frequentemente piccole
4-bet. Se contro questi avversari avete un range di 3-betting molto
ampio dal blind e dopo una 4-bet passate tutto tranne il monster,
allora dovreste lasciar perdere subito la 3-bet. In una situazione
del genere risulterete facile preda per un 4-better aggressivo.
Se
la vostra immagine al tavolo è tight e giocate contro un habitué
attivo, allora dovreste semplicemente sfruttare la vostra immagine.
Dopo una piccola 4-bet, con il quale l'avversario non si è reso
committed (elemento essenziale per ottenere anche la fold equity), se
applicate una 5-bet di bluff e mettete al centro l'intero stack di
100 BB potreste ricavare un sacco di profitto. Proprio grazie a una
immagine mediamente tight riuscite a produrre un'enorme fold equity
tramite questi bluff ricevendo quindi successivamente anche un po' di
value in più dai vostri monster. A tal proposito, è necessario
puntualizzare che in una situazione del genere non bisognerebbe
parlare di bluff, quanto piuttosto di semibluff, in quanto con mani
adeguatamente selezionate avrete ancora un'ottima percentuale di
equity contro i normali range di push-calling.
Se
partite da un calling range di JJ+, AK, allora avrete ad esempio il
33% di equity con 99, il 29% con ATs e il 31% con AQs.
Inoltre,
l'avversario inizierà anche ad incrementare il suo calling range in
simili situazioni, per cui guadagnerete un value notevole da AA, KK e
aumenterete l'equity dei vostri semibluff.
Analizzando
le modalità di intervento nelle partite
contro 4-better aggressivi è ovviamente essenziale essere
consapevoli che vedere una 4-bet è molto spesso una decisione del
tutto sbagliata. In alternativa, è possibile difendersi e affrontare
di volta in volta la situazione. In effetti, anche in questo caso non
esiste una regola d'oro da seguire. L'avversario, l'immagine e la
cronologia di mani giocate con l'avversario devono combaciare per
poter avere una situazione +EV. Anche questo adattamento potrebbe
trasformarsi in un tallone d'Achille, quando si inizia a fare troppo
spesso push al preflop.
Una
continuation bet deve avere sempre la stessa entità? Bisogna sempre
effettuare una continuation bet in presenza di determinate strutture
di board? Queste domande trovano facilmente
risposta: si e no.
Un
punto essenziale da tenere presente è che le continuation bet
dovrebbero essere inferiori rispetto a quelle di un normale piatto
rilanciato. In altre parole, si intende inferiori rispetto all'entità
del piatto. Ma perché?
La
continuation bet di per sé non fornisce alcun indizio sulla forza
della vostra mano. L'obiettivo di questa puntata è porre
l'avversario dinanzi a una decisione e, nel caso in cui abbiate una
mano molto forte, accrescere il piatto a tal punto da lasciarsi
aperta la possibilità fino al river di mettere con nonchalance tutto
il proprio stack nel pot. Se giocate in un piatto 3-betted, allora è
piuttosto improbabile che non riusciate a puntare tutto il vostro
stack dopo aver applicato la linea bet al flop, bet al turn e bet al
river. Per questo motivo, al flop non avrete bisogno di una puntata
per ¾ l'entità del piatto o per l'intera entità del piatto.
Effettuando grandi continuation bet invitate semplicemente
l'avversario o a rilanciare all-in direttamente al flop o a vedere al
flop, in modo che al turn vi troviate con una mano unimproved a dover
prendere una difficile decisione, ossia se effettuare un'ulteriore
puntata, con la quale nella maggior parte dei casi vi renderete
committed, oppure passare la mano.
Esemplare
a tal riguardo è la situazione in cui si
effettuano frequentemente continuation bet troppo elevate al flop e
una volta giunti al turn si fa check/fold. In questo modo si perdono
ingenti somme di denaro.
Una
continuation bet compresa tra 1/2 e 2/3 dell'entità del piatto è
nella maggior parte dei casi più che sufficiente per raggiungere i
vostri obiettivi.
Tuttavia,
non è l'entità della bet a rappresentare il punto dolente della
continuation bet in out of position in piatti 3-betted. Anche la
struttura del board risulta determinante. In linea di massima, è
necessario essere consapevoli che al postflop in presenza di rapporti
stack residuo/piatto più piccoli diminuisce la forza delle mani con
le quali si è disposti a perdere tutto. Inoltre, se si ha la
possibilità di procedere all-in e quindi creare una propria fold
equity, allora questa è la situazione ideale. In altre parole, in un
flop rainbow J-high con KK non bisogna necessariamente effettuare una
continuation bet. Molto spesso l'avversario stesso cercherà di
intascarsi il piatto relativamente consistente rendendosi così
involontariamente committed.
In
alternativa, dovreste ovviamente aver ben chiaro in mente quale sia
il 3-bet-calling range dell'avversario. In linea di massima, bisogna
dire che nel caso di un thinking TAG il range sarà costituito da un
numero relativamente esiguo di assi, numerose pocket pair e mani
speculative. Per questo motivo, i dry board di tipo A-high o K-high
rappresentano un'ottima opportunità per effettuare una continuation
bet con mani unimproved che non siano coppie.
Tuttavia,
è necessario che teniate sott'occhio l'aspetto del potcontrol che
trova applicazione anche nei piatti in cui siano state effettuate
3-bet. Se avete una mano mediamente forte, che abbia ottime
possibilità di vincere uno showdown incontestato,
allora dovreste evitare di effettuare una continuation bet.
Non
dovreste inoltre aver alcun problema a fare check/fold al flop a
seconda dell'avversario su un flop T

con J
dopo una 3-bet al preflop. Proprio nel momento in cui applicate i
punti deboli del balancing dalla defence passiva a quella attiva,
dovete tenere in mente che avendo a disposizione un buon range, con
il quale poter giocare la linea check/raise all-in al flop, sarà
necessario bilanciare questa linea con le linee "check/fold al
flop".
Ouanto
detto finora si applica anche al vostro range di 3-betting dal blind.
A causa del problema di domination delle proprie mani da parte
dell'avversario non dovreste effettuare 3-bet con mani highcard
mediamente forti.
Visto
che il vostro legittimo
range di 3-betting risulta relativamente piccolo, per cui riceverete
poca azione, allora nel momento in cui fate 3-bet sarà possibile
polarizzare il vostro range in modo tale da fare 3-bet o con le mani
superiori al range avversario oppure con le mani che vantano
un'ottima playability al postflop e non sono facilmente dominate o
altrimenti si passano facilmente.
Mani
di questo tipo sono 76s, T8s, 97s, ecc... Con queste mani è
possibile giocare relativamente bene al postflop e
grazie all'azione al postflop si sa molto spesso quale sia
approssimativamente l'equity della propria mano contro quella
avversaria. Inoltre, in caso di resistenza non vi sarà difficile
passare mani di questo tipo, in quanto nella maggior parte dei casi
avrete formato made hand deboli. Se invece centrate un flop perfetto
e l'avversario non riesce a passare la sua one pair, allora avrete
ottime possibilità di intascare lo stack dell'avversario.
L'aspetto che molti giocatori trascurano mentre fanno 3-bet con le
proprie mani dal blind è che con la 3-bet
tendono in un certo senso a polarizzare il range avversario. Cosa
significa esattamente "polarizzare"? Presentiamo di seguito
un esempio:
Un
TAG attivo effettua un openraise dal button
mentre voi in BB avete ATo. Se ora faceste 3-bet, allora dovreste
pensare che la vostra 3-bet porterà al fold tutti gli assi peggiori
presenti nell'openrange dell'avversario e vi troverete a giocare
quasi esclusivamente contro AQ+. Nel caso di hit al flop giocate di
solito contro un asso migliore, pertanto non sarete certo molto
contenti quando l'avversario vi attaccherà con una certa veemenza.
Quando
effettuate una 3-bet, dovete quindi riflettere sempre in che modo
modificherà il range avversario.
Un
simile problema di domination si presenta anche quando fate soltanto
call al preflop dopo un openraise. Gli Assi o i Re deboli non sono
nient'altro che mani molto deboli per essere giocati out of position
in simili situazioni, in quanto al postflop non potrete mai essere
contenti di mettete tutti i soldi al centro. A ciò si aggiunge che a
causa dello
svantaggio di posizione vi sarà sempre più difficile controllare
l'entità del piatto. Ciò significa quindi che dovrete
necessariamente evitare di giocare out-of-position mani
tendenzialmente dominate.
Conclusione
Questo
articolo vi ha chiaramente illustrato i punti su cui prestare la
massima attenzione giocando sui blind. Se si tratta di un gioco
attivo allora verificate nuovamente se i
punti deboli illustrati si applicano al vostro gioco e tentate di
arginarli.
Vi
bastano un paio di ore lontano dal tavolo da gioco da dedicare allo
studio di questi aspetti per portare la vostra strategia e
comprensione del gioco a un livello superiore che vi consentirà di
arricchire notevolmente il vostro bankroll.
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