Editoriale - Spin & Go? Si battono, si battono...
Un giovane giocatore di New York ha vinto una scommessa appassionante: giocarne 5.000 superando un ROI dell'8.5%. Ecco la splendida storia di bighusla, uno che non s'arrende mai!

La parola "hustler", in inglese, significa giocatore professionista, ma anche truffatore, prostituta e pappone. Questo ricorda in parte come, anche nella cultura anglosassone, chi di mestiere campa giocando non abbia poi questa grande reputazione.
Il problema non se l'è posto un ragazzo newyorkese di nome Jay, che qualche anno fa decise di entrare nel poker con il nick "bighusla", fregandosene dei tanti significati che questo nome avrebbe richiamato e gettandosi a capofitto sui tavoli. All'inseguimento del sogno - come molti suoi coetanei - di dimostrare a tutti la propria bravura.
E, a dire il vero, che gli altri lo chiamassero "grande gambler" o "grande magnaccia", la cosa non rivestì molta importanza. Perché bighusla aveva, sì, solo 22 anni, ma li accompagnava a una determinazione feroce. E alla capacità - rara per i ventenni - di sapersi porre degli obiettivi e poi lavorare duramente per raggiungerli.
Così, nel 2008, Jay apre un blog personale e nell'indifferenza generale (non se lo fila ancora nessuno) lancia la prima prop bet della propria vita. E non è una stupidaggine, perché il ragazzo ha le idee piuttosto chiare: "Studio al college e lavoro presso Mickey D's", dice.
"Col mio stipendio metto insieme $140 a settimana, quindi non ho bisogno di dirvi che devo trovare un altro modo per fare soldi. E dato che il mio sogno è avere un'attività mia, mi servono $100.000 per aprire una sala giochi".
Una vita di sfide

Per questo motivo Jay si pone un obiettivo: trasformare i $100 del proprio bankroll in $100.000 entro un anno. E si dà poche e semplici regole: giocare sempre rollato almeno a 60 buy-in, non prelevare più del 5% mensile dal proprio account e disputare almeno 500 (ma meglio 1.000) HU al mese.
Nonostante un buon inizio (dopo soli 25 giorni i $100 sono diventati $1.542), alla fine Jay deve ammainare le bandiere. 365 giorni di duro grinding gli sono bastati a garantirsi uno stipendio annuale da $17.000: affatto male, ma ben lontano dalle cento cocuzze che aveva sognato di possedere.
Niente sala giochi, dunque, ma la consapevolezza di aver comunque dimostrato qualcosa, tanto che a distanza di anni - pochi giorni fa - eccolo tornare con un'altra appassionante sfida, lanciata sul forum 2+2. Lo fa non più da ragazzino semisconosciuto, ma questa volta da Supernova Elite, deciso a dimostrare una volta per tutti che gli Spin & Go di PokerStars non sono il mostro in berserk che molti colleghi hanno finito per dipingere.
"Disputerò almeno 5.000 Spin & Go da $30 in 30 giorni esatti. L'obiettivo, passato questo mese, è quello di avere un valore di chip Expected Value dell'8.5% almeno". Insomma, di dimostrare che gli Spin & Go si possono battere, eccome.
Un toro da prendere per le corna

Gli Spin & Go sono la risposta di PokerStars all'incombere della cosiddetta "crisi" anche nel settore pokeristico. Abbiamo già discusso apertamente in un editoriale del fatto che l'iniziale diffidenza dei regular nei confronti di un torneo di poker che inizia con una lotteria fosse ingiustificata, visto l'ovvio obiettivo - da parte del genio che ha inventato questa modalità - di rivitalizzare l'interesse dei giocatori meno skillati.
Sarò forse io a farmi troppi lavoretti mentali, ma sono convinto che l'avvento degli Spin & Go non solo non svilisca affatto il Texas Hold'em, ma addirittura ne dimostri una volta per tutte la natura di puro skillgame, con tutto quel che ne consegue anche in termini di affermazione di un'identità che è sempre più lontana dalle ludopatie.
Nel poker, infatti, il primo deterrente è costuito dall'impossibilità di vincere sul medio periodo se non si possiedono skill adeguate. Che poi il fish di turno decida che è colpa di un software truccato, piuttosto che della propria inadeguatezza, questo poco cambia, perché gli resta comunque chiaro che la sorte non avrà un influsso tale da poter modificare la situazione in suo favore. Risultato: il fish molla il colpo.
Lo Spin&Go scende a compromessi. Dà al fish l'illusione di poter acchiappare il gratta e vinci giusto e cambiare in meglio la propria vita, ma al contempo lo costringe poi a vincere il 3-handed per avere il premio, quindi ad applicarsi nel gioco.
È un meccanismo che funziona maledettamente anche per i regular, che sono pronti a strizzare l'occhio a questo fiume d'acqua fresca in cui i fish tornano a prosperare. Ma i quali, allo stesso tempo, faticano a sterminarne la fauna proprio per le peculiarità degli Spin&Go, la cui varianza è accresciuta dal poco tempo di manovra e soprattutto dalla roulette iniziale.
Volere è potere
Ma bighusla, di tutto questo, fondamentalmente se ne frega. Non è un pazzo, quindi ha scelto di utilizzare il ROI atteso e non quello reale per la propria scommessa, ma il suo resta comunque un esperimento degno di nota, soprattutto per i risultati ottenuti.
Già, perché il giovane Jay ha da poco chiuso la propria propbet vincendola alla grande. I suoi 5.054 Spin & Go giocati a cavallo di gennaio e febbraio hanno prodotto un cEV dell'8.8%, che in soldoni si traduce in un profitto mensile di $11.000. Senza contare, ovviamente, i Vip Points e i soldi guadagnati con la vittoria della scommessa.

"Sono più di dieci anni che sento dire che questo gioco sta morendo", dichiara lui mostrando tutta la propria tenacia. "Eppure chi lavora sodo guadagna sempre di più. Probabilmente la chiave è smetterla di preoccuparsi in continuazione e iniziare invece a migliorare il proprio modo di giocare".
Non lo nascondo: mi piacciono i ragazzi che la pensano in questo modo. Che si rimboccano le maniche anziché limitarsi a gettare la solita frase: "Vabbè, ormai il field è quello che è". L'ho sentita troppe volte, eppure esistono ancora i fenomeni capaci di vincere i milioni. Eppure Patrik Antonius, uno che studia tutti i giorni, uno che non si è mai addormentato sui propri tantissimi allori, è ancora un giocatore vincente.
Un esempio per tutti

Non starò qui a consigliarvi di grindare gli Spin & Go perché c'è riuscito Jay. La loro varianza è davvero elevata e bisogna dedicarcisi anima e corpo per riuscire a sfruttarne il potenziale. Potenziale che comunque ritengo alto, anche perché - per quanto nessun pokerista che si rispetti debba considerarlo apertamente nei propri calcoli - esiste sempre la possibilità che la ruota iniziale impazzisca e ci regali un montepremi da ricordare per sempre, come quello vinto dal nostro d1r7y5p0ng3 solo pochi mesi fa.
E bighusla, fondamentalmente, non ha dimostrato che gli Spin & Go sono battibili (quello lo sapevamo già). Ma che, mettendoci tanto impegno, tutto - nella vita - diventa battibile. Parliamo di un ragazzo che ha scelto ancora giovanissimo di abbandonare la propria famiglia per emigrare in Canada pur di continuare a giocare online dopo il Black Friday.
Uno che - anche durante questo mese di Spin & Go a iosa - ha avuto tutto contro. La sorte (su oltre cinquemila partite non ha mai beccato un moltiplicatore superiore al x30, quando io ho acchiappato il x50 dopo averne disputati nemmeno un centinaio), la connessione (che lo ha lasciato a piedi più di una volta, facendolo perfino tiltare) e l'immancabile downswing che ha piallato la sua cEV portandola da 13 (dopo i primi 1.000 Spin) a meno di 7.
La sua risposta non è stata lamentarsi, ma usare il tempo libero per analizzare con PT4 tutto ciò che fosse possibile analizzare, fino all'inchiostro delle virgole. Tanto che, tornato sui tavoli, ha detto soltanto di sentirsi come Goku la prima volta che diventò un Super Sayan.
Il suo ottimo lavoro non andrà perduto, anzi credo che sarà di esempio per molti giovani aspiranti pokeristi. Come Adam "xblackdahlila" Pantocsik, che poche ore fa ha dichiarato a husng.com di averlo preso praticamente come totem e di voler puntare allo status di Supernova grindando gli Spin, per poi cercare di diventare un imprenditore.

Alla fine il bandolo della matassa è sempre nascosto dentro di noi: questo è ciò che bighusla ci ha dimostrato con le sue appassionanti scommesse. Il poker, nonostante tutto, è ancora una grande chance per un sacco di persone. Ma chi dà per scontato che lavorare in banca o alle poste sia più faticoso che giocare seriamente a poker verrà falciato irrimediabilmente dallo stesso gioco che cerca di dominare.
Aveva ragione Stu Ungar: il poker è un lavoro duro. E non permettete mai a nessuno di dirvi il contrario.