Il rispetto
Il buon nome sia per l'uomo che per la donna, è il gioiello immediato delle loro anime. Se uno mi ruba la borsa, ruba dei soldi; è qualcosa e non è nulla; erano miei, ora sono suoi, come già furono di mille altri.
Autore: Bertol1
Alcune situazioni recenti mi hanno fatto tornare con il pensiero a cose che mi sono accadute in passato, in particolare ad una discussione con un conoscente, docente di filosofia, sulle differenze comportamentali tra persone intellettualmente differenti. Detta così può sembrare una cosa difficile, di fatto si limitava ad osservare che chi sfoggia esageratamente un certo status, non perde occasione di mettere in mostra i suoi meriti e i suoi beni, assume atteggiamenti arroganti, vuole a tutti i costi dimostrare di essere superiore, il più delle volte, altri non è che un represso. Chi superiore lo è veramente non ha nessun bisogno di mostrarlo, infatti riesce trovare nella sua vita, nella sua professione, nel suo gioco o sport preferito, nel rapporto con gli altri, gratificazioni sufficienti ad appagarlo.
Il discorso nasceva da una mia considerazione su due miei clienti, in quel periodo mio padre aveva una tabaccheria in centro, la zona era piena di studi legali e notarili, banche e atelier, negozi d'antiquariato e gastronomie rinomate, ed era ovviamente abitata da gente benestante come tutti i centri città. Per dirne una, nell'attico del palazzo dove mio padre aveva il negozio viveva un banchiere, non il cassiere di uno sportello bancario ma il proprietario di una banca privata, oramai era un ottantenne semi-rimbambito con un bastardo di uno yorkshire che veniva sempre a pisciarmi sulle serrande ma rimaneva pur sempre il padrone di una banca. Avevo notato che due clienti abituali avevano la stessa macchina, una Mercedes, stesso tipo, stesso colore. Uno, più giovane, arrivava tutto impomatato con un abito gessato impeccabile, scarpe lucidissime, modo di fare arrogante, pagava le sigarette (fumava Dunhill pacchetto quadro) sfilando i biglietti da un fermasoldi (d'oro?) buttandoli quasi con disprezzo sul bancone. Naturalmente non perdeva occasione di scuotere il polso per sistemarsi il Rolex d'oro in modo da metterlo bene in mostra. L'altro fumava Nazionali con filtro, d'estate arrivava con il suo bel camiciotto a righe con le maniche corte e portava un vecchio orologio, all'apparenza insignificante, con il cinturino consumato.
La differenza tra i due era che nel viavai continuo di gente nel negozio, il primo non se lo filava nessuno mentre quello più vecchio incontrava spesso persone che si fermavano a salutarlo: "Come và, geometra? Tutto bene?". Pensavo fosse dovuto al fatto che quest'ultimo abitava in zona e quindi conoscesse altra gente del posto, invece scopro, chiaccherando con lui nei momenti di calma, che abitava a diversi isolati di distanza e che veniva a comprare le sigarette da noi, pur avendo due tabaccherie più vicine a casa sua, solo perchè poteva fare quattro chiacchiere in piemontese visto che a Torino non trovava più gente con cui parlare in dialetto. Con il tempo ho scoperto che l'elegantone faceva il commesso in un negozio d'abbigliamento lì vicino, che il suo Rolex era troppo lucido e brillante per non essere un tarocco e addirittura che aveva sostituito la targhetta "2.5" sul cofano della sua macchina che in realtà era un 1800 (e magari si era slogato il polso a forza di firmare cambiali). Sul cofano della macchina del geometra non c'era nessuna targhetta, all'apparenza erano uguali ma la sua era un 3000, l'orologio che aveva al polso era un Audemars Piguet del 1916 che valeva un patrimonio perchè costruito quando Louis Audemars e Auguste Piguet erano ancora in vita, fumava Nazionali perchè aveva iniziato con quelle da ragazzo ma era proprietario di un'impresa edile che stava costruendo strade in Arabia Saudita e vi posso assicurare che era la persona più semplice e affabile del mondo.
Voi vi chiederete perchè ho scritto tutto questo, è per far notare che
"l'onore, o la rispettabilità, è un sentimento fondamentale che tocca ciò che ciascuno è, o appare, nella mente degli altri, e tutti presto o tardi sono costretti dalle vicissitudini a fare i conti con esso. L'onore nel senso dell'opinione che gli altri hanno di noi, esso costituisce il principio basilare nelle relazioni dell'individuo umano con i suoi simili. Farsi rispettare, senza sollecitare però l'istinto di autoaffermazione e prevaricazione di cui Madre Natura ha già dotato in misura fin troppo robusta ciascuno di noi. Il nostro onore viene dall'interno, non dall'esterno, esso ha le sue radici in noi, benchè fiorisca all'esterno, si basa sul nostro comportamento, è fra le cose che dipendono da noi. Noi soli, e nessun altro, possiamo darcelo o togliercelo".
Sono parole di Schopenhauer non voglio prendermi il merito, malgrado abbiano 150 anni, non saprei essere più chiaro.
Questo vale nella vita ma non è difficile, in senso lato, per chi ha occhi per vedere, trovare collegamenti con il gioco, il Poker nel nostro caso. Noi ci creamo la nostra immagine al tavolo, noi decidiamo se è il caso di mostrarci differenti da cosa siamo, in base al nostro comportamento gli altri trarranno le loro conclusioni. Essere rispettati al tavolo dà indubbi vantaggi, i nostri rilanci saranno visti solo da buone mani, i nostri steal saranno più efficaci, con minor frequenza subiremo dei rilanci. E non c'è bisogno di fare cose eccezionali per ottenere rispetto. Non ricordo chi lo diceva, un Gran Maestro di scacchi: non è difficile vincere sempre, basta essere perfetti. E la perfezione sta nella semplicità.
Valgono di più, in termini di autostima non di soldi, le nostre mani giocate perfettamente di quante badbeat possiamo subire.
Il buon nome, mio caro signore, sia per l'uomo che per la donna, è il gioiello immediato delle loro anime. Se uno mi ruba la borsa, ruba dei soldi; è qualcosa e non è nulla; erano miei, ora sono suoi, come già furono di mille altri. W. Shakespeare, Otello
Lo bueno, si breve, dos vezes bueno; y aùn lo malo, si poco, no tan malo: màs obran quintas esencias, que fàrragos. Baltasar Graciàn
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