Aggiornato il 27 Feb 26 da
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Poker Expert

Editoriale - E se lo squalo muore di fame?

La poker ecology è un tema sempre più attuale, e questa settimana il nostro Traxxer fa un viaggio tra skin "arraffone" e moria dei pesci...

I biologi le chiamano “specie alloctone invasive”. Tra loro troviamo la lumaca assassina, la cozza zebra e gli squali da skin.

Tranquilli, non ho confuso un articolo per il WWF con l’editoriale del sabato: le tre specie appena elencate esistono davvero (incredibile a dirsi, anche la cozza zebra) e tutte e tre sono pericolose per l’ecosistema. La lumaca assassina ha prevaricato ferocemente le povere e deboli lumache spagnole, la cozza zebra ha addirittura attaccato le navi ostruendo le tubature mentre quelle nostrane si limitano a rendersi utili per l’impepata.

E gli squali da skin? Beh, quelli stanno distruggendo un altro ecosistema, a noi molto caro: quello pokeristico.

Questa settimana, l’avrete capito, si parla di poker ecology.

Prima del termine, a dirla tutta, potremmo mettere simbolicamente la © di copyright, perché PokerStrategy.com è stata una delle prime realtà del mondo del poker ad interessarsi di questo problema: fin dagli inizi del boom del poker online, quando tutti pensavano a trovare i mari più pescosi, il nostro A.D. Dominik korn Kofert ne parlava diffusamente sul forum (qui trovate un thread del 2010).

Riassumiamo un po’ anche noi la situazione.

Cos’è la poker ecology

Cominciamo da questa immagine.

PokerStrategy.com
Come funziona PokerStrategy.com?

 

Che cos’è? E’ una semplice istantanea di come funziona PokerStrategy.com. Un’istantanea che vi fa capire come sia possibile che un’azienda, che comunque deve fare i suoi profitti, riesca a fornirvi un bankroll per iniziare, lezioni e materiale didattico, un supporto costante nella vostra scalata pokeristica e il tutto in maniera totalmente gratuita. E anche perché il famoso “rakeback”, in un’ottica di lungo periodo, sarebbe controproducente.

Si parte dai players occasionali, che vedete a sinistra: i soldi, meglio dirlo subito, li mettono loro. Sono i fish, i donk, i retard o come vogliamo chiamarli, la nostra croce e delizia, quelli che benediciamo quando ci tirano il denaro appresso e malediciamo quando legano il gutshot al river.

Seguendo le scale a incastro non si vince, e questo loro non lo sanno: è lì che nasce l’edge.

Gli occasionali, zompettando zompettando, si siedono al tavolo e incontrano players più skillati di loro, ovvero voi che state leggendo. Tra downswing e upswing, la statistica fa inesorabilmente il suo corso e parte dei soldi depositati da loro finisce nelle vostre tasche e viene investita nella costruzione del bankroll oppure in una sana cena nella trattoria “L’allegra pajata”, poco importa. Li avete vinti, son soldi vostri, ci fate quello che volete.

Un’altra parte delle vincite, invece, va alla poker room sotto forma di rake. Con questi soldi le room, che pure non han scritto Caritas in fronte, fanno un certo profitto, pagano le loro spese operative (in basso a destra), girano una parte della rake generata dagli iscritti tramite il sito a PokerStrategy.com. E inoltre, last but not least, sviluppano iniziative di marketing, promozioni dirette ai player occasionali.

PokerStrategy.com, dal canto suo, con la sua parte di rake share finanzia la scuola, paga i dipendenti e i coach, onora i costi fissi e può permettersi, quando gli accordi con la poker room lo consentono, di elargire ai nuovi arrivati un bankroll di partenza per cominciare letteralmente da zero.

E il circolo ricomincia.

L’inquinamento pokeristico

Tutto chiaro, no? Evidentemente non per tutti.

Prendiamo, a livello comunitario, il caso di iPoker, che ha letteralmente “spaccato in due” il proprio network, mettendo da un lato le skin che riuscivano a soddisfare certi criteri (mantenimento di 6.000 players “real money” e acquisizione di 850 nuovi depositanti al mese) e dall’altro tutte le skins rimanenti. E chi gioca su una skin del primo gruppo, non potrà farlo su una del secondo.

Trovate approfondimenti in questo editoriale di Barry Carter:

 [News] L'editoriale di Barry Carter (inglese)

Buoni e cattivi, come si fa a scuola quando manca il maestro. 

“Poverini, penserà qualcuno, se la prendono con loro solo perché sono piccoli”.

Al tempo. Non c’è bisogno di scomodare Calimero, per capire i motivi di ciò che sta succedendo basta conoscere un minimo la realtà del poker attuale.

Stanno uccidendo il mare

Pesci
Vogliamo davvero che finisca così?

La piramide della nutrizione la conosciamo tutti, ci viene ficcata in testa fin da quando siamo bambini con le buone (la filastrocca del gatto che mangia il topo) o con le cattive (un insegnante burbero che ci mette 3).

Anche il poker ha il suo ecosistema, ed è per quello che si parla di poker ecology.

Il concetto è semplice: nei mari d’Italia ci sono oltre 70 specie di squali, ma vi è un numero infinitamente superiore di pesci, che in parte finiscono nel loro stomaco assieme a qualche surfer imprudente. Provate ad immaginare, però, cosa succederebbe se facessimo attraccare in qualche porto decine e decine di navi-acquario che cominciassero a scaricare in mare ogni specie di squalo non presente in Italia.

Facile capire le conseguenze: ci sarebbe un numero spropositato di predatori che, in breve tempo, finirebbe con lo sterminare i pesci. Poi si mangerebbero tra loro, mentre lo squalotto piccolo che non ha la forza di lottare finirebbe col morire di fame.

Fine del Mar Mediterraneo.

Le fabbriche di squali

Dollaro
Tutto ha un prezzo, non un senso...

Arriviamo al punto in maniera nuda e cruda.

Negli ultimi anni c’è stata una proliferazione inconsulta ed eccessiva di skin che hanno gestito in maniera diversa la loro liquidità: alle spese di marketing necessarie a “tenere a galla” i fish e ad evitare la loro distruzione, han preferito sostituire spese di altro tipo.

Hanno proposto offerte sempre più convenienti ai players skillati, li hanno inondati di promozioni, hanno garantito rakeback impressionanti.

Una specie di bulimia da Holdem, che ha portato addirittura alla creazione di un vero e proprio PokerMercato che non risparmia colpi bassi.

Tanto per dirne una, al recente PPT di Nova Gorica ho visto un giocatore iniziare il torneo sotto una skin e finirlo sotto un’altra. Avvicinato al bancone del bar del Casinò, agganciato e convinto. E ometto nomi e dettagli per puro spirito di carità.

Unico obiettivo di queste room: mettere su una simpatica combriccola di squali che sbrani tutti i fish presenti nelle altre skin del network, lasciando un deserto al loro passaggio. A loro poco importa della sostenibilità: quello che conta è fare profitto sul breve, con giocatori che generano rake mostruose, e tra dieci anni Dio ci pensa.

Tante metafore... per dire cosa?

Circolo Virtuoso
Un circolo virtuoso da conservare

Andiamo a chiudere dicendovi il perché di questo pezzo.

Il senso non era certo rivendicare una “primogenitura” sul tema della poker ecology: avremmo voluto non doverlo mai affrontare questo problema, a dirla tutta. Ma giunti a questo punto, non possiamo che tenere ferma la nostra linea, l’unica sostenibile, e appoggiare chiunque, grande o piccolo che sia, difenda questi concetti. Anche se per difenderli deve alzare un muro che separa i fish dai produttori di squali.

Certo, i regular potranno anche lasciare gli “squalifici” e tornare a casa base cospargendosi il capo di cenere, ma giocheranno per aziende che sono attente a preservare un certo equilibrio tra fish e shark, e che non cancellano quella freccia in basso a destra, quella delle promozioni che spesso rappresentano l’unica boccata d’ossigeno per dei fish che, altrimenti, rischiano di morire per via di un mercato drogato.

La nostra chiave è sempre stata guardare al lungo periodo. Noi non solo abbiamo l’obiettivo di creare squali, ma vogliamo che i nostri squali abbiano sempre da mangiare. Vogliamo giocatori che vincano oggi come domani. Vogliamo una community che pensi in grande e a lunga scadenza. Negli anni l’abbiamo creata, con grande fatica: siete e sarete il nostro vanto.

Anche noi, tuttavia, potremo fare poco se non ci sarà più pesce da mangiare.

E allora, forse, è il caso di cambiare mentalità e di farlo ora: non distruggiamo questo splendido mare nel quale stiamo navigando...

by  Traxxer 

Poker Expert

Giornalista pubblicista dal 2000 e redattore dal 2012, Sergio Pastena è originario di Napoli. Ha scoperto il poker nel 2007 ed Ë stato per anni un giocatore attivo a livello amatoriale, sia nel cash game che nei tornei multitavolo. L'approdo nella community di PokerStrategy.com gli ha consentito di fondere al meglio la sua passione per la scrittura con quella del poker. E anche di evitare di fondere il cervello dietro ai downswing. Dopo un periodo trascorso lavorando da freelancer sia come giornalista che come live blogger, si è trasferito nel 2013 a Gibilterra, dove lavora nel quartier generale di PokerStrategy.com come responsabile della community italiana e membro del team editoriale centrale. Tra le altre sue passioni la musica (chitarrista amatoriale), lo sport e la satira, per la quale conta la pubblicazione dell'e-book "La Temibile Antenna Volante" da parte della casa editrice Montecovello.