Aggiornato il 28 Feb 26 da

Editoriale - I tre moschettieri

Athos, Porthos, Aramis, ai quali un giorno si aggiunge D'Artagnan. I quattro mitici paladini della Francia hanno eccitato la fantasia di decine di generazioni. E se vi dicessi che anche il poker ha i suoi moschettieri...?

Quando parlo de "I tre moschettieri" va sempre a finire che la persona con la quale sto dialogando debba tentare di svignarsela con qualche scusa assurda. E non perché io mi soffermi a decantare la qualità del lavoro (splendido) di Dumas, ma perché generalmente m'indigno del fatto che - nell'attuale mondo artistico - non si trovi di meglio che continuare a copiare le opere dell'800, anziché dare sfogo alla creatività degli artisti moderni.

I tre moschettieri, per esempio, sono stati resi film finora quasi 40 volte. Quaranta! Dico, ma non ne bastava una? Ma tranquilli: evito di continuare con la mia pappardella, così non dovrete cercare qualche scusa assurda per fuggire il più lontano possibile da questo editoriale, che - oltretutto - finora col poker non è che abbia poi tutta questa connessione.

Moschettieri
Uno per tutti... Tutti per uno!

Chiariamo subito un concetto: "I tre moschettieri" è il peggior romanzo di Alexandre Dumas. Il peggiore in assoluto. Eppure è quello che ha avuto più fortuna. Perfino de "Il Conte di Montecristo", che forse è la storia più affascinante che io abbia mai letto in vita mia. Perché tutto questo? Semplice: perché Athos, Porthos, Aramis e poi il giovane e spavaldo D'Artagnan rappresentano ognuno un'icona. Dumas ha saputo creare quattro mondi perfetti, così diversi fra loro eppure così lucenti, affascinanti, tanto che a chi li immagina sembra di non dover mai più leggere altro per sapere tutto ciò che serve sull'epico mondo dei moschettieri.

Loro hanno cambiato la Francia, non meno di quanto alcuni grandi giocatori odierni hanno cambiato il poker. E allora mi sono divertito a immaginare i quattro moschettieri del tavolo verde, rigorosamente vestiti con la casacca d'ordinanza. I nostri figli, fra 30 anni, avranno altri eroi e di questi straordinari pokeristi non conosceranno che la vaga esistenza (come noi facciamo con Amarillo Slim, Johnny Moss o Jack Straus). Ma resta il fatto che nessuno, più di loro, sta contribuendo all'evoluzione del poker della nostra epoca.

Athos

Phil Ivey
Phil de Bragelonne de la Fère

Nato nel 1595 e morto nel 1661, Athos si chiama in realtà Olivier de Bragelonne de la Fère ed è un conte. Si tratta del moschettiere più scaltro, ricco e taciturno del trio. È anche molto riservato: non si sa a quanto ammontino le sue finanze, ma sicuramente sono un bel gruzzolo. Per questo e altri motivi, ha molti punti in comune con Phil Ivey.

Athos giunge alla vittoria più con l'intelligenza, l'esperienza e la scaltrezza che non con la bravura. La sua abilità con la spada è eccezionale, ma è sicuramente inferiore a quella dei tre compagni. Così, a livello puramente scolastico, credo si possano trovare giocatori più tecnici di Phil Ivey. Ma nessuno ha vinto quanto ha vinto lui, utilizzando tutta la scaltrezza di cui dispone. A volte arrivando perfino a barare (come ha ammesso d'aver fatto al Punto Banco), pur di ottenere il massimo risultato.

Porthos

Daniel Negreanu
Daniel de Bracieux de Pierrefonds

Non si conosce il nome di Porthos, ma ci si appella a lui come al barone du Vallon de Bracieux de Pierrefonds. Vi dico subito, per chi non ha ancora letto il romanzo di Dumas, che Porthos è nettamente il moschettiere più abile. La sua tecnica di spadaccino è impareggiabile e la sua forza fisica impressionante. Inoltre è un personaggio estremamente positivo: ama la vita, le belle donne, i piaceri del lusso e del cibo, e soprattutto è molto chiacchierone, ma anche nobile e sincero.

Le somiglianze con Daniel Negreanu si sprecano davvero. Così come Porthos non si faceva problemi a parlare o sparlare di chiunque, anche Kid Poker viene sorpreso spesso e volentieri a lasciare che la propria ciclonica opinione si abbatta sul concetto o sul personaggio di turno. Personalmente, dal primo giorno che vidi giocare Negreanu ne ebbi una totale folgorazione, tanto che forse - se amo il poker - lo devo un po' anche a lui. Il suo gioco al tavolo è dinamico, spettacolare, spesso illeggibile.

E il suo comportamento è lo stesso di Porthos: ride sempre, scherza su tutto, ama le donne e non nasconde il suo stile di vita: "Faccio tutto quello che mi va di fare". Un po' pagliaccio e un po' spadaccino, proprio a Parigi (guarda i casi della vita...!) ha vinto poche ore fa il suo sesto braccialetto e - per la seconda volta - il riconoscimento di "Player of the year", entrando di diritto nella leggenda.

Eppure, all'occorrenza, Negreanu sa essere anche nobile: come quando ha difeso l'amico Nguyen dagli attacchi di chi ne chiedeva la rimozione dalla Hall Of Fame per via del suo show alle World Series del 2008, quando si presentò sul tavolo dell'H.O.R.S.E. completamente ubriaco (e discretamente molesto).

D'Artagnan

Viktor Blom
Viktor de Castelmore d'Artagnan

Nato a Lupiac, in Guascogna, nel 1611 e morto a Maastricht nel 1673, D'Artagnan è l'unico personaggio realmente esistito del romanzo di Dumas. Il suo vero nome è Charles de Batz de Castelmore d'Artagnan ed è ricordato come un leggendario spadaccino. La vera forza di D'Artagnan, in realtà, è l'incoscienza. Ne "I tre moschettieri" si presenta subito sfidando a duello - per motivi diversi e all'insaputa l'uno dell'altro - Athos, Porthos e Aramis. E lo fa con una certa spocchia, convinto al 100% di infilzarli agevolmente.

In effetti il giovanissimo D'Artagnan è un mago del combattimento. La sua abilità con la spada è inferiore soltanto, forse, a quella di Porthos, ma lui sopperisce con un coraggio che non ha eguali, tanto che i tre compagni lo ammirano a tal punto da accoglierlo nel proprio gruppo. E se D'Artagnan rappresenta l'icona del coraggio e dell'incoscienza giovanile, non può avere altri emuli se non Viktor Blom, che di entrambi è piuttosto ben fornito.

Spavaldo, quasi folle nei suoi slanci e sempre pronto a gettarsi nella mischia, Isildur è fra i più giovani pokeristi al mondo, ma nonostante questo è forse il personaggio che più di tutti ha cambiato il poker moderno, come ha ammesso anche Jonathan Duhamel, campione del mondo nel 2010. L'unico cruccio che abbiamo è che (complici le terrificanti leggi fiscali svedesi) non vedremo quasi mai Blom combattere dal vivo. La sua leggenda rimarrà per sempre incatenata a un nick stampato sul monitor. E questo, indipendentemente da come si evolverà ulteriormente il mondo del poker, ne sminuisce molto l'aura epica.

Aramis

Gus Hansen
Gus d'Aramis de Vannes

René d'Aramis de Vannes, infine, è il moschettiere che viene sempre citato per ultimo, ma non è ultimo affatto nell'efficacia durante il combattimento. Spadaccino sublime, Aramis è il più fine e colto dei quattro, tanto che più di una volta decide di lasciare la vita di moschettiere per ritirarsi in un convento gesuita. In realtà la figura di Aramis è una delle più belle della letteratura mondiale, perché nessuno come lui rappresenta le mille controversie dell'insoddisfazione umana.

Aramis è un uomo d'azione e la sua spada è letale, tanto che uccide diversi nemici. Ma subito dopo averli uccisi prega per la loro anima e si sente in colpa. Smette di fare il moschettiere, desiderando la vita da abate, ma una volta ottenuto il proprio obiettivo si contorce nell'angoscia perché vorrebbe tornare a essere un moschettiere.

Questo continuo crogiolarsi nell'insoddisfazione è lo stesso che deve provare quotidianamente quella che ritengo la figura più contraddittoria del poker moderno, vale a dire Gus Hansen. The Great Dane è stato uno spadaccino eccezionale, in gioventù, ma da molto tempo - ormai - è sostanzialmente un abate, solo che forse non se n'è ancora reso conto. Il suo poker non ha passato la prova del tempo, ma lui insiste. Così come un calciatore che da due stagioni causa un'autorete a partita, Gus Hansen non può essere soddisfatto del proprio lavoro, e la sua vita professionale - nonostante i soldi e tutto il resto - non dev'essere poi così gratificante.

Dopo aver perso 5 milioni di dollari solo quest'anno, dopo aver chiesto denaro a destra e a sinistra infischiandosene delle figuracce, Gus Hansen è comunque ancora al proprio posto. Lo immaginiamo sempre al verde, proprio come Aramis, che nel romanzo di Dumas non aveva mai i soldi per mangiare. Il nobile moschettiere, per sopravvivere, doveva sfruttare le proprie incredibili doti amorose e farsi mantenere dalle decine di nobildonne che seduceva. Ma il vecchio Gus, che di sicuro non ha le stesse capacità seduttive, chi lo manterrà?

by n10juan