La Divina Commedia - quinto canto
Continua la nostra poetica avventura attraverso i gironi infernali che i nostri antenati hanno dovuto affrontare su ciò che era una volta PokerStrategy.com. Oggi l'ostacolo saranno i temibili coach!
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| guida il nostro antenato fra i meandri del quarto canto |
Avanzano ancora nelle pieghe dell'inferno dantesco i nostri due antenati: il vecchio utente di PokerStrategy.com e il suo vate , le cui gesta - raccontate nel manoscritto che abbiamo trovato nelle segrete di Gibilterra - stiamo faticosamente traducendo per voi e riportando ogni quindici giorni.
Ecco le precedenti puntate della Divina Commedia di PokerStrategy.com:
Nell'avventura di oggi i due approdano nel girone dei coach e devono fare i conti con la "superbia" degli insegnanti che vogliono sempre sfidare il viandante di turno dimostrandogli di essere nettamente superiori.
Ma i nostri eroi troveranno il modo di aver ragione anche dei temibili coach. Come? Scopritelo direttamente in versi e... buona lettura!
de l'acqua che cadea ne l'altro giro
simile a quel che l'arnie fanno rombo.
Giunto alla sommità lasso rimiro
lo gran paesaggio che m'appar davanti,
tale che togliemi anco un po' il respiro.
"Eccolo, lo giron de gl'insegnanti",
disse lo duca mio soffiando i verbi
che la fatica fece boccheggianti.
"Quivi dimoran tutti li superbi
che in vita abbandonarono lo desco
pe'l poker insegnar a l'altri imberbi".
E subito, guardandomi 'n cagnesco,
m'accoglie lo custode che s'apposta
a la dogana, e nome avea grottesco.
"Se vuoi che a passar dia 'l mio nulla osta",
disse ghignando con soddisfazione,
"A una domanda devi dar risposta:
Hai Kappa-Nove, siedi sul bottone,
tutti han foldato e forse tu riscuoti
se prender sai la giusta decisione".
"Foldo", rispondo io. "Se non son vuoti,
han l'asso e mi massacran, ciò è sicuro!".
", perché ci porti questi idioti?",
dice grottesco e lancia un calcio al muro.
E 'l duca mio, largando i bracci, spiega:
"Meglio non ne ho trovati, te lo giuro...".
Poscia che la figura della sega
io fatto ebbi, m'estraniai da loro
e per orgoglio andai per la mia piega.
Tosto imboccai una strada del pianoro
e un'alma sola in cima al loco vidi,
che mi parea ricolma di decoro
Le dissi: "Cosa fai per questi lidi?".
Ed egli a me voltandomi la schiena
Rispose: "Cosa fo per questi lidi?".
E allora io: "Sei un'alma quivi in pena?"
Ed egli ancor, con faccia più da tolla
risponde: "Sono un'alma quivi in pena?".
E 'n quel momento , che controlla
sempre lo mio vagar, m'urla da sotto:
"Fuggi, che quel che parla è copiaincolla!
Maniaco del ripeto e del scimmiotto,
che se s'azzecca sono falli amari:
non ti ci molla più, puoi far fagotto!"
"Oh, porca vacca", dissi, e i mie' calzari
fecero l'inversione in su la calle,
ma "Oh, porca vacca" udìi, qual su un Ferrari
ratta m'inseguì l'alma rompipalle
e dietro a me si mise nel meandro
che curvo riscendea lungo la valle.
"Lo stesso furbo sei che un oleandro",
rimproverommi 'l duca e 'n quel ripiano
ci si parò davanti 
Vestito era in cappello da texano,
tintinna lo speron che ha su ciascuno
de li stivali e 'l sigaro ha alla mano.
"Ehi gringo", dice. "Qui proprio nessuno
passa se non decido prima io.
Io sono 'l boss de l'uno contro uno".
"Uffa", commenta allor lo duca mio,
e "Uffa" aggiunge tosto l'alma ingrata
che dietro a me spargeva il suo vocìo.
allor, avendo quei passata
l'equa misura, forte sulla chioma
gli spacca dritto una mazza ferrata.
E mentre copiaincolla crolla in coma
si gira e ad 
"Vai pure tu cercando un ematoma?".
E il coach guardando fissa la sua randa
dice "No grazie, credo che mi esimo",
volta li tacchi e, dietro, la sua banda
fa come lui: 
lo segue frekks, zaonce a lui ubbidisce
e iampoz va silente come un mimo;
poi loryb, sbandando, ché smaltisce
le tipe conquistate il giorno avanti
e infin 
la fifa, come fece a Cristo e ai santi.
Sol uno infin non volta indietro 'l tacco:
è 
e urla: "Davver credi che tal smacco
accetto io, che vengo da l'Irlanda?
Combatto e vincerò: non son vigliacco!"
E l' duca mio, stufato, l'agghirlanda
con la mazza ferrata in su li denti
e quello senza sensi a terra sbranda.
Fine del quinto canto.
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