copio incollo questo post scritto inizialmente su 2+2 e tradotto gentilmente da NASOPANIC su continuationbet.com, spero possa essere di vostro gradimento, e spero riesca a far riflettere un po, la gente che whina e che posta in questa sezione..
Connettere
"Devi giocare i colpi più importanti come se non contassero niente" - Sam Snead
Il poker è un gioco che contrappone la logica alle emozioni. Potremmo pensarlo come una lotta, un gioco d'astuzia dove il più intelligente e sottile vince. Se facciamo le scelte matematicamente più corrette, vinceremo, minimizzando gli errori e massimizzando i guadagni. Ma in tal modo ci illudiamo: spesso una giocata perfetta porta ad una perdita immediata, e specularmente un grosso errore può far vincere un giocatore scarso.
Se tirate un lancio perfetto in una partita di pallacanestro, fate due o tre punti. Se giocate una partita di biliardo senza commettere il minimo errore, vincete. Stessa cosa per il tennis, le gare di corsa o di matematica, i contest di spelling - in ogni caso, vince il migliore.
È possibile - benché altamente improbabile - che un giocatore come Daniel Negreanu sia abbastanza sfortunato da non vincere più un singolo piatto per il resto della sua vita, finendo per andare rotto. Potrebbe prendere ogni decisione nel miglior modo possibile, leggere perfettamente ogni mano, spingere i suoi avversari a mandare tutti i loro soldi quando stanno sotto, e perdere lo stesso. Per il resto delle sua vita. È in questo che il poker differisce in modo così basilare dai giochi di prima - nella forza divina e devastante della fortuna, capace di travolgere i nostri sogni e ridurre le nostre capacità tecniche a meno di niente.
Tempo fa David Sklansky ha coniato il termine "Sklansky Bucks" per attribuire in qualche modo del valore ai soldi che "avremmo dovuto vincere", se non ci fosse capitato un turn o un river sfortunato. Questi sklanky bucks servono sia a giudicare la giocata, per capire se fosse corretta o meno, sia come consolazione per il denaro perduto. Una sorta di "dai dai, non pensarci". La maggior parte di noi è familiare con questa terminologia. Ma quanti si sentono davvero bene, come dovrebbero, quando ammassano questi "soldi"?
La foto all'inizio di questo pezzo è del mio computer questa mattina, un attimo prima che cliccassi il pulsante a destra. Avevo avuto una serata terribile, durante la quale avevo giocato in modo perfetto ed avevo perso molto. La cifra è irrilevante, così come le mani. Quello che conta è che ho giocato bene, ed ho perso. E perso. E perso. Quando finalmente ho staccato, mi sono reso conto che avevo un appuntamento con la mia ragazza, e che ero in ritardo. Ero talmente affranto ed innervosito dal poker che mi pareva che una grossa nuvola fosse scesa sulla mia testa, ed ora c'era anche il fatto che mi sentivo un enorme idiota per aver mancato l'appuntamento con la mia ragazza. Non c'è bisogno di specificare che non ero esattamente l'immagine dell'amorevolezza e della dolce compagnia. Alla fine abbiamo litigato ed io l'ho innervosita perché ero di pessimo umore. Seduto sul divano mi sono improvvisamente reso conto che TUTTO ciò era causato dal poker, e che non sarebbe successo se non avessi cominciato a giocare quella sera.
Per mia fortuna la mia ragazza è indulgente e comprensiva, e tutto è andato bene. Ma mi ha detto una cosa che mi ha letteralmente catapultato in una nuova fase delle mia carriera di giocatore:
"Piccolo, devi imparare a perdere."
La vita è ingiusta. Alcune persone nascono nella povertà. Alcune vengono colpite da asteroidi, alcune muoiono prima di aver vissuto una sola settimana. Ed a volte, voi perderete con AA contro 72o preflop. Si tratta semplicemente di una certe zza matematica in un gioco governato in gran parte dal caso. E tuttavia, quanti di noi possono dire di non sentire davvero niente quando ci succede una cosa del genere? Quanti di noi non sono mai stati in tilt? Quanti potrebbero davvero giocare quattro ore di fila, perdere tre buy in, e non darci importanza? Io direi nessuno, logicamente, perché anche se magari stiamo giocando al meglio, non stiamo PENSANDO al meglio.
Credo che qualsiasi consiglio di strategia perda tutto il suo valore se non si riesce a far funzionare correttamente la propria testa. C'è un numero incalcolabile di post, su questo forum, in cui si chiede come giocare in questa o quest'altra situazione. Ma a cosa servono tutti i consigli se poi il giorno dopo si perde tutto per il tilt? Sono sicuro che leggete il thread del tilt almeno quanto lo leggo io. Ogni giorno c'è qualcuno che si lamenta "OH, DIO, MA QUANDO FINISCE? PERCHÉ HO COSÌ TANTA SFIGA??". Questi giocatori, come il 95% di quelli dei microlimiti, sono "disconnessi. Sono ancora al livello in cui perdere è male, e vincere è bene.
Qua arrivo al titolo dell'articolo. La maggior parte di noi giocano a poker da "disconnessi". Siamo ancora guidati dalle nostre leggi naturali - frustrazione, rabbia, disperazione, attenzione ai risultati. Lo chiamerei "tilt", ma non è proprio la stessa cosa. Se sentite anche la minima delusione nel perdere un colpo in cui partite sopra, siete "disconnessi". Poco sopra ho descritto il poker come un gioco che contrappone la logica alle emozioni. Per molti di noi, le emozioni vincono. Sempre. Si tratta della natura umana - siamo esseri emozionali, e senza emozioni non saremmo assolutamente in grado di funzionare nella vita.
Quello che voi ed io dobbiamo imparare è a "connettere". Arrivare in qualche modo al punto dove solo la logica conta, e le emozioni sono irrilevanti. In un certo senso, dovremmo tentare di essere umani solo a metà, quando giochiamo. Devono ancora mostrarmi un esempio di situazione in cui le emozioni possono avere un buon impatto sul gioco. Potreste dire "beh, se sono rilassato ed a mio agio posso essere anche più propenso a puntare di più, in situazioni nelle quali, magari, altrimenti mi sarei ritirato." Ma anche qua sbagliereste: una puntata non dovrebbe essere basata su quanto ci sentiamo in grado si sostenerla, ma piuttosto su quanto la reputiamo corretta dal punto di vista matematico." Questo è naturalmente uno di più comuni errori ai microlimiti: spesso i giocatori hanno paura a fare grosse value bet o call coraggiosi, semplicemente perché hanno paura del valore monetario della puntata, perché non possono fare a meno di dare a quei soldi un valore "reale" e collegato alla vita fuori dal poker.
Di nuovo, questa "connessione" influenza i risultati. Dopo la terribile serata di cui vi ho detto, ho pensato "Non voglio giocare mai più, non posso lasciare che il poker influenzi così tanto la mia vita" - ma è un pensiero talmente sbagliato! Sono un vincente al NL50, e davvero mi piace giocare. Il problema non è nel poker, ma in ME. Il fatto che mi lasci travolgere così tanto da una batosta è un altro esempio di "pensiero disconnesso". Dovrei imparare a sentirmi completamente indifferente quando perdo un colpo in cui parto sopra, perché ho davvero fatto una buona mossa. Come può essere mentalmente corretto fare tutto nel modo giusto e sentirsi male lo stesso? Follia.
Altri esempi di questo tipo di inutili processi mentali sono: dare troppa importanza all'andamento del proprio bankroll, arrabbiarsi o rattristarsi quando si ha sfortuna o quando si chiude una sessione in negativo, incapacità di separare l'EV dai risultati, lamentarsi continua mente sul forum per la propria sfiga, insultare ed abusare dei propri avversari sulla chat per le loro giocate scadenti o fortuna sfacciata, eccetera. Si tratta semplicemente di saper distinguere le questioni rilevanti da quelle irrilevanti. Tutti gli aspetti che ho appena elencato sono del tutto irrilevanti rispetto al vostro gioco, e devono venir eliminati prima che possiate battere il livello a cui siete e passare a quello successivo.
Ho quindi promesso a me stesso di rivedere completamente il mio gioco "mentale", e di cercare di "connettere". Di dimenticare il mio roll inteso come denaro, e delle bad beat, di rimuovere interamente il concetto di vincere e perdere, rimpiazzandolo con +EV e -EV. In questa settimana di pausa non giocherò una singola mano a poker. Passerò il tempo con la mia ragazza e soddisferò il me stesso "disconnesso" con della felicità e del relax. Poi, quando tornerò, mi sforzerò e mi allenerò a giocare libero dal tilt. Seguirò attivamente il post di gigabet di cui parlavo sopra. So che all'inizio non ce la farò. Prevedo delle difficoltà, ma so anche che è indispensabile che ce la faccia se voglio fare meglio di 5bb/100 su 120k mani. Penso che giocherò MOLTI sit and go, per imparare come significhi veramente avere un edge e non vederlo nei risultati.
Ci sono due sfere separate nel nostro modo di relazionarci al poker: quella logica e quella emotiva. Vi invito con forza ad immergervi completamente in quella logica, lasciando stare, nel poker, tutte le emozioni.
Connettete.
Fine. Fonte: http://archives1.twoplustwo.com/showflat.php?Cat=0&Number=9852712&page=0&fpart=1&vc=1&nt=5
ed un ringraziamento a NASOPANIC che lo ha tradotto.