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[Chiuso] Giudizio immediato per Berlusconi

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LMIG
Iscritto: 23.10.2008
Elite Grinder

L'originale di zobbioneNiente processo Ruby

Siamo proprio LA repubblica delle banane

Taac! (cit. Pozzetto)


lasthand
Iscritto: 16.09.2008
Oldschool Grinder

Signor Presidente, non capisco l'ostruzionismo che il relatore del disegno di legge comunitaria sta facendo alla legge comunitaria stessa, né capisco perché il presidente Pescante scopre oggi che la legge comunitaria è un provvedimento complesso ed articolato.
Il disegno di legge comunitaria è un provvedimento complesso ed articolato che abbiamo esaminato in maniera molto dettagliata. Abbiamo accolto tutte le proposte della maggioranza e del Governo che ci chiedevano di procedere molto in fretta, perché ci è sempre stato detto che si trattava di un provvedimento molto urgente. Per questo motivo, abbiamo anche accettato di presentare un numero limitato di emendamenti e di non presentare subemendamenti in vista dei lavori dell'Assemblea.
Con riferimento all'urgenza, basta leggere l'ordine del giorno. Signor Presidente, stiamo parlando del disegno di legge comunitaria per il 2010: siamo nell'aprile del 2011 e la maggioranza ci chiede di nuovo, come è stato fatto la scorsa settimana, di rimandare l'esame del provvedimento in oggetto.
Signor Presidente, i dati dell'urgenza sono molto rilevanti: abbiamo 154 procedure di infrazione aperte e lo strumento che consente al Parlamento e allo Stato italiano di fare fronte a tali infrazioni è esattamente la legge comunitaria. Quindi, dovremmo «correre» ad adottare la legge comunitaria, anziché renderla lunga, anzi infinita, per rendere la prescrizione del Presidente del Consiglio molto breve, perché è questo che stiamo facendo. Noi stiamo facendo una legge comunitaria infinita per fare una prescrizione molto breve, con tutto il Governo, di nuovo, qui in Aula. È una cosa inaccettabile.
Signor Presidente, è una cosa inaccettabile, anche perché ci costa moltissimo non solo in termini di credibilità politica dell'Italia rispetto all'Unione europea, dato che rimaniamo nell'illegalità e nelle infrazioni, ma perché le infrazioni costano, come costa il fatto che, oggi, in Aula, non discutiamo, ad esempio, del recepimento della direttiva relativa ai rimpatri. Ne cito solo una come esempio, perché mi sembra in qualche modo collegata, signor Presidente, all'attualità politica: i rimpatri, infatti, mi richiamano alla mente Lampedusa, Manduria e un dibattito e un'urgenza che abbiamo in Italia.
Ebbene, signor Presidente, in base ai conti che abbiamo fatto con i Servizi della Camera, questo mancato recepimento, ad oggi, ci costa 8 milioni e 600 mila euro. Ad oggi, perché la prossima settimana, dato che la multa aumenta di 80 mila euro ogni giorno, ovviamente, il costo che pagheremo sarà molto maggiore.
Quindi, non vi sono le ragioni di fondo per rinviare il disegno di legge comunitaria in Commissione.
Inoltre, il presidente Pescante e il relatore dovrebbero spiegarci di che cosa dovremmo discutere in Commissione, perché abbiamo esaminato tutto e lo abbiamo fatto con estrema urgenza. Tra l'altro, signor Presidente, non riesco neppure a capire di che cosa dovremmo parlare in Commissione con riferimento all'altro provvedimento collegato, cioè la relazione per il 2010. È ormai storia della politica europea dell'Italia: dobbiamo aggiungere un altro capitolo di storia di politica europea dell'Italia?
Da una parte, si tratta di un provvedimento obsoleto che faremmo meglio, e il Governo stesso dovrebbe fare meglio a togliere dall'ordine del giorno, perché è una vergogna che, oggi, ci faccia parlare di quanto ha svolto un anno e mezzo fa in Europa. Quindi, il Governo avrebbe interesse a sgombrare l'ordine del giorno, affrontando il provvedimento in oggetto. Dall'altra parte, lo ripeto, rischiamo di pagare tutto ciò in modo molto salato, non solo politicamente, ma anche in termini finanziari per il tempo che stiamo perdendo.
Signor Presidente, ritengo, quindi, che sia assolutamente inopportuno e profondamente sbagliato rinviare il disegno di legge comunitaria in Commissione. Signor Presidente, non credo che si possa prendere in ostaggio anche il rapporto con l'Europa per le esigenze del Presidente del Consiglio, perché credo che questo passi oltre qualsiasi limite di tollerabilità, se ancora vi sono dei limiti di tollerabilità: vi è, infatti, una legge comunitaria molto lunga per la prescrizione breve. Signor Presidente, questo è inaccettabile ed è uno scandalo che l'Italia e questo Governo stanno compiendo oggi di fronte a tutta l'Europa.

Sandro Gozi, deputato Partito Democratico


lasthand
Iscritto: 16.09.2008
Oldschool Grinder

Per esempio, la "responsabile" Maria Grazia Siliquini: nel giro di sei mesi è passata dal Pdl a Futuro e libertà alla pattuglia dei deputati salva-Berlusconi, ed è stata ricompensata con un posto nel consiglio di amministrazione delle Poste, un bel premio fedeltà. <<Ci timbrerà una cartolina>>, ridacchia l'ex finiano Silvano Moffa, suo padrino politico.
Più che una palude, un terreno sabbioso, friabile come il deserto libico, in cui i confini e i punti di orientamento cambiano incessantemente ma tutto finisce per restare immobile. Uno scenario di conflitto e di paralisi che da mesi allarma il presidente della Repubblica. Di qui la convocazione straordinaria dei capigruppo di maggioranza e opposizione al Quirinale, un sondaggio ai massimi livelli istituzionali per affrontare la questione più delicata: la legislatura può andare avanti così, con lo scontro permanente, con una maggioranza che tiene dal punto di vista numerico ma che rischia di affondare nelle sue contraddizioni? Un'iniziativa che nel Pdl giudicano <<irrituale>>. <<E' la sindrome del quinto anno che coglie tutti i presidenti quando arrivano quasi a fine mandato: Giorgio Napolitano non fa eccezione, evidentemente>>, attacca un deputato che conosce bene i pensieri del Cavaliere. Tra i berlusconiani nessuno crede che sia praticabile la via di uno scioglimento anticipato delle Camere o anche della sola Camera: nessuno ne ha mai parlato, tantomeno Napolitano, e i tempi tecnici per un eventuale voto anticipato prima dell'estate sono ormai risicati. Il pericolo per il governo Berlusconi, tanto per cambiare, viene dall'interno: se svanisce la minaccia delle elezioni anticipate, potente deterrente per i deputati che non vogliono andare a votare e che vogliono arrivare a fine legislatura per portare a casa la pensione, ognuno potrebbe essere tentato di rimettersi in gioco. E l'ipotesi di un governo tecnico o di un governo istituzionale tornerebbe di moda.
Per scongiurare il rischio nel Pdl stanno escogitando le manovre più azzardate: aumentare a dismisura i posti di governo, per esempio, per accontentare i Responsabili e gli ultimi arrivati. L'attuale legge prevede che ministri senza portafoglio, vice-ministri e sottosegretari non possano superare il tetto dei 60. E' già pronto un decreto che aumenta i posti a disposizione fino 70, ma c'è chi suggerisce un provvedimento ancora più hard: abbattere il tetto per poter distribuire le poltrone in libertà, senza vincoli (<<Al massimo sono 630, quanto i deputati>>, scherza Pepe). Più Scilipoti per tutti.
Ma c'è anche chi progetta una mossa ancora più sorprendente: <<Bisogna ammettere che nelle ultime settimane il presidente della Camera ci ha dato una bella mano, per esempio quando ha deciso che l'aula di Montecitorio potesse votare per togliere il processo Ruby a Milano>>, ragiona il falco del Pdl Giorgio Stracquadanio: <<Con questo assist Fini se l'è ricostruita: si è rifatto la verginità ai nostri occhi. E ora potrebbe tornare a un ruolo istituzionale>>. Incredibile: a un anno esatto di distanza dalla lite alla direzione del Pdl davanti alle telecamere tra Berlusconi e Fini, e dopo l'espulsione dei finiani dal partito azzurro e la guerra della casa di Montecarlo, nella stretta cerchia berlusconiana si ragiona sulla possibilità di recuperare un rapporto di non belligeranza con il leader di Fli. <<E' nel suo interesse che il governo Berlusconi vada avanti>>, spiega Stracquadanio. <<Un eventuale governo tecnico lo taglierebbe fuori, in caso di elezioni anticipate dovrebbe lasciare la presidenza della Camera. Lo sto spiegando ai miei: basta attacchi, è Fini la nostra garanzia di sopravvivenza, la macchina che ci terrà in vita artificialmente>>.
Nelle ultime votazioni alla Camera, del resto, non sono sfuggite ai colonnelli del Pdl le numerose assenze nel gruppo di Fli.

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Non c'è feeling fra Carlo Ferrigno e Silvio Berlusconi. A parte la passione per le giovani che i due condividono, l'ex prefetto di Napoli imputato di violenza sessuale si mostra spesso scandalizzato per i festini di Arcore. Il suo contatto è Mario Sacco, un factotum di Lele Mora che gli procura ragazze. In cambio, Ferrigno mette a disposizione del circuito Mora le sue conoscenze al ministero dell'Interno e negli apparati di sicurezza. A Sacco Ferrigno promette l'assunzione all'Aisi, l'ex Sisde diretto da Giorgio Piccirillo. Ferrigno dice che vedrà Piccirillo a cena l'8 ottobre. Poi, in una telefonata del primo novembre, racconta di Berlusconi: <<No, poi la cosa sporca che fa a Napoli. Non so se te l'ho raccontato. Le sorelle De Vivo che vanno in prefettura. Io parlo con il funzionario. Sono i miei. Arriva Silvio all'aeroporto. Loro salgono tutt'e due 'ste ragazze con lui, nella cabina dell'aereo dove non c'è nessuno. Stanno lì una mezz'ora e vanno via. Che hanno fatto in quella mezz'ora queste due ragazze con Silvio? Cioè lui non si vergogna che la gente sotto immagina che c... sta facendo. Sono due p... queste. Si sente al di sopra della legge, al di sopra di tutto.

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A questi deputati e senatori è stato affidato un compito delicatissimo. Spetta a loro infatti gudicare dei reati politici eventualmente commessi dai ministri e perfino, se del caso, dal presidente della Repubblica. Essi sono il giudice inquirente, il braccio inflessibile del Parlamento che tutela l'eguaglianza di tutti dinanzi alla legge.
In realtà questi deputati e questi senatori stanno facendo da anni mercato del potere a essi affidato e lo stanno facendo senza nemmeno il pudore di nascondere le loro intenzioni. Hanno fatto di tutto; hanno tolto dalle mani dei magistrati processi sui quali non avrebbero avuto, in base alla legge, alcuna competenza; hanno privato il giudice ordinario perfino della possibilità di trattenere presso di sé le copie degli atti; hanno rifiutato di restituirgli le istruttorie almeno per quanto riguardava gli imputati non coperti dalle prerogative istituzionali. Hanno avocato tutto e hanno insabbiato tutto.[...]
Ebbene, le righe che fin qui avete letto io le ho scritte sulla "Repubblica" del 25 gennaio 1976, nel primo mese di vita del nostro quotidiano. Sembrano scritte oggi, non è vero?
In quell'articolo - che aveva come titolo "Venti nomi da ricordare" - davo anche l'elenco dei componenti della giunta. Potrei trascrivere qui i venti nomi dei membri attuali e dei gruppi parlamentari di appartenenza, ma a che cosa servirebbe? Sono passati 35 anni da allora e il problema è sempre lo stesso. Quasi tutti i problemi dell'etica pubblica nel nostro Paese sono gli stessi. A volte, rileggendo gli articoli che ho scritto sull'"Espresso" e su "Repubblica" nel corso di tanti anni, mi sorge un sentimento di disperazione. E' mai possibile? Speravamo in un Paese migliore e ci ritroviamo invece in una situazione peggiore di prima, con problemi aggravati ma non diversi.
Disperazione significa scomparsa della speranza. Appunto, è proprio questo che mi sta capitando.
Eugenio Scalfari

L'espresso


lasthand
Iscritto: 16.09.2008
Oldschool Grinder

Michelle racconta un'esperienza personale: <<L'anno scorso, tra giugno e luglio, ero a cena a casa sua. Lele mi ha preso da parte e mi ha messo mille euro nella borsetta. Voleva che andassi a letto con un politico molto importante, uno del governo, in un albergo vicino a Milano dove c'era una convention. Diceva che era tutto pronto: "Ti porta il mio autista". Avrei dovuto salire in camera senza lasciare documenti, bussare e presentarmi così: "Sono il regalo di Lele". Natutalmente ho rifiutato>>. E Mora? <<Era arrabbiatissimo. Ora capisco meglio il perché: voleva comprare il mio silenzio>>.
In quei giorni, in effetti, Michelle era diventata per la prima volta l'anti-Ruby. Un problema nato il 5 giugno. Una lite tra le due ragazze provoca l'arrivo della polizia. E' quello l'imprevisto che fa arrivare in Procura il primo fascicolo: il 27 maggio infatti i vertici della questura avevano taciuto ai pm che, per quella marocchina, si era mobilitato il premier. Davanti alla volante, le due ragazze <<si accusano reciprocamente di prostituzione>>. Ora Michelle aggiunge che <<quella notte Ruby ha distrutto documenti: erano moduli da compilare in italiano, con cui le avevano promesso di crearle una nuova identità. Li ha fatti a pezzi e buttati nel water>>. Come li aveva avuti? <<Il 29 maggio è uscita di casa: quando è rientrata, aveva una busta con 5 mila euro e quei documenti>>. Il ricordo di Michelle potrebbe essere il classico tassello mancante. L'estate scorsa Ruby raccontò ai pm un dettaglio rovinoso per Berlusconi: il premier avrebbe saputo che lei era minorenne già dalla sua seconda nottata ad Arcore, cioè tra febbraio e marzo 2010. Stando a quei verbali che ora Ruby smentisce (aspettando di incassare <<cinque milioni>>, stando alle intercettazioni), il Cavaliere voleva donarle una casa in via Olgettina, accanto alle altre Papi-girls, ma lei rispose che non poteva intestarsela, vista l'età. E' allora che il premier le suggerisce di spacciarsi per <<nipote di Mubarak>>. E le promette di sistemarla con <<nuovi documenti>>.[...]
Si rimprovera di aver capito tardi che Lele era fin dall'inizio il burattinaio di tutto lo scandalo: <<E' stato Mora a convincere la mia amica Caterina Pasquino a denunciare Ruby per furto. Ha manovrato tutti per farsi dare tantissimi soldi dal presidente>>.[...]
Ma allora l'ultimo segreto è che anche Michelle ha quantomeno assistito a qualche bunga bunga? Risata. <<A questo risponderò in tribunale>>. Ma tacere non è un rischio? <<Ho paura solo di Lele Mora. Ma ho imparato a difendermi: se dovesse succedermi qualcosa, c'è qualcuno che tirerà fuori tutto>>.

L'espresso


lasthand
Iscritto: 16.09.2008
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lasthand
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GRATTANDO UN PO' DIETRO IL POLVERONE DELLE FALSE ACCUSE DELLA MORATTI A PISAPIA E DIETRO AGLI AMMUFFITI LUOGHI COMUNI SULLA "MACCHINA DEL FANGO", VIENE FUORI UNO DEI PIU' SPETTACOLARI RIBALTAMENTI DELLA REALTA' MAI VISTI NELLA STORIA RECENTE. QUELLO CHE DA 17 ANNI COSTRINGE LA SINISTRA SULLA DIFENSIVA DALL'ACCUSA DI <<USO POLITICO DELLA GIUSTIZIA>>. QUALCHE ANNO FA BERLUSCONI DISSE FINANCO CHE <<LA SINISTRA E' COLLUSA CON LA GIUSTIZIA>>. E LA SINISTRA, ANZICHE' VANTARSENE O RAMMENTARGLI CHE LUI E' COLLUSO CON MAFIOSI, PIDUISTI, CORROTTI E CORRUTTORI, S'AFFRETTO' A SMENTIRE DI AVER NULLA A CHE SPARTIRE CON LA GIUSTIZIA.
La storia insegna che, al contrario, sono sempre stati Berlusconi e i suoi cari a tentar di coinvolgere gli avversari in vicende giudiziarie. Mai viceversa. Il Cavaliere cominciò nel 1995 contro il più temibile rivale di allora: Di Pietro, che si affacciava sulla scena politica dopo aver rifiutato i ruoli di suo ministro e di suo vice in Forza Italia. Il giustizialista di Arvore lo denunciò a Brescia per <<attentato organo costituzionale>> (il suo primo governo) e disse: <<Un altro al posto suo sarebbe già in galera>>. Ad adiuvandum, spedì in omaggio ai pm bresciani due <<testimoni>> dei fantomatici reati commessi dal pool di Milano: i marescialli Strazzeri e Corticchia che furono arrestati per calunnia e patteggiarono la pena evitando ulteriori indagini su eventuali ricompense.
Ma nel '97 Berlusconi ci riprovò, svelando alla Procura bresciana che il costruttore D'Adamo gli aveva parlato di una tangente di 4 miliardi e mezzo dal banchiere Pacini Battaglia <<destinata a Di Pietro, pienamente consapevole e consenziente>>. E fece produrre una bobina in cui D'Adamo avrebbe svelato il tutto: senonché si scoprì che era un taglia e cuci di parole in libertà e Di Pietro fu prosciolto.[...]
Nel 2003 la commissione Telekom Serbia estraeva dal cilindro Igor Marini, "supertestimone" di fantasiose tangenti a Prodi, Fassino e Dini, e l'on. avv. Carlo Taormina chiedeva addirittura l'arresto dei tre leader. Nel 2006, alla vigilia delle elezioni che avrebbero riportato Prodi al governo, la commissione Mitrokhin lo dipingeva come un avamposto del Kgb in Italia e lo denunciava ai pm di Roma insieme a Dini e a D'Alema per aver manipolato l'omonimo dossier. Inchiesta, naturalmente, archiviata. L'estate scorsa tocca a Fini: Storace, appena rientrato all'ovile berlusconiano, lo denuncia in Procura per l'alloggio monegasco affittato al cognato. Ennesima archiviazione.
Ora ci risiamo. Il premier annuncia una <<commissione d'inchiesta sull'associazione a delinquere dei magistrati>>. Svela un <<pactum sceleris tra Fini e l'Anm>> confidatogli da un giudice di cui si scorda di fare il nome. E plaude alla Moratti che ha trasformato in condanna l'assoluzione di Pisapia in un vecchio processo per storie di terrorismo. Intanto il Cavaliere ha quattro processi per falso in bilancio, appropriazione indebita, frode fiscale, corruzione, concussione, prostituzione minorile e un'indagine aperta a Firenze per strage, mentre il presidente del Senato è indagato per mafia, il coordinatore del Pdl campano Cosentino è imputato per camorra e in Parlamento siedono 20 pregiudicati e un centinaio fra imputati e indagati, quasi tutti nel Pdl. Ma la sinistra non ne parla. Sennò l'accusano di uso politico della giustizia.
Marco Travaglio

L'espresso


Leon083
Iscritto: 18.10.2009
PokerStrategist
Leon083
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