Si dirà: su Romano pesano come macigni le parole della sentenza d'appello su Cuffaro. Vero. Che dire allora della sentenza d'appello su Marcello Dell'Utri (7 anni pure a lui, ma per concorso esterno)? Vi si legge che almeno <<per vent'anni>> Dell'Utri è stato <<il mediatore>> e lo <<specifico canale di collegamento>> tra Cosa Nostra e Berlusconi, <<apportando un consapevole e valido contributo al consolidamento e al rafforzamento del sodalizio mafioso>> fino a tutto il 1992, l'anno di Capaci e via D'Amelio; che l'assunzione del mafioso Mangano nel 1974 fu suggellata da un incontro a Milano fra Berlusconi e i boss Bontate, Teresi e Di Carlo; che Mangano non era stalliere o fattore, ma il garante di Cosa Nostra a protezione dell'<<incolumità>> di Berlusconi; e che per vent'anni, fino al 1992 mentre iniziavano le stragi, Berlusconi versò sistematicamente a Cosa Nostra <<ingenti somme di denaro in cambio della protezione alla sua persona e ai suoi familiari>> e della <<messa a posto>> delle tv Fininvest in Sicilia; perché lui, anziché denunciare alle forze dell'ordine minacce e attentati mafiosi, preferiva mettersi d'accordo con la mafia finanziandola. Saverio Romano, al confronto, è una monaca clarissa. Quando va al Quirinale per "chiarire", potrebbe portarsi dietro Berlusconi.
Marco Travaglio
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<<E' evidente>>, scrivono i giudici, <<che le ragazze invitate a partecipare alle serate siano reperite e contattate a fini di mercimonio sessuale da parte del Mora e dei suoi correi che svolgono un'attività di illecita intermediazione dell'altrui meretricio a fini di lucro>>.[...]
Del resto, è la regola numero uno del metodo Mora. La raccomandazione fondamentale che viene rivolta alle ragazze è di simulare il gioco della seduzione e di essere fini. Non è solo una strategia di marketing. E' già prevenzione difensiva. Dove c'è amore, non c'è reato. Dove c'è passione, il denaro non è retribuzione ma regalo. Un aiuto. L'interpretazione giuridica tocca appunto a Ferrigno, un uomo di legge. <<A me basta una, chiamiamola escort, quelle lì che conosce anche Lele>>. Mora <<cerca di non avere a che fare con le puttane e scarta quelle che fanno le zoccole in maniera... (si intende evidentemente plateale) giacché altrimenti sarebbe sfruttamento della prostituzione>>.[...]
La prima è il 21 agosto 2010, quando parlano di ragazze da mettere al meteo di Retequattro. Mora le chiama <<roba sana, di un'altra qualità, direttore>>. E il direttore: <<Vabbe', stai facendo la fortuna di tutti, anche sessuale>>. Per poi aggiungere: <<Brigadiere, sto scherzando, stiamo allestendo un programma televisivo... per quello che conta>>.
La telefonata precede di quasi due mesi i colloqui del 17 ottobre, dove Fede avverte con chiarezza Mora che tre utenze sono intercettate (Fede stesso, Mora e Minetti). <<No, no, voi ridete, tu ridi, un'altra persona ieri rideva, io non riderei mica tanto>>, dice a Mora il direttore del Tg4. E' lo stesso giorno in cui Luca Giuliante, difensore di Mora (e di Ruby fino al 29 ottobre), avverte Nicole Minetti delle dichiarazioni rese dalla minorenne in Procura fra luglio e agosto. <<C'è da mettersi le mani nei capelli>>, commenta il consigliere regionale Pdl. Viene convocato un vertice a quattro fra Berlusconi, Ghedini, Giuliante e Fede per verificare "la sceneggiatura", cioè le dichirazioni di Ruby, che per legge Giuliante non avrebbe potuto chiedere alla ragazza, e le contromosse da adottare.
Fra pochi giorni, con l'inizio del dibattimento si scoprirà quanto sia efficace la sceneggiatura allestita da Silvio, Nicole, Emilio e Lele. Come sanno i vecchi poliziotti, i processi per prostituzione sono fra i più difficili. Davanti al giudice, le ragazze tendono a scoprirsi romantiche e innamorate dei loro clienti. Il loro manager diventa un amico disinteressato. Ma l'impressione è che nel collegio difensivo vada affiorando un certo pessimismo. Le carte segrete creano inquietudine. Forse ha detto bene Fede all'allegro Mora. <<Io non riderei mica tanto>>.
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Venerdì 18 marzo 2011, ristorante da Giannino. Nella saletta riservata c'è Lele Mora con un codazzo di bei ragazzi della sua scuderia. Allo stesso tavolo siede una diciottenne ormai famosa: Karima El Mahroug, detta Ruby Rubacuori.[...]
Nella sala principale dello stesso ristorante sono sedute altre due donne che pochi riconoscono: Caterina Pasquino e Michelle Conceicao. Sono due testimoni cruciali nel processo a Berlusconi. Caterina è la ragazza italiana che aveva denunciato Ruby per furto: fu lei a chiamare la polizia, il 27 maggio 2010, provocandone il fermo in questura che ha fatto scoppiare lo scandalo. Sentita come teste, ha fornito anche un riscontro fondamentale: <<Ruby mi diceva che è stata spesso a casa del premier dove a suo dire ha cenato, ballato e fatto sesso con lui, il quale le dava molto denaro>>. Michelle è l'amica brasiliana che nella notte fatale del 27 maggio accolse in casa la minorenne marocchina, rilasciata dalla questura (e affidata a Nicole Minetti) grazie alla memorabile bugia raccontata dal premier (<<E' la nipote di Mubarak>>). Sentita dai pm, Michelle ha detto meno di quel che sa, ma ha finito per confermare il fatto decisivo per il processo: <<Dopo il rilascio in questura, Ruby mi confidò che si prostituiva per soldi. Cercai di avvertirla dei rischi e lei scoppiò a piangere>>.
Quel venerdì 18 Michelle e Caterina sono sbalordite nel rivedere Lele e Ruby insieme. E proprio in quel ristorante. Imbarazzate, escono dal locale, proprio mentre Ruby entra nella sala principale e gira tra i tavoli, facendosi notare. Quando le vede sotto i portici, dietro le vetrate, si precipita fuori, dove comincia a insultarle pesantemente. Michelle e Caterina temono una trappola: una provocazione studiata per screditarle, per inscenare una lita in pubblico, per indebolire le loro testimonianze facendole rileggere in chiave di rancori personali. Quindi si trattengono. Sono furibonde, ma non reagiscono. E se ne vanno.
Un paio di giorni dopo, Ruby torna alla carica, ma con una tattica opposta. Chiama Caterina Pasquino e le chiede scusa. Ricordando la vecchia amicizia, le propone un incontro. L'italiana è diffidente, ma alla fine accetta. E con sua grande sorpresa si sente offrire per la prima volta un bel risarcimento da Ruby: non solo i 3 mila euro rubati, ma anche altri soldi, giustificati dal fatto che Caterina, per colpa dello scandalo, lamenta di aver perso la casa in affitto e vari contratti. Ora la trattativa è in dirittura d'arrivo: i rispettivi avvocati sono già al lavoro per formalizzare l'accordo. Se Caterina dovesse accettare i soldi e ritirare la denuncia, per Ruby sparirebbe l'accusa di furto. Il risarcimento in discussione riguarda solo quel procedimento contro l'ex minorenne. L'imputato Berlusconi, in teoria, non c'entra nulla. Di fatto però l'incrocio tra i due casi crea un cortocircuito straordinario: in pratica Ruby è l'unica persona che, senza destare alcun sospetto, può liberamente pagare una testimone del processo al premier.
L'espresso
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