State intavolando un discorso interessante
Se puo' essere utile alla causa, e magari provare a chiarirsi meglio, ho trovato questa risposta ad una domanda specifica in rete, molto interessante:
Il dolore come lo intendiamo noi viene raccolto da appositi recettori, trasformato in impulso elettrochimico e veicolato attraverso cellule specializzate e messaggeri chimici (a volte anche ormonali) per poi essere elaborato dal cervello ed essere interpretato. Lo scopo di questo processo è quello di causare una risposta, ad esempio, se ti bruci un dito, la risposta, pressoché immediata, è quella di ritirare la mano dall'offensiva fonte di calore.
Le piante mancano di recettori, di neuroni, di assoni, di secrezioni adrenergiche e noradrenergiche... insomma, sono strutturate in maniera completamente diversa da noi. Perché, soprattutto, non avrebbero la possibilità di "ritirare" il ramo dalla fonte di dolore, quindi non hanno bisogno di registrare il dolore.
I meccanismi di difesa delle piante sono diversi, ma esistono: ad esempio le piante riescono a reagire al vento, percependone lo sfregamento. Una pianta costantemente sottoposta a forte vento rischia di spezzarsi. La reazione della pianta consiste nell'inspessire il proprio fusto. Prova a simulare questa cosa anche a casa tua: pianta due fagioli (prima nella bambagia umida, poi interrali quando hanno le prime foglioline). Metti le piante in condizioni di luce uguali. Una delle due accarezzala sul fusticino ogni giorno, meglio se più volte al giorno. L'altra lasciala a se stessa. Percependo lo sfregamento (ed interpretandolo erroneamente come segnale di presenza di vento) la pianta accarezzata rimarrà più bassa ed il fusto si inspessià di più.
Questa risposta vegetale avviene grazie ad appositi recettori, che stimolano la produzione di determinati ormoni nella pianta.
Il concetto di dolore è privo di significato per i vegetali. Ma questo non significa affatto che una ferita o un'amputazione non siano dannosi.
Gli insetti, invece, hanno cellule nervose ed anche un piccolissimo cervello in grado di processare gli impulsi e causare una riposta. Sicuramente il loro cervello funziona diversamente dal nostro e non siamo in grado di sapere cosa significhi il dolore per loro. Però sono in grado di registrare stimoli che noi definiremmo dolorosi e di reagire.
Ma attenzione, spesso nella saliva degli insetti ci sono sostanze neuroinibitorie, che attenuano i segnali, così che la vittima non si renda conto di essere predata. Quante volte ti è capitato di esere punto da una zanzara e di accorgertene solo a cose fatte, quando la bolla inizia a pruderti? Questo avviene perché la zanzara innietta una sostanza anestetica, così tu non senti la puntura e la lasci mangiare. Poi, svanito l'effetto, inizi a sentire il prurito.
Allo stesso modo capita per molti effetti di morsi di insetti.
Infine, per quanto riguarda lo scarafaggio decapitato... quella che continua a "vivere" è la testa, non il corpo. Il corpo, non più governato da stimoli cerebrali, muore, diventa inerte. La testa, invece, continua a vivere. Vivrebbe anche la nostra, se non avesse bisogno di sangue per ossigenare il cervello. Si dice addirittura che la testa dei ghigliottinati viva per qualche momento ancora, prima di disattivarsi del tutto.
Ma il cervello dello scarafaggio non ha bisogno di così tanto ossigeno come il nostro, l'emolinfa (il sangue degli insetti) scorre più per capillarità che per l'azione attiva del cuore, a causa delle piccole dimensioni dell'animale e l'ossigeno entra in soluzione nell'emolinfa in modo diverso, non attraverso gli alveoli polmonari come in noi, ma con trachee...
Insomma, i nutrimenti bastano alla testa a sopravvivere.
Tuttavia, a mio avviso, bisognerebbe entrare nel corpo del diretto interessato per capire cosa realmente si prova, impotesi improbabile