Il caos è più produttivo dell'ordine
La vostra scrivania è un caos? Bene, sul lavoro
produrrete di più. A sostenere i lati positivi del disordine sono
psicologi tedeschi e americani: ognuno ha un livello personale di
disordine, e quando lo raggiunge dà il meglio di sé.
Dunque l'idea
che solo con una scrivania immacolata si possa pensare e lavorare al
massimo non trova riscontro. Il disordine genera più associazioni di
idee e rispecchia una personalità flessibile e dagli interessi
molteplici. Secondo Stephan Gruenewald, psicologo e consulente,
ciascuno si costruisce un proprio ordine e sa riconoscere il "mucchio"
di carte più importante: i documenti sono sempre a portata di mano
nelle "zone calde" del tavolo. Le carte inutili, invece, migrano da
sole verso le "zone fredde", come se fossero guidate da una "mano
invisibile".
Imporre un altro tipo di ordine, rende i dipendenti
inefficienti ed è fonte di stress. A supporto, la ricerca cita il caso
di un'impresa di sei persone nei pressi di Francoforte che si era
rivolta a un consulente, che ristabilisse ordine e pulizia sulle
scrivanie: dopo il suo passaggio i dipendenti non riuscivano più a
trovare nulla.
Un tavolo caotico sarebbe inoltre anche un indice dello
status sociale della persona: l'altezza delle montagne di carta è
direttamente proporzionale al livello di istruzione, al reddito e
all'esperienza. Il disordine, poi, farebbe addirittura risparmiare
tempo. Per rovistare tra le proprie carte - sostengono alcuni studi -
si perdono solo nove minuti al giorno, forti del fatto che, nel proprio
disordine, ognuno sappia in realtà trovare tutto quello che cerca.
Secondo Eric Abrahmson, professore alla Columbia University di New
York, chi ha un tavolo vuoto impiega il 36% di tempo in più per
recuperare il materiale che gli serve.
Autore: Bertol1