Allora, quel particolare esempio l'ho lasciato alla fine proprio perchè era riferito a giocatori non troppo principianti.
La premessa è che non voglio dire cosa 3bettare e cosa non 3bettare, ma semplicemente spingere a riflettere su come le nostre azioni devono essere coerenti con il teorema fondamentale del poker.
Ipotizziamo di essere BTN e CO è un regular abbastanza scarso, che apre tipo il 25% e tende a chiamare troppo spesso le 3bet da fuori posizione. Chiamerà le 3bet con cose tipo AJ, AQ, KQ, 99-JJ, spesso broadways suited tipo JTs e cose del genere, a volte anche PP medie e basse in set mining (fuori odds) e a volte anche tipo suited connectors. Ora le informazioni a nostra disposizione riguardano il fatto che apre un discreto numero di mani da CO, 4betta solo le premium hands, folda con la parte peggiore del range e chiama con tutto il resto (grosso modo qualcosa tipo quello che ho descritto sopra).
Dato che il suo range di call alla 3bet è così ampio, sappiamo che se lo 3bettiamo con un range di mani forti, come ad esempio AQ, AJ, JJ e cose del genere, sappiamo che spesso chiamerà con mani peggiori della nostra (teorema fondamentale del poker: lui farà un errore e noi in media faremo profitto). Chiaro che poi sta a noi trarre questo vantaggio postflop.
Questo tipo di situazione è estremamente comune contro i fish, che spesso ad esempio raisano preflop con any Ax (non tutti, ma dipende) e quindi li si può 3bettare per valore anche con mani che in altri contesti riterremmo marginali (AT o KJ per dire)
Al contrario se il reg in questione fa come fanno moltissimi dei reg semi-sensati dei microlimiti, sapremo che non chiamerà quasi mai le 3bet fuori posizione, quindi riceveremo solo un tipo di azione, 4bet o fold. Se noi 3bettassimo con lo stesso range di prima, sprecheremmo il valore delle nostre mani "forti" come AQ o AJ perchè se l'avversario 4betta, ha probabilmente una premium hand, in ogni caso non è consigliabile flattare una 4bet. Se invece folda, avremo verosimilmente fatto foldare una mano peggiore della nostra (teorema fondamentale del poker: lui prende la decisione giusta, noi in media perdiamo soldi). E perdiamo soldi perchè abbiamo sprecato il valore della mano.
Concludendo, contro un oppo ideale che folda a quasi tutte le 3bet, è molto molto meglio flattare le mani forti per farle giocare contro un range più ampio, ma dato che folda comunque tanto alle 3bet, noi andremo a 3bettare in bluff. Con che mani? Semplice: mani che non useremo mai per flattare e mani che fanno foldare a oppo mani peggiori. Se oppo vedesse la nostra mano, non folderebbe, ma invece lo fa, quindi lui fa un errore e noi facciamo profitto.
Questo si ricollega a un discorso molto più complicato sul concetto di polarizzazione dei range, che non ha nessun senso fare ora, anche perchè è parecchio fuori contesto. Quello che voglio sottolineare non è il singolo spot (in cui per altro abbiamo usato due oppi ideali, la realtà è molto più complessa). Semplicemente volevo mostrare come ogni volta in cui si prende una decisione bisogna fare in modo che essa sia coerente con il teorema fondamentale del poker.
Il processo decisionale deve essere seguito in modo da essere sempre in grado di giustificare la propria azione al tavolo in relazione al teorema fondamentale del poker. Se ad esempio betti, devi sapere se stai valuebettando, se stai bluffando o se vuoi raccogliere la dead money. Sapere qual'è il tuo scopo nella mano, cosa vuoi ottenere e se quello che stai facendo è il modo migliore per ottenerlo.
Se hai dubbi su questa cosa, e penso sia positivo averne, allora ti consiglio di partire dalle cose più semplici, come gli esempi sulla cbet che abbiamo fatto. Prendi un po' di mani in cui hai cbettato dal tuo database e in ognuna di esse cerca di giustificare la tua azione.