Non lo so, ma aggiungo qualche dettaglio curioso, dal libro di Magaldi (che comunque è incentrato più sugli aspetti socio-politici, che esoterici):
Un’interessante lettura esoteriologica
Riportiamo alcuni passaggi di un recente libro di Pierluigi Tombetti, dove l’autore mostra di avvicinarsi
significativamente a quello che, a nostro parere, fu il senso più profondo dell’Olocausto nelle
intenzionalità delle élite naziste, a partire dalla figura di Heinrich Himmler, Reichsführer SS e capo
supremo del culto segreto dell’Ordine nero:
L’universo visionario di Himmler
Di solito, studiando la psicologia di serial killer moderni, assassini o criminali colpevoli di delitti efferati, tendiamo a ricercare traumi
precedenti, che possano essere stati in grado di far crollare il fragile equilibrio psichico del soggetto e scatenare pulsioni omicide. A
meno che non si tratti di motivazioni di tipo religioso:12 in questo caso le cose cambiano, e molto. Un esempio illuminante di questo
processo lo possiamo ritrovare nella figura di Himmler: infatti la parte più oscura del Terzo Reich, la vera Terra dell’Ombra, quella meno
conosciuta, senz’altro più affascinante ma anche più inquietante, riguarda l’universo visionario di Heinrich Himmler (1900-1945),
l’esecutore della Soluzione finale, il creatore delle nuove SS e l’organizzatore dell’accademia superiore di Wewelsburg, dove ci si sforzò
di realizzare i principi più nascosti e pericolosi dell’ariosofia.
Nel caso di Himmler non troviamo alcun trauma scatenante la follia genocida: anzi, a sentire [lo storico americano] Richard Breitman «il
problema è che Himmler trascorse l’infanzia in circostanze normali, se non privilegiate, e nessuna semplificazione sociologica o
psicologica può fornire una spiegazione delle cause che lo spinsero a commettere assassinii di massa in una misura che non ha
precedenti». [...]
Nella campagna a poca distanza da Paderborn, in Vestfalia, si erge maestoso su una collina che domina il territorio il castello di
Wewelsburg, dove Heinrich Himmler creò l’omphalos, o ombelico del mondo, il centro spirituale del suo personale impero. Wewelsburg
divenne il fulcro ideale e culturale dell’Ordine nero: qui si progettarono le spedizioni in tutto il mondo alla ricerca dell’entrata di
Atlantide, qui si definì la ricerca del Graal nei pochi mesi in cui Otto Rahn [il giovane ufficiale delle SS inviato da Himmler nella
regione dei Pirenei alla ricerca della Sacra Coppa di Cristo] sostò al castello, qui vennero compiuti da un’équipe dei migliori archeologi
tedeschi gli studi di archeologia applicata all’ariosofia, che dovevano dimostrare una volta per tutte la superiorità assoluta delle tribù
ariane nella conquista del mondo antico. [...]
Il santuario del nazismo
Wewelsburg non doveva diventare un centro militare ma un’accademia superspecializzata, dove la crema della scienza storica e religiosa
tedesca avrebbe potuto lavorare in piena tranquillità, svincolata da ogni dovere che la potesse sviare dalla ricerca pura; esso nasceva
inoltre come centro di culto, il santuario per eccellenza dell’universo nazionalsocialista per i successivi mille anni; era necessaria una
sede in armonia con la natura loci, una posizione tranquilla in grado di predisporre la mente alla meditazione e allo studio. [...]
Nel 1934, anno in cui Himmler acquistò il castello [...], Wewelsburg divenne il centro del culto segreto dell’Ordine nero. La forma a
freccia aveva colpito profondamente l’immaginazione del Reichsführer, che ne vide la rappresentazione reale di un simbolo: il castello
era orientato a nord, a differenza di tutte le costruzioni antiche e moderne che seguono l’orientamento est-ovest. Il vettore nord richiamò
immediatamente alla mente di Himmler la terra di Thule, l’iperborea ariana, il Polo Nord, l’antica patria in cui la maggioranza delle
tradizioni germaniche posizionano l’Eden ariano, e cioè il luogo in cui, nella notte dei tempi, una stirpe di uomini-dei ariani vivevano in
perfetta armonia con le forze della natura, essendone essi stessi una manifestazione, dotati di poteri divini. Himmler decise che quando il
Terzo Reich avrebbe definitivamente governato sulla Terra, quello sarebbe diventato il centro del mondo. [...]
Per quanto concerneva il progetto, Himmler si serviva del suo architetto personale Bartels (che soprintendeva ogni attività costruttiva in
qualità di capoarchitetto) e di Karl Maria Wiligut: in base ai loro consigli, ma soprattutto seguendo la via spirituale consigliatagli dal
prete-mago Wiligut, Himmler stravolse la struttura interna del castello, mantenendone però la pianta a punta di lancia: tra il 1939 e il
1944 venne abbassata la torre nord di 4,8 metri e se ne ricavò all’interno quella che oggi conosciamo come la «cripta», il sancta
sanctorum delle SS, battezzato da Himmler il Wahlalla. [...] I lavori proseguirono con la creazione della Gruppenführersaal, sala dei capi
supremi SS, al piano terra, che si apre sul cortile interno; furono erette le dodici colonne sia in questa sala che nella cripta e si progettò
un’altra sala al di sopra della Gruppenführersaal, con un grandioso soffitto a cupola, progetti che non vennero mai realizzati.
Dal 1941 al 1945 si cominciò a pensare a un progetto più grande con lo scopo di estendere l’area del castello fino a inglobare il villaggio
vicino; le case dei contadini sarebbero state spostate per far posto a un enorme complesso di edifici di forma circolare che avrebbe
circondato la struttura centrale. La cripta sarebbe divenuto il centro geografico del sistema, una evidente simbologia che ci riporta al
significato di omphalos, l’ombelico del mondo. Questo sarebbe stato l’ombelico che avrebbe legato il mondo culturale delle SS con il
suo Volk. [...] Kirsten John-Stucke, la storica responsabile degli archivi, mi fece notare la somiglianza del progetto finale di Wewelsburg
con la cosiddetta Lancia di Longino: l’intero castello era orientato come un vettore, e cioè una freccia, simboleggiata dalla Lancia di
Longino, in maniera ambivalente non solo verso nord, e quindi verso un punto esterno, ma anche verso il centro di se stesso, cioè il
punto geografico al centro della grandiosa costruzione che avrebbe dovuto circondare il castello, corrispondente alla torre nord e alla
cripta sotterranea. Questo punto era l’estremità della Lancia o, se vogliamo, del vettore orientato come una bussola magnetica verso
nord. In pratica, un anello di edifici aveva come suo punto focale equidistante dalla circonferenza esterna il Wahlalla, la cripta della torre
nord, e non si trattava certamente di un caso ma di una scelta simbolica precisa: questo doveva diventare l’omphalós, il centro spirituale
del mondo nazionalsocialista. L’aspetto esterno-interno rivelava quindi una doppia valenza simbolica: la tensione verso una patria
lontana nel tempo e nello spazio (l’antica Thule, situata nelle leggende nordiche nella zona polare) e la necessità di ripiegarsi nel proprio
sé alla ricerca di una comunicazione diretta con il proprio universo, che scaturisce dalla Weltanschauung nazionalsocialista, ovvero la
necessità spirituale di un qualche tipo di meditazione o di culto mistico.